
Woman Unknown è l’unico titolo di una regista in concorso a Venezia83 Ed è un ottimo film
Woman Unknown è stato messo al centro delle discussioni attorno Venezia83 prima ancora della sua presentazione durante la manifestazione. Il film è infatti l’unico diretto da una donna (la danese May el-Toukhy) concorso alla Mostra del Cinema, fatto che ha portato tutti ad interrogarsi sul motivo di una tale scarsità di professioniste in uno degli eventi più importanti per l’industria a livello mondiale, il quale ha evidenziato un problema sistemico all’interno della catena del settore dello spettacolo.
La questione della parità di genere a Venezia83 e nell'industria del cinema
È di fatto la carenza di finanziamenti e investimenti ad opere di autrici che porta spesso ad un numero ridotto di prodotti diretti da donne. Un problema al vertice della questione sulla parità di genere all’interno delle maglie dello spettacolo che dovrebbe far riflettere su come si produce, chi si produce e perché. Nonostante una falla a priori in una sfera lavorativa in cui ci si augura che le cose comincino a cambiare, è impossibile non rimproverare al festival la poca lungimiranza nel dire che le opere si valutano solamente in base alla loro fattura. Questo perché un festival dovrebbe fare da finestra su una società da cui così esclude la metà della società stessa, dimostrando quindi uno sguardo troppo ristretto. Dimenticando che il cinema, come tutte le arti, ha anche un valore il quale va oltre la sola e presunta qualità.
La trama di Woman Unknown, il dramma di May el-Toukhy ambientato nel dopoguerra
Detto questo, Woman Unknown parla perfettamente da solo, rappresentando con dignità e talento la categoria delle registe, di cui May el-Toukhy porta decorosamente la bandiera nella sezione ufficiale del festival. Ambientata al principio della fine dell’occupazione tedesca e del terrore della seconda Guerra Mondiale, l’opera racconta delle conseguenze del conflitto, riflettendo su quali possono essere o meno le colpe delle persone. Al centro c’è la figura di Marie (Mathilde Arcel), che da governante di una sontuosa casa sta per diventare la moglie del proprietario, un imprenditore facoltoso a capo di un’azienda che produce guanti. La relazione sembra basarsi su un onesto trasporto, ma la classe sociale della giovane e i modi patriarcali e borghesi dell’uomo rendono il rapporto fragile.
Protagoniste complesse e moralmente ambigue
Scritto insieme a Maren Louise Käehne e assolutamente libero da qualsiasi giudizio o remora, Woman Unknown prosegue sulla strada tratteggiata dalla regista che non ha paura di portare al pubblico personagge ambigue e problematiche, pronte a lottare per la loro sopravvivenza pur se ciò significa sacrificare qualcun altro. Come per il precedente Queen of Hearts, anche stavolta l’autrice si confronta con la condizione di mors tua vita mea che porta le protagoniste a compiere atti inconcepibili. Nell’opera del 2019 la protagonista Anne intraprendeva una relazione sessuale col figlioccio minorenne. Stavolta Marie deve fare in modo che la sua vita passata non torni alla luce così da assicurarsi gli agi del presente, oltre che stare lontana dalla rabbia di un popolo la cui resistenza sta cerchiando, marchiando e umiliando tutti coloro che hanno fatto in qualche modo parte delle fila tedesche durante la guerra mondiale.
Lo stile narrativo di Woman Unknown e il successo a Venezia83
Anche nello stile, soprattutto narrativo, el-Toukhy si svicola dalle convenzioni restituendo un cinema strettamente d’autore, ma di cui aggiorna alcuni codici. Alla gravosità che spesso questo genere contiene, che serve anche a stabilire la mole artistica e contenutistica di un’opera, la regista e sceneggiatrice alterna scene i cui scambi sono sostenuti e cadenzati, così da dare un ritmo interno alla complessità che propone, il che si riflette nell’andatura della narrazione. Un motore che dà autorevolezza al lavoro filmico, e che insieme non perde né la storia né gli spettatori, i quali si ritrovano dentro al dramma e dentro la mente di una protagonista che continua a indagare la natura delle persone e cos’è che può definirle buone o cattive. Un’opera su cui l’attenzione era alta e che non delude le aspettative. Sperando possa essere un’ulteriore apertura per fare sempre più spazio alle autrici del domani e, perché no, anche di oggi.























































