
Glow-up a gennaio? Non sempre è necessario Per iniziare (bene) il 2026 non serve trasformarsi
Accade all'inizio di ogni anno nuovo. Puntuale allo scoccare della mezzanotte, assistiamo al solito, prevedibile scenario: account Instagram che si riempiono di lunghissimi recap dei dodici mesi appena trascorsi (e diciamocela tutta, chi ha davvero voglia di leggerli?), feed TikTok che pullulano di video tutorial su come diventare la versione migliore di sé stessi a partire da gennaio, infinite liste di buoni propositi che vedono le voci “dieta e palestra” perennemente in cima. Ammettiamolo: questa narrazione del new year, new me ci ha stancato. E se invece di rincorrere l’ennesimo glow-up programmato a tavolino ci concedessimo il lusso di iniziare il 2026 senza dover dimostrare nulla a nessuno?
I buoni propositi del 2026: miglioramento o ricerca di validazione?
Se prima il miglioramento personale era un processo del tutto intimo, oggi è diventato un vero e proprio format, un linguaggio condiviso fatto di prima e dopo, di routine giornaliere accuratamente documentate, infinite liste di obiettivi e storytelling motivazionali. Il punto centrale, oggi, non è più quello di migliorare sé stessi, ma di cercare validazione online. Parliamo di un cambiamento che non riguarda solo l’aspetto fisico, ma anche la carriera, le relazioni, la salute mentale, il modo in cui spendiamo il nostro tempo: ogni trasformazione deve essere visibile, misurabile e possibilmente esteticamente piacevole. Questa frenetica corsa alla perfezione ci convince che ogni inizio debba coincidere con radicali modifiche al nostro stile di vita, in cui stasi e normalità non sono contemplate. Siamo di fronte a una narrazione iper-performativa dove c’è poco spazio per chi non vuole cambiare pelle, per chi è stanco o per chi semplicemente vuole continuare così com’è.
@kiyana.ebrahimi being high maintenance to be low maintenance… #glowuptips original sound - kiyana <3
Glow-up a gennaio: possibilità oppure obbligo?
Gennaio, in questo senso, diventa il terreno perfetto su cui proiettare aspettative irrealistiche. È il mese delle ri-partenze forzate, dei reset totali, delle promesse fatte più per aderire a un immaginario collettivo che a un reale bisogno personale. Ci ritroviamo a fare i conti con bilanci interiori e aspettative sociali, e, proprio quando siamo al culmine della stanchezza, ci viene chiesto di ripartire, di fare meglio, di fare di più. Il risultato è che il glow-up smette di essere una possibilità e diventa un obbligo, trasformando l'inizio dell'anno in una fonte di ansia piuttosto che di slancio. La verità? Il calendario non ha il potere di azzerare chi siamo e farci ricominciare da capo: non tutto ha bisogno di essere aggiustato, ottimizzato o riscritto solo perché l’anno è cambiato.
L'importanza di prendersi il proprio tempo
Restare uguali, o semplicemente prendersi il tempo di capire cosa (e se) vogliamo cambiare, non significa rimanere indietro. Forse è arrivato il momento di smettere di considerare la stabilità come una mancanza e ricordarci che il miglioramento non dovrebbe essere una gara né un contenuto da monetizzare. In una società che ci spinge costantemente a mostrare la nostra versione migliore, scegliere di non aderire immediatamente a questa logica, rivendicando il diritto alla normalità, può essere il gesto più sovversivo di tutti. Non tutti i percorsi hanno bisogno di una svolta spettacolare, né di essere raccontati in tempo reale: alcuni processi richiedono lentezza, silenzio e continuità, elementi che non si prestano alla narrazione patinata tipica dei social, ma che spesso sono quelli più autentici.
Come iniziare (bene) il 2026
Iniziare (bene) il 2026, allora, non significa trasformarsi radicalmente, ma concedersi la possibilità di restare fedeli a sé stessi. L'anno nuovo può cominciare anche senza grandi promesse: in un mondo che ci chiede continuamente di aggiornarci e migliorare, scegliere di non forzare il cambiamento può essere la via più sana da seguire. In fondo, non tutti i glow-up sono visibili, e non tutti devono partire da gennaio.


















































