
Il collo di Chiara Ferragni e l'ossessione per l'invecchiamento femminile Perché il corpo delle donne continua a essere sotto esame
G-Club
05 Agosto 2026
05 Agosto 2026
È bastata una fotografia pubblicata su Instagram perché si riaccendesse un copione che conosciamo fin troppo bene. Questa volta il bersaglio è stato il collo di Chiara Ferragni. Tra i commenti comparsi sotto alcuni suoi post ce n'erano diversi che non parlavano del suo lavoro o dei suoi progetti, ma delle rughe e dei segni del tempo visibili sul suo collo. C'è chi ha scritto che "dimostra più anni", chi le ha consigliato trattamenti estetici e chi ha usato il suo aspetto come motivo di scherno. Insomma: ancora una volta il corpo di una donna è stato trasformato in un terreno di giudizio pubblico. Non è la prima volta che accade a Ferragni. Negli anni è stata criticata per il peso, per la gravidanza, per il parto, per le smagliature, per il viso senza trucco e perfino per il modo in cui cresce i figli. Questa volta, però, il bersaglio è qualcosa di inevitabile e naturale, ossia l'invecchiamento.
Il caso Chiara Ferragni: non siamo neanche libere di invecchiare
Viviamo in una società che continua a chiedere alle donne di apparire eternamente giovani. Da un lato si celebra il concetto di aging gracefully, cioè l'idea di invecchiare con naturalezza; dall'altro si criticano le rughe, i capelli bianchi, la pelle meno tonica e qualsiasi segno del tempo. Il messaggio che arriva è contraddittorio: bisogna accettare l'età che avanza, ma senza mostrarne le conseguenze. Il collo, in particolare, è uno dei primi punti del corpo in cui la pelle perde elasticità. È un processo fisiologico, dovuto alla diminuzione del collagene e dell'elastina, che riguarda chiunque, indipendentemente dalla fama, dal patrimonio o dai trattamenti estetici. È difficile immaginare che un uomo riceva la stessa attenzione per una ruga sul collo. Certo, anche gli uomini possono essere vittime di body shaming, ma il controllo sociale sull'aspetto femminile rimane molto più intenso.
Numerosi studi mostrano come le donne siano giudicate maggiormente in base all'estetica rispetto agli uomini, sia nella vita quotidiana sia negli spazi digitali. Il loro valore continua a essere associato, almeno in parte, alla capacità di apparire giovani, curate e conformi agli standard di bellezza dominanti.
L’effetto social
I social network amplificano questo fenomeno. Le piattaforme premiano immagini perfette, filtri, pelle levigata e corpi senza imperfezioni. Quando una fotografia mostra un dettaglio più autentico, come una ruga o un segno dell'età, quel dettaglio diventa immediatamente il centro della conversazione. È come se ci fossimo disabituati a vedere corpi reali. Il paradosso è evidente. Da anni si parla di body positivity e di accettazione del proprio corpo, ma appena una donna famosa mostra un segno naturale dell'invecchiamento viene sommersa da osservazioni che suggeriscono, più o meno esplicitamente, che avrebbe dovuto nasconderlo. Questa pressione ha conseguenze concrete.
@whatzaraloves6 Can you tell what this week’s taboo on the bus is… for real though, the most natural thing is TO AGE
Secondo diverse ricerche, l'insoddisfazione corporea riguarda donne di tutte le età e tende ad aumentare proprio con l'avanzare degli anni, quando il confronto con ideali estetici irraggiungibili diventa ancora più difficile. Non sorprende quindi che il mercato dei trattamenti anti-age continui a crescere, alimentato anche dall'idea che invecchiare sia un problema da risolvere anziché una fase naturale della vita. Naturalmente, ognuno è libero di ricorrere o meno alla medicina estetica, ma il problema nasce quando una scelta personale smette di essere tale e diventa una pressione sociale. Se una donna decide di non intervenire sul proprio aspetto, non dovrebbe essere derisa. Se decide di farlo, non dovrebbe essere accusata di essere "finta".






