Hollywood e la grassofobia: i corpi non conformi nel cinema e nella tv Da Little Miss Sunshine a Too Much

Una bambina di 7 anni vuole partecipare a un concorso di bellezza ma nessuno la prende seriamente. Perché è troppo piccola? No. Perché non è magra. Succede all'inizio di Little Miss Sunshine. Olive sogna di diventare una reginetta di bellezza, ma il suo corpo sembra escluderla ancora prima che possa provarci. Il film racconta perfettamente il rapporto che il cinema (e la nostra società) ha con i corpi femminili non conformi.

La spalla comica o il prima del glow up, lo stereotipo delle donne grasse a Hollywood

Per molto tempo, Hollywood ha scritto le donne grasse come se il loro peso fosse un genere narrativo. Bastava che entrassero in scena perché il pubblico sapesse già quale sarebbe stato il loro ruolo. Erano l'amica divertente, la collega eccentrica, la sorella autoironica, quella che alleggeriva la tensione con una battuta e aiutava la protagonista a trovare l’amore. Oppure la versione della protagonista prima del glow up, prima che il problema (la grassezza) venisse risolto. La comicità non nasceva dal personaggio e dalla sua personalità, bensì dal suo corpo. Essere grassa era già, di per sé, parte della gag. Era la gag.

Da Rebel Wilson a Come ti divento bella!: quando il peso diventa comicità

Rebel Wilson e Melissa McCarthy ci hanno costruito un’intera carriera. Loro erano sempre e solo le amiche grasse ma simpatiche. In Come ti divento bella!, Amy Schumer interpreta una donna che subisce un trauma cranico, in seguito al quale si vede più bella e magra. L’intera trama del film gira attorno a una donna in sovrappeso che, nell’atteggiarsi sicura di sé, suscita l’ilarità nello spettatore. Il tutto, alla fine, per capire che la vera bellezza è "quella interiore" perché, per Hollywood, è più facile immaginare una donna che in seguito a un trauma cranico si convince di vivere in una realtà parallela, che immaginare una donna grassa e anche bella.

La narrazione del corpo come percorso di crescita, tra dieta e accettazione

Quando il cinema provava a raccontare queste donne con maggiore sensibilità, il copione cambiava solo in apparenza. La risata lasciava spazio all'emozione ma il corpo rimaneva comunque il fulcro della storia. Il film parlava di dieta, di accettazione, di trasformazione, di rivincita. Come se una protagonista grassa avesse sempre bisogno di giustificare la propria presenza sullo schermo attraverso un percorso di crescita legato al peso.

Brittany non si ferma più e il paradosso della perdita di peso sul grande schermo

A fine anni 2010, alcuni film hanno cercato di invertire la rotta. In Brittany non si ferma più, la protagonista è una donna in sovrappeso che capisce che il suo rapporto malsano con il cibo è legato alle sue insicurezze e ferite interiori. Per far fronte ad alcuni problemi di salute dettati dal suo peso, comincia a correre con l’obiettivo di completare la maratona di New York. Nel film, Brittany perde più di 20 kg, arrivando a capire, di nuovo, che il benessere mentale e l’amore per sé stessa sono più importanti della magrezza. Lo capisce, però, dopo aver perso comunque 20kg.

Nel 2018, Dumplin’ (Voglio una vita a forma di me) mette al centro Willowdean, una ragazza perfettamente consapevole del proprio corpo non conforme. Come in Little Miss Sunshine, la protagonista vuole partecipare a un concorso di bellezza rifiutando, però, l'idea che debba modificare il proprio corpo per meritarsi rispetto o visibilità. Il suo obiettivo non è diventare magra ma convincere sé stessa e gli altri che la magrezza non è una conditio sine qua non per esistere.

Il corpo non conforme delle donne nelle serie tv di oggi

I cambiamenti maggiori, però, si trovano nelle serie tv. Nel 2019 è uscita Shrill, una serie in cui la protagonista è una donna in sovrappeso sicura di sé stessa, pronta a mostrare al mondo che lei vale tanto quanto chiunque altro. Survival of the Thickest racconta sempre una donna grassa pronta a ricostruire la propria vita. E l’anno scorso è uscita Too Much. Creata da Lena Dunham, la serie tv mette al centro una giovane donna americana che si trasferisce nel Regno Unito dove spera di vivere "come una delle sorelle Brontë".  A Londra comincia una relazione con un ragazzo - un malessere - che la apprezza così com’è, grassezza inclusa. Queste protagoniste abitano un corpo grasso ma questo non impedisce loro di vivere liberamente. Il peso continua a influenzare il modo in cui attraversano il mondo ma smette di essere motivo di comicità.

@comfort_tv_ Little Miss Sunshine (2006) #feelgoodmovie #littlemisssunshine #indiemovie original sound - comfort_tv_

Oltre il body shaming e l'inclusività, verso una reale normalizzazione sul grande schermo

È una grande differenza narrativa. Per anni l'inclusività si è limitata ad aggiungere corpi diversi sullo schermo, lasciando però intatto il copione. La donna grassa poteva essere presente ma continuava a interpretare il ruolo della spalla comica. Oggi, lentamente, quel copione sembra iniziare a sgretolarsi, anche se la strada è ancora lunga. La vera conquista, infatti, non sarà vedere più protagoniste grasse ma vedere storie in cui la fisicità di chi le interpreta non debba rappresentare necessariamente qualcosa. Vedere donne non conformi senza che siano obbligate a essere d’ispirazione, che possono essere desiderate senza che il film senta il bisogno di spiegare perché. Che il cinema riesca a usare la grassezza per quello che è, una mera caratteristica, non uno snodo della trama.

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