Smellmaxxing: com'è che la Gen Z è diventata così ossessionata dai profumi? Come i social hanno trasformato il profumo in uno status symbol

Fino a qualche anno fa, soprattutto tra i giovanissimi, il profumo era uno di quegli acquisti che si facevano quasi per inerzia. Un regalo di Natale, una boccetta presa a pochi spicci in profumeria per un occasione speciale. Le note erano semplicissime, prevedibili. Oggi però basta passare qualche minuto su TikTok per imbattersi in ragazzi che discutono di fragranze con una competenza che fino a poco tempo fa apparteneva quasi esclusivamente agli appassionati di profumeria di nicchia. Questo fenomeno ha un nome: smellmaxxing.

Smellmaxxing: com'è che la Gen Z è diventata così ossessionata dai profumi?

Smellmaxxing: che cos'è esattamente?

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Il termine mette insieme smell (odore) e il suffisso -maxxing, che in internet-speak significa portare qualcosa al massimo livello possibile. Praticamente, è lo stesso principio del looksmaxxing, ma applicato al profumo. Quindi, da una spruzzata veloce di qualcosa preso al drugstore, o, diciamocelo, direttamente il deodorante alla Malizia, siamo passati a ragazzini di quattordici anni che parlano con assoluta disinvoltura di piramidi olfattive, di sillage, di layering, di note di fondo. Non solo: scelgono i profumi in base al mood della giornata, sanno esattamente dove spruzzarli per farli rendere meglio, e hanno intere routine per farli durare di più sulla pelle e ottimizzare la formula. 

Come siamo passati dal deodorante a Xerjoff?

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Come ogni fenomeno contemporaneo che si rispetti, anche questo nasce su TikTok. O meglio, dentro PerfumeTok: quella parte di internet in cui il profumo è diventato contenuto a tutti gli effetti tra review, tutorial, classifiche, unboxing di fragranze da centinaia di euro. Un ecosistema con le sue regole, i suoi riferimenti, il suo linguaggio, accessibile praticamente a chiunque abbia uno schermo e un minimo di curiosità. E a un certo punto succede una cosa abbastanza evidente: si viene influenzati e il profumo smette di essere una scelta semplice, tipo mi piace o non mi piace, e diventa qualcosa che si deve saper leggere. Una competenza vera e propria. Bisogna conoscere le note, distinguere le famiglie olfattive o capire quali fragranze rendono di più in termini di complimenti. I creator hanno costruito intere community attorno a questo fenomeno regalando contenuti che vengono seguiti quasi come fossero consigli finanziari. E così una fragranza da 250 euro è passata dall'essere un acquisto da intenditori all'essere il nuovo oggetto del desiderio di chi non ha ancora preso la patente.

Perché proprio i profumi?

La domanda più interessante, però, resta un'altra. Perché proprio il profumo? Perché tra tutte le cose che si possono trasformare in un'ossessione collettiva, questa generazione ha scelto qualcosa che non si vede? Probabilmente perché è esattamente questo il punto. In un momento in cui l'immagine è ovunque, il profumo è uno dei pochi linguaggi che sfuggono completamente allo schermo. Non si fotografa, non si mette in una storia o in un TikTok. Chi guarda il contenuto può solo udire la descrizione e immaginarlo. Si percepisce solo di persona, e in un'epoca in cui quasi tutto passa da uno schermo, già questo è abbastanza raro. Eppure anche il profumo, alla fine, sembra aver seguito la stessa traiettoria di qualsiasi altra passione online. Quello che nasce come gusto personale, condiviso da una cerchia ristretta di appassionati, rischia di trasformarsi in una performance, in una lista di acquisti, in una continua ricerca della prossima fragranza da aggiungere alla collezione. L'idea di costruire una propria identità olfattiva lascia spesso spazio a scaffali sempre più pieni e profumi che diventano virali nel giro di pochi giorni. E come accade con tutto ciò che diventa un trend, l'unicità finisce per essere inseguita attraverso le stesse raccomandazioni, gli stessi creator e gli stessi algoritmi. Quindi, nel tentativo di distinguerci dagli altri, finiamo ancora una volta per assomigliarci tutti un po' di più.

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