Felicia Kingsley: “La professione di autore per me non è glamour” L’autrice di best seller ci parla del suo processo creativo, del suo rapporto con i lettori e delle lezioni che avrebbe voluto imparare prima

Felicia Kingsley: “La professione di autore per me non è glamour” L’autrice di best seller ci parla del suo processo creativo, del suo rapporto con i lettori e delle lezioni che avrebbe voluto imparare prima

Passeggiando per le vie di Taormina si possono scrutare in ogni angolo storie che prendono vita. Un esempio? Quasi ogni balcone ospita una testa di moro, grande classico del folklore siciliano. Dietro queste teste c'è la leggenda di una giovane nobildonna che, scoperta la futura partenza del suo amante moro, lo decapitò nel sonno e usò la sua testa come vaso per farvi crescere una pianta di basilico. Ma a proposito di amore: se c'è qualcuno che l'amore lo sa raccontare, quella è Felicia Kingsley, ma con il lieto fine. Si è infatti presentata alla nostra community come un'autrice di romance, un'amante dei gialli e del mistero che ha scritto 18 romanzi con l'obiettivo di "spacciare book-boyfriend e farci divertire".

La storia di Felicia Kingsley

L'emiliana Serena Artioli lavorava ancora come architetta quando, come in un film sui supereroi, ha deciso di indossare la maschera di Felicia Kingsley, il suo pseudonimo. Oggi è una delle autrici romance più lette in Italia e ha sfornato tantissimi bestseller come Due cuori in affitto o Non è un paese per single, adesso anche un film su Prime Video. Il Taobuk Festival, nato dalla mente creativa di Antonella Ferrara, l'ha portata nella perla del Mediterraneo per onorarla del Premio Sicilia, durante la serata del 22 giugno. Io l'ho incontrata nel suo habitat naturale: una libreria, più precisamente la libreria Ubik che si trova nella piazza principale di Taormina che affaccia sul belvedere panoramico. Mi ha accolta veramente come una zia (così la chiamano i suoi lettori), pronta a raccontarmi, per una volta, la sua di storia. 

Intervista a Felicia Kingsley, l'autrice di romance più letta in Italia

È la tua prima volta in Sicilia? Taormina è una città piena di miti e leggende, magari potrebbe ispirarti. Pensi che ci sarà un’altra storia dopo “Mezzanotte a Parigi?”

Non è la prima volta in Sicilia, ma è la prima volta Taormina. Perché no? Non ci chiudiamo porte. Ho visto che avete un sacco di yacht qui davanti; quindi comunque per i billionaire romance ci siamo. Eh, vediamo, anche Nick Montecristo sicuramente qualcosa di interessante qui lo trova.

All'inizio lo pseudonimo è nato anche per motivi professionali legati al tuo lavoro da architetto. Oggi che sei una scrittrice di bestseller di fama internazionale, come sono cambiate le cose? Senti mai una scissione tra Serena e Felicia?

È nato tutto solo proprio per quella questione diciamo lì lavorativa, per non incorrere in problemi burocratici. Oggi rimango comunque contenta della scelta dello pseudonimo perché mi permette di ritagliarmi il mio spazio personale e distaccare dall'universo Felicia Kingsley.

Come fa Clark Kent con i suoi occhiali?

Sì, sì, più o meno Sì. Solo che io non mi metto le mutande sopra i pantaloni.

Dopo il successo del fenomeno Off-Campus, sul web si è riacceso il dibattito sul perché i romance ci piacciono così tanto. Se in passato venivano considerate solo letture leggere, divertenti e nate per farci sognare, oggi i lettori vi riconoscono una nuova profondità. Sei d’accordo con questa evoluzione del genere?

Io penso che ogni autore debba scrivere ciò che vuole con l'intento che vuole. Io scrivo con l'intento di divertirmi e divertire. Non necessariamente voglio fare della didattica ai lettori. Se chi legge i miei libri dice "Mi sono divertito” per me ho portato a casa l'obiettivo della giornata.

Quali sono le lezioni più importanti che speri che i lettori colgano attraverso le storie dei tuoi personaggi?

Non ci sono messaggi. Ma davvero non sono una maestra, non voglio farlo. A malapena lo sono per me stessa, eh, a malapena riesco a stare dietro alle mie ricevute. Ho la commercialista che mi corre dietro ogni mese, quindi non sono assolutamente la persona che può dire “adesso in questo libro vi do una risposta su qualcosa o sulla soluzione della vita”. Io dico, “guarda, ti racconto questa storia. Se per due ore vuoi restare qui è divertirti insieme a me e far finta di trovarci in questo universo, grazie della fiducia.

Uno dei tuoi libri di successo Non è un paese per single è diventato un film su Prime video. Com’è stato vedere la sua storia prendere vita sullo schermo?

Eh, è stato è difficile descrivere le emozioni, in realtà. Passi dal “possibile che stia succedendo proprio a me”, al “sta succedendo perché ci sono anche io”. È stata, devo dire, un’esperienza che mi ha insegnato tanto, quindi al di là dell'emozione del “Oh mio Dio, stanno facendo un film dal mio romanzo, mi porto a casa un bagaglio di esperienza che spero mi torni utile in futuro”.

Ci racconti un retroscena divertente avvenuto durante le riprese?

Io ero la pasticcera, e volevo assaggiare i pasticcini. Perché la pasticceria era stata allestita e doveva sembrare appunto una vera pasticceria, quindi era piena di torte, pasticcini, tortine, cupcake. Il punto è che la produzione non ordinava tutta roba fresca, molte cose erano fatte da artigiani che li realizzano con schiume, con resine. Io questa cosa non la sapevo, quindi una volta finito il ciak ho detto "Vabbè, assaggiamoci sta tortina, tanto chi se ne accorge se è sparita…" era di resina!

Una cosa che ho notato dei tuoi libri è che molti dei tuoi personaggi scrivono, la penna non manca a nessuno di loro. Quando li fai scrivere, c’è una sorta di gioco di meta scrittura in cui riversi le tue personali gioie e frustrazioni di scrittrice, o ti serve per guardare il tuo stesso mestiere da una prospettiva diversa?

Che domanda profonda. Penso uno psicologo direbbe forse che è un transfert? Diciamo però che in qualche modo questo della scrittura è un mondo che sto imparando a conoscere approfonditamente e quindi magari mi viene spontaneo dare ai miei protagonisti e protagoniste un mestiere che ricade nel mondo della scrittura e dell'editoria, appunto, che si tratti di editor, che si tratti scrittori, che si tratti di giornalisti o di sceneggiatori, queste sono informazioni che ho pronte di prima mano. Non per niente i miei primi romanzi Bugiarde si diventa e Stronze si nasce hanno come protagonista un architetto e un interior designer; quindi, anche lì ho attinto dalla mia esperienza diretta.

I tuoi libri sono famosi per le connessioni nascoste del Feliciaverso: pensiamo ai protagonisti di New York che giocano a poker il mercoledì, o a quelli europei che sono stati compagni di liceo. Come fa a ricordarsi tutti questi easter egg senza confondersi?

Tranquilla, mi confondo, cioè devo andare a controllare, verificare. Ci sono degli errori e dei conti che non tornano.

Possiamo non dirlo, no?

Possiamo non dirlo perché non credo che siano saltati agli occhi, eh, però io so che ci sono. Eh, pazienza perché comunque non era nato a priori il Feliciaverso e quindi poi l'ho portato avanti. È una cosa che ho ricomposto via che procedevo con i romanzi e quindi per forza qualche tassello non si incastra, cerco però di incastrarli al meglio.

Cosa significa essere una scrittrice nel 2026 e che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questo percorso?

Io ho paura a darti questa risposta perché è quel tipo di risposta che porta polemica. Allora, oggi ti dico che un autore non è solo un autore, cioè non è solo la persona che scrive il romanzo, ci vuole un'attitudine particolare, una personalità che sposi l'avere rapporto coi lettori e cerca di creare una community, di creare una rete, parlare del proprio libro. Credo che oggi non funzioni più l'autore che scrive il libro e poi sparisce, che non ha un rapporto con la comunità, che non parla del suo libro, pensando che faranno tutti gli altri al posto suo.

Parliamo quindi di personal branding?

Ma neanche il personal band, cioè il lettore, se tu oltre al libro gli dai anche qualcosina in più per comprendere questo libro, per ritrovare l'autore tra le pagine, lo apprezzano veramente tanto. Eh, poi è obbligatorio? Assolutamente no. Non sto dicendo che è obbligatorio farlo, però se mi chiedi un consiglio ti dico quale delle due è meglio, meglio provare che no.

Ci sono dei luoghi comuni nei confronti di chi fa questo mestiere. Pensiamo alle giornaliste, ci si aspetta che tutte rispecchiano l’immaginario Carrie Bradshaw.

Io scrivo nell'armadio di casa mia, perché in quello spazio lì è che ci sta la scrivania; quindi, sono chiusa dentro all'armadio tipo robottino. La professione di autore per me non è glamour nel momento in cui si scrive, perché io non sono glamour. Io sono vestita in tuta a volte con anche il cappuccio. Vabbè che voi qui in Sicilia non avete temperature che necessitano quel tipo di abbigliamento, però sì: tutta infagottata, imbacuccata, struccata. L’ora del cosmopolitan con le amiche non la faccio. Quindi non è una vita glamour la mia, al massimo nel quadro degli eventi quando c'è una presentazione, quando c'è un firmacopie. Chiaramente cerco di dare a me stessa un aspetto gradevole, perché vorrei che le persone nell'incontrarmi capissero, ok, “Felicia ci teneva a essere qua, non tutta buttata a caso, come se fossi caduta giù dal camion della spazzatura. Quindi ecco, magari cerco di curarmi un po' di più in quelle occasioni lì, però no, non sono Carrie Bradshaw con $40.000 di Manolo Blahnik nell'armadio, anche perché io compro la roba su Vinted.

Un consiglio che daresti alla te stessa del passato?

Finisci le cose, finiscile! Perché io, quando ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo l'ho lasciato latitare per tantissimo tempo. L'ho preso, poi l'ho mollato, poi l'ho preso, poi l'ho mollato, poi l'ho preso, l'ho mollato. 20.000 volte. Se ci avessi messo la testa fin da subito avrei sicuramente, beh, finito prima. Ora non che c'è una corsa tempistica, però la scrittura è come lo sport, più ti eserciti più migliori. È un dato di fatto quello. Quindi mi dico, anziché stare lì, (voi qua lo usate il termine annacarsi per intendere perdere tempo?), invece di annacarmi, mettermi lì e concentrarmi sul mio lavoro.

Continua a leggere