Sarà una go-go girl summer Nonostante l’indignazione generale

Non avremmo mai immaginato che un babydoll facesse così tanto parlare di sé, nel 2026. E invece la popstar Olivia Rodrigo - che ne ha indossato uno in occasione del Billions Club di Spotify - è stata sommersa di critiche, in un range di assurdità che andava dalla sessualizzazione di un indumento infantile alla promozione della pedofilia. Non c’è neanche bisogno di specificare che questa carica di indignazione dice molto di chi se ne è fatto portavoce e poco invece del significato intrinseco di quel capo. Come cantava Cindy Lauper nel 1983, girls just wanna have fun: vogliamo divertirci, e possiamo farlo anche attraverso gli abiti che indossiamo. 

L’estetica anni Sessanta nella musica pop

Ecco quindi rispuntare, per l’estate 2026, babydoll e abiti a trapezio colorati, Mary Jane e zeppe, foulard e cerchietti a pois. Un’estetica dal sapore anni Sessanta che non rappresenta certo una novità: nel mondo del pop, oltre ad Olivia Rodrigo, anche Sabrina Carpenter ne è un’interprete conclamata. Miniabiti scintillanti, lingerie dressing, platform altissime, capelli bombati e make-up da bambola costruiscono il suo immaginario iper-femminile, che sembra guardare direttamente alla Swinging London. E anche quando i riferimenti non sono espliciti, la grammatica estetica resta quella: silhouette corte, dettagli giocosi, femminilità volutamente teatrale. Non una sensualità discreta o sofisticata, ma qualcosa di apertamente costruito, quasi caricaturale nella sua artificiosità. Ed è forse proprio questo il motivo per cui la sua immagine funziona così bene oggi.

Le go-go girls, ieri e oggi

L’estetica della go-go girl nasce nei club degli anni Sessanta, tra Parigi, New York e Los Angeles,  in un momento in cui la moda giovanile inizia a emanciparsi definitivamente dai codici più rigidi del passato. La minigonna di Mary Quant, i look space age di Courrèges, gli occhi marcati di Twiggy: tutto contribuisce a costruire un nuovo immaginario femminile più libero, dinamico e pop. Le go-go girls - in origine le ragazze che ballavano nei club - diventano il simbolo di una cultura giovanile che vuole mostrarsi, prendersi il proprio spazio, divertirsi. Sessant’anni dopo, quell’estetica torna per ribadire che sì, siamo ancora libere di vestirci come ci pare. Anche quando questo significa interpretare un personaggio, attraverso makeup e silhouette. E se l’era della clean girl o della girlboss sembra essersi avviata verso il suo declino, quest’estate vogliamo essere tutte un po’ go-go girls. 

Come interpretare il trend anni Sessanta

Come? Recuperando la versione più pop e stereotipata degli anni Sessanta. I capi chiave sono i mini dress a trapezio, meglio se in colori pieni come bianco ottico, rosso lacca, rosa bubblegum o nero grafico. Funzionano bene anche le stampe optical, i pois, il PVC lucido e le silhouette geometriche che richiamano la moda space age del decennio. Ai piedi tornano gli immancabili go-go boots bianchi al ginocchio, ma anche ballerine Mary Jane, kitten heels e platform rétro. Anche beauty e hairstyling fanno parte del personaggio: eyeliner marcato, ciglia finte effetto bambola, blush rosato molto evidente e capelli bombati con punte rivolte verso l’esterno. L’obiettivo non è ovviamente ricostruire fedelmente gli anni Sessanta, ma giocare con uno stereotipo rendendolo attuale. Le donne del pop ci stanno riuscendo alla perfezione, ed è proprio l’indignazione che si legge nei commenti che le riguardano a confermare il loro successo. Questo slancio ammiccante verso l’immaginario degli anni Sessanta ci conferma ancora una volta che tutto, nella moda così come nella cultura pop, è destinato a tornare. In un’epoca in cui tutto si condensa in estetiche pronte da consumare per la durata di un trend, possiamo guardare al passato e trovare nuovi modi di essere noi stesse

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