
"La femminilità non è fragilità" Intervista a Vanessa Villa, autrice di "Risveglia la guerriera gentile che è in te"
G-Club
23 Giugno 2026
23 Giugno 2026
"Sono Vanessa Villa, fondatrice di FightGently, autrice, speaker ed ex campionessa italiana di karate" con un curriculum così, è impossibile non essere interessati alla storia di Vanessa, che ha appena pubblicato il libro "Risveglia la guerriera gentile che è in te". Le abbiamo chiesto di raccontarcelo, ma anche di raccontarci la sua storia, che inizia così: "Per molti anni ho pensato che il mio valore dipendesse dalla mia capacità di essere forte. Poi ho scoperto che la vera forza non è resistere a tutto, ma restare fedeli a se stessi anche nei momenti più difficili. Oggi il mio lavoro nasce proprio da questa consapevolezza: aiutare le persone, e soprattutto le donne, a unire forza e gentilezza, disciplina e ascolto, ambizione e autenticità". Mica poco! Questo è quello che ci ha raccontato.
Intervista a Vanessa Villa, autrice di Risveglia la guerriera gentile che è in te
Presenta il tuo libro al nostro pubblico
Risveglia la guerriera gentile che è in te è un percorso di trasformazione interiore costruito attorno a dodici principi che mi hanno aiutata a cambiare la mia vita. Non è un libro che insegna a diventare qualcun altro. È un invito a tornare a se stessi. Parla di disciplina, vulnerabilità, amore, perdono, gratitudine e coraggio. Perché credo che dentro ogni donna esista già una forza straordinaria: a volte ha solo bisogno di essere ricordata.
Risveglia la guerriera gentile che è in te sembra quasi un ossimoro in un mondo che associa ancora la forza all’aggressività. Quando hai capito che potevano convivere?
L’ho capito quando la forza da sola ha smesso di bastarmi. Da atleta ero abituata a combattere, resistere, spingere sempre oltre. Ma nella vita ci sono battaglie che non si vincono con la durezza. Si vincono con la capacità di restare aperti, di perdonare, di accettare ciò che non possiamo controllare. Ho compreso che la gentilezza non è il contrario della forza. È la sua forma più evoluta.
Nel libro parli molto di disciplina, ma spesso alle donne viene insegnato a essere disciplinate per aderire a standard impossibili. Come si distingue la disciplina che libera da quella che opprime?
La disciplina che opprime nasce dalla paura di non essere abbastanza. La disciplina che libera nasce dall’amore per ciò che possiamo diventare. La prima ti allontana da te stessa, la seconda ti avvicina. Per me la disciplina non è punizione, controllo o perfezione. È un atto di rispetto verso i propri sogni. È mantenere le promesse che facciamo a noi stesse.
Molti dei tuoi principi sembrano quasi andare contro il modello di leadership iper performativa che vediamo online. Pensi che oggi esista ancora spazio per una forza più morbida?
Credo che oggi ce ne sia bisogno più che mai. Siamo circondati da modelli che celebrano la produttività incessante, ma sempre più persone stanno capendo che il successo senza equilibrio ha un prezzo altissimo. Una leadership gentile non è una leadership debole. È una leadership che sa ascoltare, creare fiducia, generare impatto senza sacrificare l’umanità. E penso che sarà proprio questa la leadership del futuro.
FightGently nasce anche dal karate, uno sport storicamente percepito come molto duro e competitivo. In che modo quell’esperienza ha influenzato la tua idea di femminilità?
Mi ha insegnato che la femminilità non è fragilità. Per anni ho vissuto in un mondo che premiava la forza fisica e la competizione, ma proprio lì ho imparato che si può essere potenti senza rinunciare alla propria sensibilità. Oggi vedo la femminilità come la capacità di contenere opposti: forza e dolcezza, determinazione e vulnerabilità. Non dobbiamo scegliere una parte di noi. Possiamo essere entrambe.
Hai mai sentito la pressione di dover essere “forte” a tutti i costi, soprattutto da donna e figura pubblica?
Molte volte. Per anni ho pensato che mostrare le mie fragilità avrebbe deluso gli altri. Poi ho scoperto che era vero il contrario. Le persone non si connettono con la perfezione, si connettono con la verità. Oggi non sento più il bisogno di apparire invincibile. Credo che una delle forme più alte di coraggio sia permettersi di essere umani.
Il libro alterna spiritualità, pratica e introspezione. Quali sono state le tue ispirazioni, sia letterarie che personali, durante la scrittura?
Le mie ispirazioni sono state molto diverse tra loro. Sicuramente la filosofia orientale e gli insegnamenti del karate hanno avuto un ruolo importante. Ma soprattutto mi hanno ispirata le persone che ho incontrato, le mie ferite, le mie cadute, la maternità e i momenti in cui mi sono sentita persa. Questo libro nasce molto più dall’esperienza vissuta che dalla teoria.
Qual è il principio del libro che hai fatto più fatica ad applicare nella tua vita?
Probabilmente quello dell’accettazione. Sono una persona che ama costruire, migliorare, agire. Accettare ciò che non posso controllare è stato uno degli insegnamenti più difficili. Ma anche uno dei più liberatori. Perché l’accettazione non significa arrendersi. Significa smettere di combattere contro la realtà e usare quella stessa energia per trasformare ciò che possiamo davvero cambiare.
Nel libro inviti le lettrici a rallentare e ascoltarsi, ma viviamo in una cultura che ci vuole sempre produttive. Pensi che oggi rallentare sia diventato un atto politico?
Assolutamente sì. In una società che misura il valore di una persona in base a quanto produce, rallentare è un gesto rivoluzionario. Non significa fare meno. Significa scegliere con maggiore consapevolezza dove mettere la propria energia. Credo che molte donne siano stanche di sentirsi costantemente in ritardo rispetto a qualche standard impossibile. Rallentare, ascoltarsi e rispettare i propri ritmi è un atto di libertà. E forse anche una forma di ribellione gentile.
