La storia del looksmaxxer che usa le sue lacrime per ammorbidire i capelli Avete letto bene

Checché ne dica Publio Terenzio Afro, che sosteneva "Homo sum, humani nihil a me alienum puto" (Sono un essere umano, niente di ciò ch'è umano ritengo estraneo a me) ci sono delle cose che ritengo estranee a me, donna contemporanea di 30 anni. Mi risulta estranea, ad esempio, la composizione e la storia delle Katseye, il meme di Nick Wilde (la volpe del film Pixar Zootopia) che dice "scuba" e tutto il movimento dei looksmaxxer. Intendiamoci. Conosco il fenomeno, lo osservo e lo studio per interesse antropologico e professionale, ma questo non vuol dire che io lo senta vicino, relatable, coinvolgente, comprensibile da un punto di vista umano ed empatico. Nonostante il grande interesse nel beauty. Perché cosa è - questo movimento di giovani uomini rabbiosi e soli, interessati solo ad essere belli e a performare una mascolinità da cartone animato (Johnny Bravo ma senza buona fede) - se non il beauty e il wellness strumentalizzati e offerti come arma agli uomini più fragili?

Il beauty secondo i looksmaxxer

Pensateci. Questi ragazzi giovani e già tradizionalmente carini di nascita decidono di cambiare il loro aspetto. Vogliono tutti più o meno le stesse cose: spalle larghe, mascelle scolpite, una chioma perfetta. Se ne vanno in giro in canottiera con qualsiasi clima per mostrare i muscoli, sostengono che le donne siano obiettivi da conquistare e non fanno altro che trasmettere la loro vita in streaming. Abusano di steroidi, non studiano e non lavorano (non nel senso tradizionale del termine, almeno), sono misogini e soli, terribilmente soli. Si affiancano alle figure politiche e ideologiche che possono dargli più visibilità in quel momento, senza idee e senza convinzione. Una sclerotizzazione di un'ossessione -  quella per il mondo della bellezza nel senso più ampio del termine - che dal femminile cola sul maschile, portandosi dietro idiosincrasie proprie dell'essere uomo oggi, con tutta la paura e la rabbia che questa condizione comporta.

Il tizio che si mette le lacrime nei capelli per renderli più morbidi

È lapalissiano quando, ad esempio, Dillon Latham (looksmaxxer vicino alla cricca di Clavicular) afferma di spargere le sue lacrime tra la sua folta chioma, perché li rendono più morbidi grazie al sale. Ovviamente non ha senso. Il sale, i capelli, li secca. Per questo, quando usciamo dal mare, abbiamo delle onde imperfette-ma-perfette e le punte che sembrano paglia. Per questo, ancora, gli spray che cercano di imitare l'effetto dell'acqua salata vanno usati con parsimonia e sempre seguiti con un trattamento nutriente e idratante. Il sale, al massimo, potrebbe essere utilizzato per fare un delicato scrub della cute, o per assorbire l'olio in eccesso. But still, con cautela e consapevolezza.

Nessuno pensa a verificare le informazioni sul beauty fornite dai looksmaxxer, tantomeno i looksmaxxer

I looksmaxxer non sono mica interessati alla verità, solo alla performance. Non all'efficacia (o meno) del sale sulla chioma, ma al dire la cosa che fa più click, più visualizzazioni, più personaggio, più fake. Più looksmaxxer, appunto. Nelle loro mani curate il beauty (quello distorto, che usa i linguaggi giusti ma in maniera sbagliata, che non si cura delle reali applicazioni) diventa uno scagnozzo pericoloso, una spalla viscida, un'arma da brandire, una rivendicazione folle per raggiungere obiettivi che non sono possibili, se non grazie a un corredo genetico ben preciso e non modificabile. Non ancora, almeno, anche se c'è anche chi ci sta provando. È una slippery slope pericolosa, perché si stacca dalla realtà dei fatti per diventare una rappresentazione teatrale, ma senza segnalarlo e fingendo di essere la realtà. E in un mondo piagato, da una parte, dall'ossessione per una bellezza sempre più esclusiva-nel-senso-che-esclude e, dall'altra, da una distorsione della verità online ormai rituale - anche a causa dell'intelligenza artificiale e dell'erosione del senso critico dell'utente medio - il potere di influenzare i giovani uomini è come la pietra filosofale. Se cade nelle mani sbagliate è la fine