
Partireste mai solo per fare skincare? Una nuova generazione di viaggiatori sta scoprendo le destinazioni attraverso i propri rituali di benessere piuttosto che attraverso i luoghi simbolo
Viaggiare è una questione di prospettiva e di punto di vista. C’è chi sceglie una meta in base ai luoghi simbolo che la rappresentano e la raccontano, come chi si reca a Parigi per visitare il Louvre; dall’altra c’è chi preferisce scoprire la città attraverso i suoi riti quotidiani. Si tratta di tutte quelle attività collaterali che ci consentono di abbandonare i panni del turista per indossare quelli del cittadino, anche se per poco. Basti pensare a chi, nella stessa capitale francese, ignora musei e monumenti per dedicarsi al tour delle boulangerie. Questa seconda opzione sta prendendo sempre più piede negli itinerari dei travel addicted. A conquistare i viaggiatori di tutto il mondo, soprattutto i giovani, è un fenomeno in particolare: il glowmad, crasi tra glow e nomad. I dati Skyscanner rivelano che il 40% della Gen Z cerca skincare store in viaggio e l’interesse per la cosmetica coreana su Reddit è cresciuto del 96% anno su anno. Ciò dimostra che il beauty ed il wellness sono diventate delle priorità in viaggio e che chi visita la Corea del Sud desidera fare un’esperienza che trascende la semplice visita turistica.
Perché vogliamo fare tutti una glowcation? Le vacanze dedicate alla cura della pelle
Nel 2024, Seoul ha accolto ben 1,17 milioni di pazienti internazionali, registrando una crescita del 93,2% (dati del Ministero della Salute coreano/KHIDI) che testimonia l’evoluzione epocale del turismo medico-estetico coreano. L’attrazione verso questo mondo è guidata anche dal fascino estetico dei protagonisti dei K-Drama e dal carisma delle K-Pop idol, diventate icone globali. La capitale della Corea del Sud ospita oggi un vero e proprio pellegrinaggio estetico e le nuove generazioni varcano le soglie delle cliniche con consapevolezza. Ad incentivare queste pratiche è l’estrema accessibilità e avanguardia del sistema. Dal botox ai trattamenti laser: sono parte integrante della routine quotidiana, offerti a prezzi super competitivi. Per orientarsi in questa metropoli del benessere, ci sono due quartieri imperdibili: Myeongdong, dove scoprire le ultime tendenze in fatto di prodotti skincare, e Gangnam, distretto che ospita la più alta concentrazione di cliniche al mondo. Nel primo quartiere potete perdervi tra le scaffalature infinite che testimoniano la potenza economica del mercato K-Beauty, stimato a 13,24 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita annua del 6,5% (The Business Research Company). Queste sono solo alcune delle tappe che si possono inserire in un itinerario per organizzare la perfetta Glowcation, una vacanza all’insegna dell’eccellenza dermatologica sudcoreana.
WeRoad e il viaggio alla scoperta del K-beauty
WeRoad, una delle realtà di viaggi più apprezzate da Gen Z e Millenials nel panorama contemporaneo, ha saputo intercettare il trend, creando un itinerario ad hoc dal titolo: Corea del Sud: tra K-Beauty e Tradizione. A testimoniare il crescente interesse per questi luoghi, sono proprio i numeri del brand, che ha registrato un +40% di prenotazioni estive anno su anno. Il percorso bilancia sapientemente le due prospettive menzionate all’inizio. Abbiamo il racconto dei luoghi simbolo come il palazzo reale di Seoul, dove indossare l’hanbok e il pittoresco villaggio di Gamcheon a Busan, ma anche il relax nella Jjimjilbang, con l’innovazione dei trattamenti locali. I partecipanti potranno testare il trattamento viso Aquapeel e godere di un’analisi personalizzata del cuoio capelluto, per poi dedicare un’intera giornata alla “beauty exploration” tra i corridoi di Olive Young, la catena di Health & Beauty più famosa della Corea. Uno dei format virali del momento su TikTok da fare in compagnia della propria comitiva è infatti quello di dividersi all’interno del negozio e mostrare i propri acquisti uno per volta, dopo aver concluso lo shopping. La piattaforma ha creato un mix unico tra storia e innovazione estetica, ma ci ha lasciato anche un interrogativo: voi partireste mai solo per fare un’attività tipica del luogo o per accedere agli stessi servizi che definiscono la quotidianità di un vero local?
