
I fandom non possono salvare un film e "La bocca del diavolo" ne è la prova Il survival movie è disponibile sulla piattaforma di Prime Video
La bocca del diavolo, film targato Prime Video, ha dimostrato una vecchia massima: nessun espediente sarà mai abbastanza forte se alla base non si ha una buona storia. In questo caso, ciò su cui ha puntato l’operazione della piattaforma streaming è stato il mettere insieme nel cast un gruppo di giovani interpreti pescati da una serie di prodotti diventati mainstream. Il volto più riconoscibile, seppur con un ruolo minore nel cast corale, è il Gavin Casalegno di L’estate nei tuoi occhi, insieme alla Lana Condor della saga Netflix di Tutte le volte che ho scritto ti amo. Con loro anche Nico Hiraga e Tommi Rose, ma è senz’altro Kathryn Newton il nome trainante del titolo, nonché la protagonista che proverà a mettere in salvo il suo gruppo di amici da un letale squalo toro.
La bocca del diavolo su Prime Video: recensione e criticità
Trovata quest’anno nel sequel Finché morte non ci separi 2 e prossimamente nella massiccia operazione supereroistica di Avengers: Doomsday, Newton prosegue la sua avviata carriera di cui La bocca del diavolo speriamo non sia una battuta d’arresto, anche se ne avrebbe tutte le ragioni. Intanto la fragilità della narrazione è inclassificabile, così come la sua regia e una mediocrità negli effetti visivi che è imbarazzante visto che è ciò su cui si basa la maggior parte della (non) spettacolarità del film. La direzione di Jeff Wadlow è farraginosa, posticcia, scolastica e insieme inutilmente enfatica. La storia non permette acrobazie con la macchina da presa, eppure vengono tentate per risultare poi forzate, di difficile digeribilità e di dubbio gusto.
Mancanza di tensione e personaggi complessi
Ad aggiungersi è la personalità dei personaggi, alcuni per nulla approfonditi, altri persino troppo. Risultano dunque insofferenti e complessi da gestire, sia in solitaria che con il gruppo di cui fanno parte. Che questi giovani in pericolo vengano mangiati o meno dallo squalo-nemico diventa presto un problema indifferente per chi sta guardando, dimenticando l’empatia fuori dalle grotte che i personaggi visitano, rassegnati al fatto che potranno rimanere gravemente feriti dal predatore, o peggio.
L'illusione del fandom come mossa di marketing
Che i protagonisti siano facce conosciute non li salva dalla mancanza di compassione che si può provare nei loro confronti. E che aggiunge un’ulteriore consapevolezza: non è perché si possono apprezzare gli interpreti al di fuori dal film, in particolare quando appartenenti a dei fandom, che lo stesso vale anche all’interno di un’opera. Il cercare delle personalità fresche del panorama attuale sperando che aggiungano valore al film è una mossa di marketing comprensibile da parte de La bocca del diavolo, soprattutto in termini di chiacchiericcio. Una maniera per un titolo di diventare visibile, di esistingere almeno grazie alla luce riflessa dei suoi attori e attrici, nonché l’unica per non sparire, cosa che questa pellicola avrebbe sicuramente fatto (e farà) se non avesse avuto il team guidato da Kathryn Newton a prestarsi alla sua follia.
Un survival movie che mette alla prova lo spettatore
Con La bocca del diavolo il survival movie raggiunge un nuovo significato, ovvero il cercare di sopravvivere da parte dello spettatore alla fine della visione, non spegnendo la piattaforma su cui si trova il film prima della conclusione. Un tentare di arrivare all’epilogo di una (dis)avventura che dovrebbe parlare di sostegno e amicizia e non riesce a far provare al pubblico né l’uno né l’altra mentre osserva l’impresa da lontano. E lontano si rimane anche con l’immersione dei protagonisti in un racconto anonimo a cui hanno ceduto i performer, ai quali auguriamo di non cadere nell’oblio in cui è probabile affonderà invece il titolo di Prime Video.






















































