Abbiamo trovato il corrispondente femminile dell'uomo performativo È la thought daughter, ragazza malinconica e amante dei libri che sta conquistando Internet

Hai un libro di Sally Rooney sul comodino. Usi ancora le cuffiette con il filo per ascoltare Fiona Apple e Phoebe Bridgers. Giri con una borsa di tela usurata, dentro ci sono una copia de La campana di vetro di Sylvia Plath e una Moleskine in cui rovesci i tuoi pensieri più oscuri. Le opzioni sono due: o sei un maschio performativo oppure la sua controparte femminile, la thought daughter. È la ragazza che pensa troppo. Quella che passa ore ad analizzare una conversazione, che osserva il mondo più di quanto vi partecipi. Una ragazza introspettiva, malinconica, intellettuale, il cui conflitto principale non è con l’esterno ma è interiore.

Il nuovo archetipo femminile preferito del web

Ultimamente, i social sono pieni di questo nuovo archetipo femminile. Dopo la girlboss, la clean girl e la messy woman, è arrivato il momento della thought daughter. E, come spesso accade con le estetiche e i modelli creati da internet, anche questo dice molto meno sulle persone che vorrebbe descrivere e molto di più sul momento culturale che stiamo attraversando. Come ogni trend che si rispetti, anche questo è un concetto riutilizzato e riciclato. Negli anni 2010, la ragazza introversa e malinconica era la risposta alla It-Girl festaiola. La ragazza Tumblr ascoltava Lana Del Rey, guardava Una mamma per amica e indossava la maglietta con scritto Normal People Scare Me. Diceva poco di sé e postava foto imbronciate, un po’ sfocate, scattate al buio. Si trattava, comunque, di una nicchia, di una sorta di controcorrente digitale che riuniva i weirdos. Ma, ancora prima, le thought daughters primitive, riempivano le pagine di Virginia Wolf, delle sorelle Brontë e di Louisa May Alcott. Jo March, una delle sorelle protagoniste di Piccole Donne, è forse tuttora l’esempio perfetto di questo archetipo femminile. Si trattava sempre di giovani donne in bilico tra ciò che provavano e ciò che riuscivano a esprimere, che sembravano osservare la propria esistenza senza realmente viverla. È chiaro che internet non abbia inventato questo personaggio ma che gli abbia semplicemente dato una nuova etichetta trasformandolo in un'identità in cui riconoscersi. La domanda interessante, però, è un'altra: perché proprio adesso?

@nekosaama reading sylvias books arent bad but IDOLIZING her??? #fyp #thoughtdaughter OMG PEOPLE USING MY SOUND - 7\

Da Girlboss a Thought Daughter

Negli ultimi dieci anni l'immaginario femminile online ha visto archetipi dominanti molto diversi fra loro. La girlboss, simbolo di successo, produttività ed emancipazione (anche se superficiale). Poi la clean girl, con l’estetica minimalista e il suo stile di vita perfetto, attento all’apparenza. Poi ancora la messy woman, imperfetta, caotica, emotivamente instabile; più realistica ma, trattandosi di archetipi, sempre macchiettistica. La thought daughter raccoglie qualcosa da tutte loro ma anziché incentrare tutto sul successo, o sul fallimento, punta sull’intelletto. Anziché performare ed esibire i risultati, si concentra sul processo intellettuale. Vuole performare il pensiero. Da un lato, sicuramente, è una sorta di risposta ribelle a un’eternità in cui ci veniva imposta l’efficienza, la perfezione, la produttività.  Dall’altro, deriva da un’estremizzazione delle conquiste positive degli ultimi anni.

Quando l'introspezione diventa identità

La thought daughter è meticolosamente consapevole della propria salute mentale. Ricollega le proprie ferite e difficoltà ai traumi infantili e generazionali ma la tendenza a patologizzare ogni aspetto della propria vita, rischia di appiattire e semplificare tutto, spostando l’attenzione da quel che è realmente patologico. La thought daughter è introversa. Sfugge alle dinamiche della fomo e abbraccia la jomo, la Joy of Missing Out, la gioia di perdersi i momenti sociali. Ama stare da sola, rinchiudersi nella riflessione. Così, però, estremizza l’introspezione e la rende solitudine, allontanandosi dagli altri per rimanere un’isola solitaria. La thought daughter è profonda. Rinnega e cerca di controvertere il calo dell’attenzione e della scolarizzazione. La comprensione del testo, il dibattito e tutte le sue sfumature sono elementi portanti della sua filosofia. Anche qui, però, la tendenza a intellettualizzare ogni cosa la porta ad allontanarsi dal contesto in cui vive. Infine, la thought daughter è femminista. Di nuovo, però, lo è soprattutto a livello performativo. Pubblica foto dei libri sottolineati di Susan Sontag e Simone De Beauvoir. Legge Clarice Lispector e Joan Didion. Ma, come per tutto il resto, la sua vita e le sue idee rimangono solidificate nella teoria. E qui il pettine arriva al nodo.

La messa in scena della vita interiore

I libri annotati, i quaderni colmi di riflessioni, le playlist malinconiche, le fotografie in pellicola: sono tutti elementi che, messi insieme, costruiscono un'estetica immediatamente riconoscibile. Non dimostrano necessariamente che una persona sia più introspettiva delle altre ma, sicuramente, che conosce il linguaggio visivo dell'introspezione. Ed è qui che il trend diventa davvero interessante. Perché la thought daughter non racconta soltanto il ritorno all’interiorità ma anche il modo in cui internet riesce a trasformare qualunque esperienza privata in una performance pubblica. Il paradosso della thought daughter è proprio questo. Nasce per celebrare l’introspezione ma la trasforma in un’estetica. E nel momento in cui anche l’interiorità diventa qualcosa da mostrare agli altri, la linea che separa chi siamo da come scegliamo di raccontarci diventa sorprendentemente sottile.

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