
La Colombia dice basta alle mutilazioni genitali femminili Un primo passo importante in un percorso ancora molto lungo
Per la prima volta nella storia dell'America Latina, un Paese ha approvato una legge specifica contro le mutilazioni genitali femminili. È successo in Colombia, dove il Congresso ha dato il via libera a una normativa che punta a prevenire, contrastare ed eliminare una pratica che costituisce una grave violazione dei diritti umani di bambine e donne. Si tratta di un traguardo storico che va ben oltre i confini nazionali in quanto rappresenta un precedente importante per tutta la regione e un segnale forte nella lotta contro una delle forme di violenza di genere più estreme. Quando si parla di mutilazioni genitali femminili (MGF), l'immaginario collettivo guarda quasi esclusivamente ad alcuni Paesi africani o mediorientali. In realtà, secondo le Nazioni Unite, questa pratica è presente in oltre 90 Paesi del mondo e ha già coinvolto più di 230 milioni di donne e ragazze viventi. Ogni anno milioni di bambine continuano a essere esposte a questo rischio.
Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani
La mutilazione genitale femminile comprende tutte quelle procedure che comportano l'asportazione parziale o totale dei genitali esterni femminili oppure altre lesioni agli organi genitali per ragioni non mediche. L'Organizzazione Mondiale della Sanità la considera una violazione dei diritti umani e non esiste alcun beneficio sanitario associato a questa pratica. Al contrario, può provocare emorragie, infezioni, dolore cronico, complicanze durante il parto, infertilità, traumi psicologici e conseguenze permanenti sulla salute sessuale e riproduttiva.
La situazione in Colombia
Molte persone ignorano che anche in Colombia la mutilazione genitale femminile continua a verificarsi, seppur in misura limitata, soprattutto all'interno di alcune comunità indigene Emberá. Non si tratta di una pratica diffusa nella popolazione colombiana nel suo complesso, ma negli ultimi anni sono emersi numerosi casi che hanno spinto istituzioni, associazioni e leader indigene ad avviare un lungo percorso di confronto. Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Salute colombiano, tra il 2020 e il giugno 2026 sono stati registrati 240 casi, l'88% dei quali ha riguardato bambine tra 0 e 5 anni. Gli stessi dati, tuttavia, sono considerati una sottostima, poiché molti episodi non vengono denunciati.
La nuova legge è risultato di un lavoro condiviso
La nuova legge nasce proprio da questo lavoro condiviso. A differenza di quanto si potrebbe pensare, non si limita a introdurre divieti o sanzioni. Il testo adotta un approccio molto più ampio, che punta sulla prevenzione, sull'educazione, sulla formazione del personale sanitario, sulla raccolta dei dati e sul dialogo con le comunità interessate. L'obiettivo dichiarato è proteggere le bambine e favorire un cambiamento costruito insieme alle stesse popolazioni indigene.
Il ruolo delle donne Emberá
Un ruolo fondamentale è stato svolto proprio dalle donne Emberá. Attiviste e leader indigene hanno partecipato alla stesura della legge, sottolineando come la mutilazione genitale non rappresenti un elemento imprescindibile della loro identità culturale, ma una pratica che può e deve essere superata senza rinunciare alle proprie tradizioni. La loro voce è stata decisiva per dimostrare che il rispetto delle culture non può mai tradursi nell'accettazione di violazioni dei diritti fondamentali.
I diritti umani non sono negoziabili
Questo punto è centrale anche nel dibattito internazionale. Troppo spesso, infatti, le mutilazioni genitali femminili vengono raccontate esclusivamente come una questione culturale, ma nessuna tradizione può giustificare una pratica irreversibile eseguita su bambine che non hanno alcuna possibilità di scegliere. La decisione della Colombia assume quindi un valore simbolico enorme in quanto essere il primo Paese dell'America Latina a dotarsi di una legge organica contro le mutilazioni genitali femminili significa riconoscere ufficialmente che il problema esiste e che non può più essere ignorato. Significa anche offrire un modello che altri Stati della regione potranno seguire. Naturalmente una legge, da sola, non basta, in quanto la storia insegna che il cambiamento richiede investimenti, formazione, servizi sanitari accessibili e un lavoro costante con le comunità. Per questo motivo molte organizzazioni internazionali hanno accolto con favore il testo approvato dal Congresso, sottolineando come la sua efficacia dipenderà soprattutto dalla concreta attuazione delle misure previste.
























































