Abbiamo trasformato il fallimento estetico in un genere di intrattenimento Dai reality tv ai video su TikTok, la chirurgia estetica ci interessa soprattutto quando va male

La creator Magda Mysz una mattina si è svegliata e ha deciso di tendere un tranello ai suoi follower: con l'aiuto di protesi e make-up ha finto di aver subito un'iniezione di botox andata male, che le aveva completamente deturpato il viso. A quel punto, nei commenti, è iniziata una pioggia di "dimmi che è uno scherzo". Uno scherzo lo era davvero - e, a dirla tutta, lei lo aveva persino scritto nella didascalia, che, a quanto pare, nessuno legge - ma questo non le ha impedito di ottenere più di 4 milioni di visualizzazioni e qualche migliaio di commenti indignati. Non è una novità: i fallimenti della chirurgia estetica attirano l'attenzione. Su TikTok basta cercare botched botox, filler migration o plastic surgery gone wrong per ritrovarsi in un feed di labbra sproporzionate, sopracciglia immobili e visi gonfi. Ci sono persone che documentano la propria esperienza, chirurghi che commentano gli interventi altrui e utenti che arrivano nei commenti per decretare, spesso dopo aver visto pochi secondi di video, se un trattamento sia riuscito oppure no. Nel frattempo, milioni di persone guardano.

La Schadenfreude e il successo di Botched

Dopotutto, un trattamento estetico riuscito tende a essere piuttosto noioso da raccontare. Ci sono un prima, un dopo e, possibilmente, nessuno dovrebbe accorgersi di quello che è successo nel mezzo. Un trattamento andato male contiene invece una piccola dose di suspense: vogliamo capire cosa è successo, quanto sia grave e, soprattutto, se ci sia un modo per rimediare. Come scrive Dazed, si tratta di una forma di curiosità morbosa, mescolata alla cosiddetta Schadenfreude, ovvero una sensazione di leggero piacere nel sapere che qualcosa di brutto sta accadendo agli altri, e non a noi. Così si spiega, almeno in parte, il successo di programmi come Botched, che dal 2014 ha trasformato gli interventi estetici andati male in un format televisivo. Ogni episodio segue una struttura piuttosto semplice: c'è qualcuno che ha cercato di modificare il proprio aspetto, qualcosa è andato storto e due chirurghi arrivano a rimettere insieme i pezzi. Il risultato è un mix di medicina, confessioni personali e momenti che oscillano tra il grottesco e il voyeuristico

@7bravoau Times you don’t want the upsell #botched #filler original sound - 7Bravo Australia

Il fascino per la chirurgia, prima di TikTok

Una certa fascinazione per la chirurgia estetica, pur in tutte le sue contraddizioni, esiste da molto prima di TikTok e dei reality televisivi. Nel luglio 2005, Steven Meisel fotografava Linda Evangelista e altre modelle per Makeover Madness, editoriale di Vogue Italia - all’epoca diretto da Franca Sozzani - dedicato alla chirurgia estetica. Volti bendati, cerotti, aghi e corpi fasciati si muovevano all'interno di un immaginario volutamente ambiguo. Le immagini satirizzavano l'ossessione per la trasformazione fisica, ma allo stesso tempo la trasformavano in uno spettacolo estremamente glamour. Il risultato stava proprio in quella contraddizione: il volto bendato suggeriva qualcosa di invasivo, doloroso e potenzialmente inquietante, ma nelle fotografie di Meisel diventava anche un'immagine da desiderare.

@yuksel_tugce Jumpscare. Really exposing myself here

La post-surgery aesthetic e il nuovo immaginario beauty

Se l’editoriale di Vogue fece scalpore, però, è perché all’epoca la chirurgia estetica non si poteva considerare ancora del tutto sdoganata, o comunque era ancora distante da un immaginario, per così dire, quotidiano. Oggi, al contrario, bendaggi, cerotti, gonfiori e fasciature sono diventati immagini immediatamente riconoscibili. Magda Mysz ha potuto simulare un botox andato male ed essere creduta da milioni di persone, anche perché tutti sappiamo più o meno che aspetto dovrebbe avere un volto rovinato dalla medicina estetica. Nel frattempo, i segni della chirurgia sono usciti dalla sala operatoria per diventare parte dell'immaginario beauty e fashion. Dazed parla di una crescente post-surgery aesthetic, fatta di cerotti, fasciature e accessori che sembrano volerne evocare l’aspetto. Pensate al controverso Seamless Sculpt Face Wrap di Skims, lanciato nel 2025 e andato sold out in meno di ventiquattro ore: richiamava esplicitamente il bendaggio indossato dopo un lifting, ma prometteva di modellare il viso senza bisogno di interventi chirurgici.  È proprio questa familiarità ormai acquisita con la chirurgia estetica, probabilmente, a rendere possibile il successo del botched content. Ci sembra di muoverci in un ambito del quale conosciamo abbastanza bene le regole, i rischi e i possibili fallimenti, con la rassicurante convinzione che, almeno questa volta, non è successo a noi

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