Vent’anni da stan di Miley mi hanno insegnato ad ascoltare la musica Una lunghissima, quasi involontaria, educazione musicale

A inizio mese Miley Cyrus ha annunciato il suo decimo album in studio in uscita il 18 settembre, Bass Persuades, album che cade nel ventesimo anno di carriera dell’artista che tutti conosciamo, anche grazie al successo raggiunto quando era una bambina. Essendo io nata nel 1997, appartengo a quella generazione che ha vissuto il prime di Disney Channel nel periodo antecedente alla completa transizione allo streaming e ai dispositivi digitali.

Miley Cyrus oggi, da Disney Channel a Bass Persuades

Come molti bambini dell’epoca, avere Miley Cyrus sullo schermo era una costante delle mie serate. Da circa vent’anni, quindi, ho seguito in prima persona ogni cambiamento di Miley e con lei ho imparato a notare dei cambiamenti nel modo di vestire un capo, di pettinarsi i capelli, di vedersi e presentarsi, ma anche di ascoltare musica. È una delle conseguenze collaterali dell’essere fan di qualcuno praticamente dall’inizio della sua carriera: ogni nuova era arriva con una fase di attesa in cui si raccolgono indizi, si interpretano immagini, si riconoscono riferimenti e si fanno previsioni più o meno fondate su come sarà l’album in arrivo.

L'identità visiva della Bass Persuades era e le differenze con gli album precedenti

I primi indizi su Bass Persuades sono arrivati velocissimi, a poca distanza l’uno dall’altro, partendo da una scelta comunicativa ben precisa: sarà il primo album che l’artista pubblica semplicemente come Miley, senza Cyrus. L’universo artistico creato assieme a Mert Alas e Alastair McKimm sembra essere già molto lontano dalla ricchezza visiva del precedente Something Beautiful, uscito appena poco più di un anno fa. Pelle nera o bianca, luci scure, corpi in movimento, qualcosa di più sporco e tagliente. Insieme all’annuncio, ad appena due settimane dall’uscita dell’album stesso, è arrivata già la tracklist e, studiandola, ho notato che la seconda canzone – Different Religion – contiene un featuring con i Model/Actriz, rock-band statunitense che avevo conosciuto qualche anno fa proprio seguendo Miley da vicino. Rendendomi conto di questo fatto ho iniziato a pensare a quanti degli artisti che ascolto oggi siano entrati nella mia vita passando, in un modo o nell’altro, attraverso il filtro Miley Cyrus. Vent’anni fa avevo nove anni e ho preso la decisione di rendere Miley il mio idolo. Senza accorgermene, questa decisione mi ha successivamente introdotta a un’educazione musicale di cui, ora, vado estremamente fiera.

Hannah Montana e l’introduzione alla storia della musica

In pochi forse sapranno che gli scrittori di Hannah Montana infilavano costanti riferimenti musicali nella sceneggiatura della serie, a partire dai titoli (in inglese) degli episodi. Tra i miei preferiti ci sono: Money for Nothing, Guilt for Free (riferimento ai Dire Straits); Don’t Go Breaking My Tooth (a Elton John); Jake… Another Little Piece of My Heart (Janis Joplin); Welcome to the Bungle (Guns N’ Roses); e ovviamente l’iconico Good Golly, Miss Dolly e I Will Always Loathe You, attraverso cui noi bambini siamo stati introdotti a zia Dolly (Parton), che credo pochi bambini italiani conoscessero all’epoca. Ero una di quelle bambine pretenziosissime che si vantavano di guardare gli episodi in inglese per poter sentire la vera voce di Miley e, sebbene quei riferimenti passassero quasi completamente inosservati ai miei occhi, ho realizzato anni dopo che una parte della cultura musicale che pensavo di aver acquisito in maniera ordinata e consapevole mi fosse arrivata molto prima, dalla mia tv.

Grazie alla serie, ho quindi iniziato a seguire Miley la persona, non il personaggio, in particolare nei suoi primi album, Meet Miley Cyrus, Breakout e Can't Be Tamed. Con essi sono arrivati i primi live (purtroppo sempre seguiti dal divano), in cui la Miley sedicenne alternava le sue canzoni a quelle dei sui stessi idoli, introducendoci per esempio a Joan Jett con I Love Rock ’n Roll e Bad Reputation, a Cyndi Lauper con Girls Just Want to Have Fun, o anche ai Poison, con Every Rose Has Its Thorn.

Le Backyard Session di Miley Cyrus

Nel 2012 però è arrivato un momento definitivo nella memoria di ogni fan, ossia la prima edizione delle famose Backyard Sessions, una serie lanciata sul suo canale YouTube dove Miley e la band registravano canzoni all’aperto, dal giardino di casa di Miley stessa. Con questa prima edizione arrivano le cover di Lilac Wine (Jeff Buckley), Look What They've Done to My Song (Melanie Safka) e infine di Jolene (Dolly Parton), canzone che Miley da questo momento riesce a rendere estremamente sua e che la fa conoscere ad un pubblico più ampio e maturo, che riesce a superare il periodo Disney da cui lei, ormai ventenne, stava cercando di distaccarsi. Ricordo il momento in cui ho sentito la cover di Jolene la prima volta provando una sensazione di fierezza nell’essere fan di un’artista così profonda e, nella mia mente, rispettata. Allo stesso tempo però, in quell’anno stavo attraversando io stessa una fase di profondo cambiamento e definizione personale: avevo quindici anni e avevo preso la decisione consapevole che “il mio genere” per l’adolescenza sarebbe stato l’indie rock

Miley Cyrus & Her Dead Petz

L’anno dopo, nel 2015, ho seguito dalla camera di hotel di un ritiro estivo con i miei compagni di scherma i VMAs di cui Miley era host, e che terminarono con l’annuncio dell’album Miley Cyrus & Her Dead Petz prodotto assieme ai Flaming Lips. Ricordo di essere corsa a casa alla fine del ritiro e di aver cercato l’album online – era stato pubblicato gratuitamente su SoundCloud – e di aver iniziato a leggere la storia dei Lips fino a innamorarmene.

A questo punto Miley è all’apice della sua espressione creativa, e non manca di alternare sue canzoni a nuove cover e tributi, tra live e ulteriori Backyard Sessions, regalandomi anche la mia cover preferita di sempre, 50 Ways to Leave Your Lover di Paul Simon. Dal 2019 arrivano i Nine Inch Nails grazie alla sua performance in Black Mirror, ma anche le Hole, Mazzy Star, The Cardigans, Cocteau Twins, Pixies, i Temple of the Dog di Chris Cornell, tutti nomi che crescendo non ho necessariamente scoperto grazie a lei, ma che con lei ho rivisto e compreso di più. Nel 2021, il suo album Plastic Hearts (anche questo il mio preferito in realtà) include le cover di Heart of Glass dei Blondie e Zombie dei The Cranberries, che diventano tra le sue performance più cliccate e acclamate dal grande pubblico. Per chi fosse interessato, esiste una playlist (All of Miley’s Covers su Spotify) che raccoglie tutte le canzoni che Miley ha interpretato negli anni. Nel caso vi mancasse qualche spunto. 

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