I profumi salati saranno i nuovi gourmand? Dallo zucchero all'umami, la profumeria entra nell'era savory

Per un periodo è sembrato che ogni nuova fragranza volesse essere mangiata. La beauty industry attraversava la sua personale era da pasticceria con vaniglia, panna montata, ciliegie sciroppate, biscotti al burro, pistacchi cremosi e marshmallow che occupavano gli scaffali, i feed di TikTok e le wishlist di mezzo internet. Più un profumo ricordava un dessert, più sembrava destinato a diventare virale. Era una forma di escapismo perfettamente coerente con il momento storico. Negli anni della pandemia e dell’incertezza economica, le fragranze gourmand offrivano conforto immediato. Erano rassicuranti, nostalgiche, infantili nel senso migliore del termine. Con il passare del tempo, però, quella dolcezza quasi compulsiva ha iniziato a mostrare i suoi limiti. Lo stesso desiderio che aveva reso irresistibili i gourmand ha iniziato a cercare nuovi stimoli. La moda abbandonava l’estetica levigata del quiet luxury per riscoprire texture grezze, materiali naturali e un'idea di lusso meno perfetta e più vissuta. Parallelamente, il mondo del food spostava l’attenzione da cupcake e rainbow cake verso fermentazioni, orti urbani, ingredienti stagionali e una nuova fascinazione per il vegetale.

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Dalla bakery alla serra: i profumi gourmand cambiano schieramento

Anche la profumeria ha iniziato a cambiare paesaggio. Non verso una nuova forma di dolcezza, ma verso qualcosa di completamente diverso: foglie di pomodoro, carote, riso, basilico, sesamo, alghe e ingredienti che fino a poco tempo fa sembravano appartenere più alla lista della spesa che alla piramide olfattiva. L’immaginario è cambiato insieme alle note. Al posto della vetrina illuminata di una bakery americana compare una serra assolata nel tardo pomeriggio. Al posto dello zucchero filato arrivano la terra umida, le erbe aromatiche e le foglie schiacciate tra le dita. Una sensualità meno golosa e più materica, che trova fascino nell’imperfezione e nella naturalezza. La nuova Veggies Collection di Jo Malone London fotografa perfettamente questo passaggio. Scarlet Beetroot, Carrot Blossom e Velvety Butternut sembrano usciti dal menù di un ristorante farm-to-table. Nello stesso momento, marchi come Elorea costruiscono fragranze attorno alle fermentazioni coreane con Jang, D’Annam trasforma una colazione vietnamita in profumo con Pho Breakfast, mentre Tsu Lange Yor immagina giardini costieri popolati da cetriolo, coriandolo e foglie verdi in Pool. Quello che inizialmente poteva sembrare un esercizio creativo o una provocazione sta assumendo sempre più i contorni di una vera tendenza. Una che sostituisce il dessert con il raccolto e la pasticceria con l’orto.

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Cos’è davvero una fragranza savory?

Siamo abituati ad associare il termine gourmand a zucchero, a profumi che ricordano biscotti, cupcake, latte caldo o creme da dessert. Eppure la parola non ha mai indicato esclusivamente il dolce. Ha sempre riguardato il cibo, il piacere e l’appetito. Da qui nascondo le nuove fragranze gourmand. Il risultato non sono fragranze che sanno degli avanzi del pranzo di tre giorni fa, ma composizioni più sfaccettate, sofisticate e sorprendentemente eleganti. Il loro fascino sta nell’ambiguità. Sembrano familiari senza essere immediatamente riconoscibili. Ti ricordano qualcosa, ma non capisci subito cosa. Molte delle uscite più interessanti degli ultimi anni si muovono proprio in questa zona grigia. Eyes Closed di Byredo utilizza carota, zenzero e cardamomo per creare una sensualità asciutta e speziata. Aqua Media Cologne Forte di Maison Francis Kurkdjian esplora sfumature erbacee e aromatiche. Bois Pacifique di Tom Ford affianca la tradizionale struttura legnosa a una dimensione quasi culinaria, fatta di spezie e ingredienti che evocano paesaggi più che dessert. Più che odori, sono atmosfere golose.

Dalla vaniglia al pomodoro

Ogni epoca olfattiva ha il suo ingrediente-feticcio. La vaniglia ha dominato gran parte degli anni Dieci. La ciliegia ha avuto il suo momento da protagonista assoluta. Il pistacchio è diventato il sapore ufficiale del beauty TikTok, trasformandosi in una delle note più richieste degli ultimi due anni. Adesso, incredibilmente, tocca al pomodoro. O meglio, alla sua foglia. Tra tutte le materie prime che stanno emergendo nella conversazione contemporanea, la foglia di pomodoro è probabilmente quella che racconta meglio il passaggio dal dolce al vegetale. Verde, aromatica, umida, leggermente terrosa, possiede qualcosa che molte fragranze gourmand hanno progressivamente perso: la capacità di sorprendere. Il suo successo racconta anche un cambiamento più ampio nel modo in cui il lusso costruisce desiderabilità. Negli anni Duemila il prestigio coincideva spesso con l’esotico, con oud, spezie rare, fiori provenienti da luoghi lontani. Oggi il lusso sembra sempre più interessato all’ordinario elevato a esperienza. Un pomodoro coltivato bene, una carota appena raccolta, un mazzetto di basilico diventano oggetti di fascinazione esattamente come un ingrediente raro. Profumi come From The Garden di Maison Margiela, Pluck! di Jorum Studio o Pomodoro di Oneiros dimostrano che non si tratta più di un esperimento isolato. È un immaginario che sta prendendo forma. Lo stesso vale per basilico, rosmarino, salvia, coriandolo e tutte quelle note che ricordano le estati in giardino e l’estetica mediterranea salvata su Pinterest.

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L’era dell’umami è appena iniziata

La vera rivoluzione potrebbe però arrivare dall’umami, il quinto gusto. Per anni la profumeria ha esplorato il dolce, il floreale e il legnoso. Ora inizia a interessarsi a territori che fino a poco tempo fa sembravano impensabili come fermentazioni, alghe, funghi, olive, tè tostati, riso e ingredienti tipici delle cucine dell’Asia orientale. Dietro questa evoluzione non c’è soltanto la voglia di stupire. In un momento storico caratterizzato da sovrastimolazione ed estetica satura di zuccheri, queste fragranze offrono una forma di comfort diversa. Più silenziosa, meno infantile, più vicina all’idea contemporanea di benessere e autenticità. Fragranze come Jang di Elorea, Virēre di Aesop o Salt di Perfumer H sono interessanti proprio per questo. Non cercano di riprodurre un alimento specifico. Tentano piuttosto di tradurre in profumo un immaginario culturale, un rituale, una memoria collettiva. È lo stesso meccanismo che ha trasformato il caffè, il tabacco o il cuoio in categorie olfattive. Solo che questa volta il territorio da esplorare è molto più ampio. Le possibilità sono infinite e talvolta portano a risultati bizzarri come La Foncedalle di Versatile Paris, che ha tra le note di fondo erba, birra, salvia, pollo, burro e muschio o come Polish Potatoes di Bohoboco, che rievoca l’aria dei mercati polacchi.

Garden Gourmand, Savory Botanical e fragranze salate

Più che una tendenza beauty, quella delle fragranze salate sembra l’estensione naturale di una sensibilità culturale già visibile altrove. L’ossessione per gli orti urbani, il successo delle estetiche garden-core, il ritorno delle erbe aromatiche nelle cucine contemporanee, la fascinazione per ingredienti locali, stagionali e imperfetti. La profumeria sta semplicemente seguendo la stessa traiettoria. Dove il decennio scorso cercava comfort nello zucchero, oggi lo cerca nella natura. Dove prima c’era la pasticceria, adesso c’è l’orto. Dove prima c'era il cupcake, adesso c'è una foglia di pomodoro riscaldata dal sole. E se i gourmand hanno raccontato l’epoca dell’eccesso, i nuovi profumi savory potrebbero raccontare quella della materia. Più verdi, più vegetali, più strani. Ma anche molto più interessanti.

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