
"Questo spettacolo sarà molto vero. Forse più vero degli altri" Intervista a Giada Biaggi, autrice comica tuttofare tra poco in teatro con il nuovo spettacolo
Chi non conosce Giada Biaggi? Autrice comica tuttofare, scrittrice e comica, scrive romanzi, spettacoli, monologhi, pezzi comici e - da pochissimo - anche canzoni. Presenza stabile sui nostri profili Instagram, vedere la sua crescita è stato uno spettacolo in sé. Ma a proposito di spettacolo. Il suo, l'ultimo, arriva al Teatro Franco Parenti di Milano dal 14 al 17 luglio e si intitola Summer on a Solitary Bitch. Più che uno spettacolo, un happening di stand-up comedy che trasforma l’estate contemporanea in un esilarante catalogo di ansie collettive, desideri irrealizzati e piccoli disastri emotivi. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lei in occasione di questo, per l'appunto, happening.
Intervista a Giada Biaggi, a breve al Teatro Franco Parenti con il suo nuovo spettacolo
Quando le chiediamo di definirsi, Giada Biaggi esce dagli schemi, definendosi autrice in generale: "Mi interessa un’idea di autorialità un po’ anglosassone, in cui la voce viene prima del genere. Puoi stare sul palco, scrivere un libro, fare una battuta, girare un film, e tutto appartiene allo stesso immaginario".
Hai definito "Summer on a Solitary Bitch" uno spettacolo "imperdibile". Qual è la cosa più importante che hai perso in estate?
A vent’anni, un volo per New York. E non potevo permettermene un altro. Perdere un volo per New York in estate significava perdere molto più di un aereo. Forse è stato il mio primo vero momento adulto: scoprire che ad alcuni errori non segue una rivelazione. Segue solo un gate chiuso.
Quale celebrity sarebbe la protagonista perfetta di Summer on a Solitary Bitch?
Una via di mezzo tra Lena Dunham, Chloë Sevigny e Lily Allen. Lena Dunham per la nevrosi narrativa, Chloë Sevigny per la coolness inaccessibile, Lily Allen per quella cosa meravigliosa di riuscire a sembrare pop mentre ti sta raccontando un disastro emotivo.
Qual è il comportamento estivo che ti fa pensare immediatamente: "l'umanità non ce la farà"?
Le crociere e le cavigliere. Le crociere perché David Foster Wallace in Una cosa divertente che non farò mai più aveva già capito tutto: l’inferno non è il dolore, è il divertimento organizzato con il buffet. E le cavigliere perché ogni estate torna questa idea che una donna, appena supera i 28 gradi, debba decorarsi la caviglia come se fosse una tenda di Formentera. La cavigliera mi inquieta: è il punto esatto in cui la libertà femminile incontra il villaggio turistico. Quando vedo una nave da crociera e una cavigliera nello stesso campo visivo penso: l’umanità non ce la farà.
La figura della "solitary bitch" è una rivendicazione, una condizione esistenziale o una conseguenza dell'algoritmo?
È soprattutto una condizione esistenziale. E anche un tributo un po’ blasfemo a Battiato: Summer on a Solitary Bitch nasce da Summer on a Solitary Beach, solo che al posto della spiaggia metafisica c’è una donna sola a teatro a luglio, che è già Schopenhauer con l’aria condizionata. Mi interessa l’idea di fare uno spettacolo estivo in un posto che d’estate sembra quasi contro natura: il teatro. La solitary bitch non è libera perché beve un cocktail davanti al mare. È libera perché, a un certo punto, non ha più voglia di fingersi meno sola, meno intelligente o meno difficile da amare.
Qual è il consiglio peggiore che viene dato alle donne single?
Il consiglio peggiore è: "Lascia perdere. Gli uomini sono tutti stronzi". È un consiglio che sembra femminista, invece non lo è. Capisco da dove venga, ovviamente: a volte l’ho pensato anch’io con una convinzione quasi liturgica. Però a un certo punto diventa una prigione. Ti impedisce di distinguere, di ascoltare, di vedere che non tutti gli uomini sono cattivi: alcuni sono solo goffi, spaventati, emotivamente indisponibili per motivi x. In questo spettacolo vorrei provare a fare una cosa per me quasi rivoluzionaria: parlare bene degli uomini. Uscire dalla mia retorica isterica, dalla tentazione di trasformare ogni uomo in un imputato e ogni relazione in un fascicolo processuale. Penso che ci siano tanti uomini sensibili che, nel loro modo storto, cercano davvero di capirci e di fare del loro meglio. Poi certo, spesso il loro meglio arriva tardi, è scritto male, contiene la parola "boh" e ha una punteggiatura emotiva criminale. Però non sempre è cattiveria. A volte è solo analfabetismo sentimentale con buone intenzioni.
C'è qualcosa che consideravi un fallimento sentimentale a vent'anni e che oggi invece consideri una vittoria?
Sì: non essere scelta. A vent’anni mi sembrava la forma più definitiva del fallimento sentimentale. Se qualcuno non mi voleva, pensavo che quella fosse una diagnosi su di me: sul mio corpo, sulla mia intelligenza, sulla mia possibilità di essere amata. Mi sembrava che l’amore fosse una specie di provino permanente e che ogni rifiuto confermasse che non avevo passato la selezione. Oggi penso che non essere scelta, a volte, sia stata una forma molto poco romantica di salvezza. Non perché il rifiuto faccia meno male - fa malissimo - ma perché ho capito che essere scelta dalla persona sbagliata può essere molto più pericoloso che non essere scelta affatto.
Quanto c'è di autobiografico nei tuoi spettacoli e quanto invece è una versione teatralmente migliorata dei tuoi traumi?
Questo spettacolo sarà molto vero. Forse più vero degli altri. Di solito nei miei spettacoli parto da qualcosa di autobiografico e poi lo deformo, lo porto verso la caricatura, lo rendo più isterico, più grottesco, più teatrale. È un modo per proteggermi, ma anche per trasformare il dolore in una forma comica riconoscibile. In Summer on a Solitary Bitch sento invece il bisogno di fare un passo diverso: essere meno caricaturale, meno difensiva, meno interessata a sembrare brillante a tutti i costi. Non vuol dire che sarà uno spettacolo serio, però sarà più vicino alla verità emotiva delle cose.
Ti è mai capitato di scrivere una battuta pensando fosse esagerata e poi vedere la realtà superarla nel giro di una settimana?
Sì. Avevo scritto un monologo sugli uomini fissati con il Giappone, pensando: "Forse sto esagerando, forse questa cosa è troppo specifica, troppo caricaturale". Poi sono uscita davvero con uno che mi ha parlato di Pokémon e One Piece praticamente per tutto il tempo. E la cosa tragica è che prima di scrivere quella battuta non mi era mai successo.
Cosa c’è nel tuo futuro?
Sto finendo il mio prossimo romanzo, che sarà un memoir. Sto girando un film e ne ho scritto uno, una rom-com, perché a quanto pare continuo ad avere fiducia nell’amore, almeno quando posso controllarne la sceneggiatura. Da pochissimo - due settimane - ho iniziato anche a scrivere canzoni in inglese. Forse una finirà nello spettacolo. E poi vorrei tanto innamorarmi e sposarmi in Scozia. Lo dico senza ironia, quindi spero venga apprezzato lo sforzo.


























































