Johnson & Johnson: la maxi causa da miliardi che scuote l’azienda del talco L'azienda propone un maxi accordo per chiudere oltre 76mila richieste di risarcimento collegate al rischio di tumore ovarico

Il talco per bambini di Johnson & Johnson, conosciuto in tutto il mondo come Baby Powder, è al centro di una delle più grandi controversie legali affrontate dalla multinazionale americana. Johnson & Johnson ha proposto un accordo da circa 5,5 miliardi di dollari per chiudere migliaia di cause intentate da donne che sostengono che l’utilizzo di prodotti a base di talco sia collegato a casi di tumore alle ovaie. L’intesa riguarderebbe circa 76 mila richieste di risarcimento e rappresenterebbe il tentativo dell’azienda di mettere fine a oltre quindici anni di contenziosi giudiziari. Secondo quanto riportato da Reuters, l’accordo non costituisce un’ammissione di responsabilità da parte della società, che continua a respingere le accuse.

Le accuse sul talco, l'amianto e il rischio di tumore

Il caso nasce dalle denunce di migliaia di consumatrici che hanno accusato Johnson & Johnson di non aver adeguatamente informato sui possibili rischi legati ai suoi prodotti a base di talco. Al centro della disputa c’è soprattutto il possibile legame tra l’uso del talco nelle zone intime e l’aumento del rischio di tumore ovarico, oltre al timore di una possibile contaminazione da amianto, una sostanza riconosciuta come cancerogena. L’azienda ha sempre sostenuto che il proprio talco fosse sicuro e ha negato che esista una prova scientifica definitiva capace di dimostrare un rapporto diretto tra l’utilizzo dei suoi prodotti e lo sviluppo del cancro. In una nota ufficiale, Johnson & Johnson ha ribadito la propria posizione, spiegando di aver scelto la strada dell’accordo per risolvere una lunga controversia giudiziaria e garantire maggiore certezza sul futuro dell’azienda.

@cjnlegalnurse 12/13/25 A California jury awarded $40 million to two women who developed ovarian cancer after decades of using J&J baby powder. Jurors found the company knew about cancer risks and failed to warn consumers. This is one of the first talc trials to move forward after J&J’s bankruptcy strategy collapsed.

Il dibattito, però, non riguarda soltanto i tribunali. Nel 2024 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato il talco come "probabilmente cancerogeno per l’uomo" (gruppo 2A). La valutazione si basa su prove limitate negli esseri umani relative al tumore ovarico e su evidenze provenienti da studi sperimentali. La stessa IARC ha sottolineato che la classificazione riguarda il potenziale pericolo della sostanza e non significa che ogni esposizione al talco provochi necessariamente un tumore.

@ethenostrofflaw It was advertised for vaginal use and completely unnecessary. I’m so sorry if this product has affected you. #babypowder #jandj #lawyer #cancer original sound - The TikTok Lawyer

Gli sviluppi giudiziari e l'impatto sul futuro del brand

Negli anni la vicenda giudiziaria ha avuto sviluppi contrastanti. Alcune giurie statunitensi hanno riconosciuto risarcimenti milionari alle donne che avevano fatto causa, mentre altri tribunali hanno respinto le accuse contro l’azienda. Johnson & Johnson aveva anche tentato di risolvere il contenzioso attraverso una procedura fallimentare della controllata LTL Management, ma il tentativo è stato bloccato dai tribunali americani. La battaglia sul talco è diventata così un caso simbolo del rapporto tra grandi multinazionali, consumatori e trasparenza. Al di là della cifra miliardaria dell’accordo, resta una domanda centrale: quali responsabilità devono assumersi le aziende quando emergono dubbi sulla sicurezza di prodotti utilizzati ogni giorno da milioni di persone? Per le donne coinvolte, molte delle quali hanno raccontato il proprio percorso con la malattia, l’accordo rappresenta un riconoscimento economico dopo anni di battaglie legali. Per Johnson & Johnson è invece il tentativo di chiudere una delle crisi reputazionali più importanti della sua storia.

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