
Ragazze in fiamme: perché la ribellione femminile fa ancora tremare il potere Intervista a Valeria Parrella e Fernanda Alfieri in occasione del Festival della Mente di Sarzana
In occasione del Festival della Mente di Sarzana, che si svolge dal 4 al 6 settembre 2026, sabato 5 settembre alle ore 15.00 in piazza Matteotti andrà in scena l'incontro Ragazze in fiamme. Giovanna D’Arco e le altre. A confrontarsi saranno due voci d'eccezione: Fernanda Alfieri, storica dell’età moderna all’Università di Bologna ed esperta di storia del corpo e della sessualità, e Valeria Parrella, celebre autrice (finalista Strega con Almarina e Premio Mondello con La Fortuna) che nel 2026 ha dato alle stampe per Feltrinelli il romanzo La ragazzina. Il punto di partenza? I quattro fuochi del passato da illuminare con la luce dell'invenzione letteraria: il corpo come limite e sembiante; il permesso; la verità; il fuoco e l'acqua. Abbiamo intercettato le due protagoniste per fare il punto su aspettative sociali, ribellione e sul perché le ragazzine indomite continuino a spaventare chi sta al potere.
L'intervista a Fernanda Alfieri e Valeria Parrella alla vigilia del loro intervento al Festival della Mente di Sarzana
Come si fa a far parlare una ragazza tra Medioevo e Rinascimento lasciandole la sua voce autentica, senza ridurla a un semplice simbolo o a un'eroina dei nostri giorni?
Fernanda Alfieri: I patti devono essere chiari da subito, gli intenti dichiarati. Cosa vogliamo sapere di lei? Da quale punto la osserviamo oggi? Di quali tracce di quella ragazza disponiamo? La storia come disciplina ci insegna che non potremo mai ascoltare la sua voce autentica. C’è sempre un filtro tra noi e loro, e di questo dobbiamo prendere atto. Ma possiamo chiamare a raduno quante più voci possibile, quante più fonti disponibili, per avere un’idea del suo mondo. Non dobbiamo smettere di cercare la sua voce.
Valeria Parrella: Io uso la voce della letteratura, nel senso che io scrivo romanzi. Quindi mi posso inventare qualunque voce. Per Giovanna ho scelto Giovanna d'Arco. Ho scelto la voce di una ragazza qualunque, quindi della ragazza che sono stata io. E la voce delle ragazze che sono nelle nostre mamme, nelle nostre nonne. La voce delle ragazze. Infatti il libro si chiama La ragazzina, che poi è anche la traduzione della pulzella. Però è anche la voce di una ragazzina.
Tra chiostro e matrimonio, il corpo femminile nel passato era un oggetto da disciplinare. Oggi alle ragazze chiediamo ancora la stessa docilità o abbiamo solo cambiato la forma della gabbia?
Fernanda Alfieri: Da una cinquantina d’anni a questa parte sono cadute molte barriere: le donne possono rompere un matrimonio non desiderato, il chiostro non è una strada imposta. Esistono gli strumenti per scegliere una gravidanza e non subirla. La violenza sessuale non è più un crimine contro la morale, ma contro la persona. Ma le gabbie hanno molte forme, e le sbarre sono radicate in una cultura diffusa, quotidiana, comune, della quale la società non si è assunta lucida e piena responsabilità.
Valeria Parrella: A questa domanda avrei voluto rispondere diversamente, ma purtroppo da qualche tempo il Governo sta pensando di varare una legge per la penalizzazione dei minori tra i 14 e i 18 anni, quindi chiaramente li vogliamo ancora mettere al rogo tutti quanti. Non è cambiato niente.
Uno dei vostri "quattro fuochi" è il tema del permesso. Nell'epoca del girl power, quanto costa davvero oggi la scelta di "scartare di lato" e rifiutare le aspettative altrui?
Fernanda Alfieri: Siamo sicure che sia iniziata un’epoca del girl power? Dove? Per chi?
Valeria Parrella: Ho parlato ultimamente con una lettrice molto brava, Carol Di Tommaso, la regista di Mamma non mamma, un film molto bello sulla maternità nata in un matrimonio tra due lesbiche. Lei mi diceva: "Questo libro mi ha insegnato che non devo chiedere il permesso di essere per come sono". Quindi mi sembra già il permesso base, no? Che invece agli uomini non è richiesto.
La giovinezza femminile è una terra di nessuno, dove tutti hanno un piano su di te tranne te stessa. Cosa c'è di feroce, di immutabile e di salvifico nell'essere una "ragazzina", ieri come oggi?
Fernanda Alfieri: Per secoli, se guardiamo all’area europea, le comunità hanno dato una rilevanza paradossale alla ragazzina. Già dall’infanzia le famiglie pianificano la loro sorte: preparano un buon matrimonio, che porti vantaggio a tutti (non necessariamente a lei, e non necessariamente consultandola). Trovano un luogo sicuro dove custodire la sua virtù e l’onore, in preghiera (anche in questo caso, non necessariamente un luogo ideale per lei, e non necessariamente consultandola nella scelta). La terza via è ritenuta piena di insidie, non solo perché la ragazzina è considerata fragile e in balia di se stessa, e perché una cultura giuridica diffusa non le attribuisce piena capacità, ma anche perché in qualche modo la comunità la teme. Se viene destabilizzata dalla sua forza? Se il suo agire porta disordine, seduce, scompiglia? In fondo, questa è un'attribuzione di potenza, nel segno della sottrazione.
Valeria Parrella: Io nel mio romanzo faccio vedere una scena che è storicamente attestata: quando Giovanna d'Arco entra nella sala di quello che sarà il futuro re di Francia e lui non si fa trovare sul trono, ma su uno scranno laterale. È una scena che è stata poi nell'agiografia indicata come il segno che lei avesse capito chi era veramente il re, in un'epoca in cui non c'era manco l'immagine sulle monete, in cui non si potevano sapere le facce. Lei arriva e va dritta. Io ho creato una scena in cui, dopo, il re caccia tutti dalla stanza e si mette a piangere, e dico: è per questo che le diedero un trono, la vestirono da maschio, anche se sapevano che questo avrebbe portato alla scomunica. Perché le ragazzine indomite, se raggiungono un re, lo fanno piangere.
























































