
Le donne hanno i peli sulle gambe. E quindi? Al Festival del Cinema di Venezia Phoebe Bridgers ha mostrato la cosa più normale del mondo
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14 Settembre 2026
14 Settembre 2026
Phoebe Bridgers è arrivata al Festival Internazionale del Cinema di Venezia con un tailleur gonna Gucci della collezione autunno 2026, décolleté Babette di Stuart Weitzman, occhiali da sole sempre Gucci, anello in argento Leo Black Grandfather e le gambe non depilate. Una di queste cose ha rubato la scena alle altre. Non la minigonna, non il look, non il suo debutto come attrice in Primetime. I peli. Sui social è partito l'applauso, i commenti sulla body hair positivity, la celebrazione della ribellione agli standard di bellezza. Tutto molto giusto. Ma anche tutto molto strano. Perché una donna che non si depila deve per forza voler dire qualcosa? Magari Phoebe Bridgers aveva semplicemente di meglio da fare che passare il rasoio.
@news.com.au Phoebe Bridgers pulling up to the Venice Film Festival showing visible leg hair and sweat stains in designer fits has fans obsessed. Getty #phoebebridgers #venicefilmfestival #feminist #redcarpet #leghair She Said - Noby Méndez
Una donna con i peli non può essere lasciata in pace: Phoebe Bridgers a Venezia
Un uomo con le gambe pelose ha le gambe pelose. Fine. Nessuno pensa che con quei polpacci stia rivendicando la mascolinità naturale, sfidando il male gaze o inaugurando una nuova fase della body positivity. Né che sia disgustoso. Per le donne funziona diversamente. Un paio di gambe o di ascelle non depilate possono diventare oggetto di disprezzo, femminismo, punk, ribellione, autenticità, persino un nuovo trend beauty. Insomma, il pelo maschile esiste e basta. Quello femminile, invece, sembra dover essere giustificato sia quando c’è sia quando non c’è. Il motivo è che abbiamo imparato a considerare la depilazione una parte quasi automatica della cura del corpo femminile. Io, per esempio, mi depilo da sempre, credo già dalle elementari. Prima le sopracciglia, poi le ascelle, le gambe, l'inguine, i baffetti e, arrivata a un'età in cui evidentemente non avevo già abbastanza cose da fare, anche il dermaplaning. Lo scopo? Essere liscia come un delfino. Non perché qualcuno me lo imponesse esplicitamente, ma perché avevo assorbito l'idea che i peli femminili fossero brutti, poco attraenti, trasandati o persino poco igienici. Una convinzione costruita attraverso immagini, commenti, pubblicità e rappresentazioni del corpo femminile che ci hanno insegnato a considerare normale spendere tempo e soldi per eliminare una parte perfettamente naturale del nostro corpo.
@billie Queen then, queen now, queen forever #juliaroberts #pithairdontcare #youdoyou @Vogue original sound - likeidoe
La libertà di fare come ci pare e la body hair positivity
Rasoio, ceretta, laser, pinzette, creme, scrub, ricrescita, follicolite… la depilazione femminile richiede una quantità sorprendente di lavoro per far sparire qualcosa che il corpo continua ostinatamente a produrre e che non dovrebbe nemmeno disturbarci così tanto. Negli ultimi anni, però, i peli sono tornati a farsi vedere fino a trasformarsi nel simbolo di una bellezza diversa. La body hair positivity ha conquistando social, moda, celebrity culture e intercettato il favore della Gen Z che sta mettendo in discussione parecchie delle regole estetiche ereditate dalle generazioni precedenti e sembra molto meno interessata all'idea che ogni centimetro di pelle debba essere controllato, lucidato e ottimizzato. È un cambiamento positivo? Sì. Ma c'è un piccolo problema. Anche il rifiuto dello standard può diventare uno standard. Se non ti depili perché sei femminista, ottimo. Se non ti depili perché vuoi liberarti dal male gaze, ottimo. Se non ti depili perché vuoi mostrare il tuo corpo naturale, ancora meglio. Ma se non ti depili perché non hai voglia? Dovrebbe funzionare lo stesso. Così come dovrebbe essere perfettamente legittimo continuare a volere le gambe lisce. Tutte le risposte dovrebbero essere valide, anche quelle meno instagrammabile. La libertà non può consistere nel sostituire un diktat con il suo esatto contrario. Non dovrebbe esistere una donna “giusta” perché depilata e nemmeno una donna “giusta” perché non depilata.
Phoebe Bridgers non deve rappresentare nessuno
Per il photocall di Primetime, durante il Festival di Venezia 2026, Phoebe Bridgers ha indossato un look estremamente femminile e costruito nei minimi dettagli, ma ha lasciato visibile qualcosa che secondo le regole estetiche tradizionali avrebbe dovuto sparire: gambe pelose. Non perfettamente lisce, non levigate, non corrette fino all’ultimo follicolo. Gambe con i peli. Prima di lei c’era stata Julia Roberts, che nel 1999 mostrò per caso le ascelle non depilate alla première di Notting Hill e si ritrovò dentro uno dei più grandi piccoli scandali beauty dell’epoca. A distanza di quasi trent’anni siamo ancora qui a commentare la peluria di una donna famosa mentre indossa un abito elegante. Solo che adesso, invece di scandalizzarci, celebriamo la celebrity che non si è depilata come se avesse appena abbattuto il patriarcato con un rasoio lasciato nel cassetto. Forse però la vera evoluzione sarebbe smettere di chiedere a ogni corpo femminile naturale (o no) di rappresentare qualcosa. Phoebe Bridgers può essere una femminista, una musicista, un’attrice, una celebrity o semplicemente una persona che quel giorno non si è depilata. Le sue gambe non sono un manifesto, un accessorio né una nuova beauty routine. Sono due gambe. Con dei peli. E, francamente, sarebbe bello se potessero essere anche solo questo.
