Ora Planned Parenthood deve vendere trattamenti estetici per sopravvivere Se il futuro della salute sessuale passa dal Botox il problema non è solo economico

Negli Stati Uniti alcune cliniche di Planned Parenthood hanno iniziato a offrire Botox e presto potrebbero aggiungere anche filler ed epilazione laser. Non è un rebranding improvviso né l'ennesimo tentativo di cavalcare il boom della medicina estetica. Dietro questa svolta c’è un buco di bilancio da circa 100 milioni di dollari provocato dai tagli federali introdotti dall’amministrazione Trump, che negli ultimi mesi hanno contribuito alla chiusura di oltre cinquanta sedi dell’organizzazione in tutto il Paese. Per una rete che garantisce accesso a contraccezione, screening oncologici, test per le IST, terapie ormonali e assistenza riproduttiva, trovare nuove entrate è diventata una questione di sopravvivenza. Così Planned Parenthood Mar Monte, la più grande affiliata dell’organizzazione con trenta cliniche tra California e Nevada, ha deciso di entrare in uno dei mercati più redditizi del momento, quello della bellezza. Botox a prezzi ridotti, flebo per l’idratazione, telemedicina dedicata alla perimenopausa e altri servizi pensati per generare liquidità da reinvestire nelle attività sanitarie tradizionali. In altre parole, la salute sessuale sta finanziando se stessa attraverso l’industria che più di ogni altra ha imparato a monetizzare il desiderio di migliorarsi.

@sexedfiles Botox at planned parenthood? how do we feel about this? #plannedparenthood Shadow Glow - NathSoulz

Quando il benessere sessuale entra nel reparto beauty: il caso di Planned Parenthood

Se l’idea di prenotare un'iniezione di Botox nello stesso luogo in cui si effettua un test per le infezioni sessualmente trasmissibili sembra assurda, probabilmente è perché non abbiamo ancora realizzato quanto il confine tra wellness sessuale e beauty industry sia già diventato sottilissimo. Negli ultimi dieci anni il sesso è stato completamente riscritto attraverso il linguaggio del benessere. I vibratori sono passati dai sexy shop ai concept store. I lubrificanti sembrano sieri skincare. Le caramelle che promettono di migliorare l'odore o il sapore vaginale vengono confezionate come integratori beauty. I sex toys vengono raccontati come strumenti di self-care, non come accessori erotici. Parallelamente, la sexual wellness economy è esplosa fino a diventare un mercato che potrebbe superare i 68 miliardi di dollari entro il 2035 e che comprende skincare per la vulva, integratori per la libido, dispositivi LED per il cosiddetto "ringiovanimento vaginale", trattamenti rassodanti e persino filler genitali. Da un lato questa trasformazione ha avuto effetti positivi. Ha normalizzato conversazioni che per decenni sono rimaste confinate nel territorio del tabù. Dall’altro ha esteso alla sessualità la stessa logica che governa l’industria beauty, ossia: se qualcosa può essere migliorato, allora probabilmente dovrebbe esserlo. Il problema è che quando ogni parte del corpo diventa un progetto di ottimizzazione, spesso può trasformarsi in una nuova fonte di insicurezza. Non è un caso che nell’ultimo decennio, come ha dichiarato a Dazed l’educatrice sessuale Danielle Bezalel, l’interesse per procedure come la labioplastica sia aumentato parallelamente alla crescita delle ansie legate all’aspetto dei genitali.

@ellengendlermd Medspas and Planned Parenthood are not peanut butter and jelly. Just say no to this as a Hail Mary. #plannedparenthood #filler #botox #dermatologist #medspa original sound - Dr. Ellen Gendler

Chi sta davvero beneficiando di questa alleanza?

I sostenitori dell’iniziativa ricordano che il Botox non è soltanto un trattamento anti-età. Viene utilizzato anche per il bruxismo, le emicranie croniche e in alcuni percorsi di affermazione di genere. Inoltre, se una struttura dispone già di personale medico qualificato, offrire questi servizi a costi inferiori rispetto alle cliniche private può rappresentare una forma concreta di accessibilità e riduzione del danno. La domanda centrale, però, non è se Planned Parenthood debba o meno somministrare Botox. La vera domanda è perché una delle organizzazioni più importanti per la salute riproduttiva americana sia costretta a cercare nel settore estetico una strategia di sopravvivenza. La vicenda racconta qualcosa di più ampio delle difficoltà finanziarie di una singola organizzazione. Racconta un sistema in cui i finanziamenti pubblici destinati alla salute sessuale vengono progressivamente ridotti mentre l’industria della bellezza continua a crescere senza sosta. Lo spazio lasciato vuoto dalla politica viene occupato dal mercato. E il mercato, come sempre, segue ciò che produce valore economico. Per questo la storia di Planned Parenthood e del Botox non riguarda davvero il Botox. Riguarda un momento storico in cui monetizzare l’ansia estetica appare più sostenibile che finanziare l’accesso alla sanità. Riguarda una cultura che considera il diritto alla salute sessuale negoziabile, mentre il desiderio di apparire più giovani continua a generare profitti. Quella presa da Planned Parenthood è una soluzione pragmatica, forse inevitabile. Ma il fatto che una clinica debba levigare rughe per continuare a garantire contraccezione, screening oncologici e assistenza riproduttiva dovrebbe farci discutere molto più del Botox stesso.

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