Un giorno la nostalgia avrà la meglio su di noi Nessuno ci aveva avvertito che diventare adulti significasse struggersi pensando al passato

I pomeriggi passati davanti a Italia Uno, a finire i compiti velocemente per guardare Il Mondo di Patty, le Winx o Dragon Ball. A collezionare i poster di Zac Efron e sognare di indossare le gonne sopra ai jeans e gli stivali al ginocchio della All Star. Sono ricordi così vividi che si percepiscono come se fossero appena dietro l’angolo. Quelle giornate passate in compagnia della tv ricordano un periodo della nostra vita in cui tutto era più semplice. Nessuna responsabilità, nessuna spesa, nessuna preoccupazione. Anche se in realtà non era proprio così. Ci ricordiamo di quell’episodio in cui Raven mangia l’aragosta a cui è allergica e le si gonfiano le mani. Non ci ricordiamo, però, del litigio dei nostri genitori che avveniva nella stanza accanto. Ci ricordiamo delle infradito platform di Lizzie McGuire ma il nostro cervello ha oscurato il commento offensivo fatto dal bulletto della classe. Ci ricordiamo di Doraemon e Yu-Gi-Oh ma non dell’insicurezza e inadeguatezza che si portano dietro quelle fasi della vita.

La nostalgia come rifugio

È naturale, quindi, che con il passare degli anni agogniamo a tornare a quel candore e quella serenità; un desiderio di escapismo per rifugiarci in quel che già conosciamo. Riguardare e rivisitare i media con cui siamo cresciuti - siano questi Malcolm in the Middle oppure Oceania - ci permette di immergerci nuovamente in quell’ottimismo un po’ ingenuo. Si moltiplicano le responsabilità e le preoccupazioni e, direttamente proporzionale, si moltiplica anche la nostra voglia di tuffarci nei bei vecchi tempi. Se ci aggiungiamo le guerre, la crisi economica, fomo, cambiare casa, fare la spesa e fare i conti a fine mese, affrontare suocera, cognato, nipoti, parenti e mal di testa ricorrenti cosa rimane? Tutto questo per?

Se il futuro non è promettente, allora scappiamo nel passato

Si è persa quella prospettiva di successo e abbondanza. Non abbiamo trovato ad aspettarci il futuro che serie tv e cartoni animati sembravano prometterci. Compi 30 anni e, sorpresa, non vivi a Manhattan in un trilocale con i tuoi amici con cui esci tutti i giorni nonostante abbiate lavori, ritmi e vite differenti. Il sogno si è spezzato. La soluzione migliore sarebbe quella di accettare e comprendere la successione delle diverse fasi della vita, abbracciare quella in cui siamo e viverla al meglio, anche se questa non include corni francesi blu o una vita sociale iperattiva. La soluzione più semplice è, invece, rituffarci nel passato e crogiolarci nella consapevolezza che non tornerà indietro. Non sappiamo lasciare andare e non sappiamo lasciarci andare. Abbiamo paura a voltare pagina e dire addio alla versione di noi stessi cristallizzata nel passato e che ormai non ci appartiene. Ci attacchiamo con le unghie e con i denti a quello che, anche solo per un pomeriggio, può riportarci indietro, almeno con la mente. Ed ecco che arrivano remake, reboot, sequel, live action, spin off, adattamenti e chi più ne ha più ne metta. Non cerchiamo più storie nuove, vogliamo solo rivivere quelle vecchie e illuderci di star crescendo con loro.

È uscito il sequel del remake del reboot del live action

Solo nel 2026 usciranno quasi un centinaio di prodotti non originali, fra sequel, adattamenti, spin off e reboot. Per citarne alcuni, ad aprile ci aspettano il sequel di Malcolm in the Middle, Il Diavolo Veste Prada e Ready or Not. È un mercato incredibilmente florido perché, se abbiamo imparato qualcosa, l’abilità del capitalismo è intercettare le sensazioni e i bisogni dei consumatori e, possibilmente, offrirne una versione di bassa qualità ma confezionata a puntino. Perché anche quella dell’arte e dell'intrattenimento è pur sempre un’industria e il motto è: minima spesa massima resa. L’operazione nostalgia è sempre, o quasi, una scommessa vincente. Non c’è bisogno di un investimento creativo, non è necessario puntare a un prodotto di qualità perché curiosità e malinconia porteranno comunque le persone in sala. Poi a lamentarsene sui social ma, ormai, l’acquisto è stato fatto. Il mondo dell’intrattenimento è un po’ l’ex tossico che ti fa gaslighting per convincerti che il problema sei tu. Non è lui. Una manipolazione emotiva che, come in ogni relazione disfunzionale che si rispetti, porta benefici solo a una delle due parti.

Ma se è questo che vogliamo, che problema c’è?

C’è che così perdiamo curiosità e stimoli. Perdiamo prospettiva perché siamo troppo concentrati a stare fermi e guardare indietro. C’è che la forza della creatività si spegne, l’ardore e il coraggio nel proporre cose nuove svaniscono in favore della ricerca del compitino più semplice ed efficace. Ci ritroveremo i film al cinema con gli hook di TikTok per non farci scrollare e cambiare sala. C’è che fra 30 anni, se il mondo non è andato a fuoco, osserveremo questo periodo e ci chiederemo cosa ne rimane se non una mostra permanente delle emozioni passate fossilizzate.