
Siamo troppo cinici per credere nell’amore? Le commedie romantiche hanno perso la loro centralità culturale, per lasciare spazio ad una narrazione dell’amore molto più sfaccettata
Mi ricordo quando si andava da Blockbuster. Nella mia famiglia, c’era una serata settimanale designata: mio papà mi accompagnava davanti al distributore automatico di DVD e aspettava pazientemente che io sfogliassi tutto il catalogo per scegliere un film. Il genere cambiava raramente: commedie romantiche. I primi anni Duemila sono stati una fucina di rom-com a lieto fine, più o meno comiche, dalle sceneggiature più o meno riuscite. L’amore non va in vacanza, 27 volte in bianco, Prima o poi mi sposo (The Wedding Planner), 50 volte il primo bacio, Ricatto d’amore. Storie diverse, stesso finale: l’amore, in qualche modo, vinceva sempre. Forse è stata proprio quell’overdose adolescenziale di happy ending a farmi restare addosso una certa idea di romanticismo. O forse, se per qualche sera mio papà si fosse ribellato ai discutibili gusti della componente femminile della famiglia, oggi non mi guarderei intorno un po’ spaesata chiedendomi: che fine hanno fatto le rom-com?
La fine delle commedie romantiche (per come le conoscevamo)
La risposta breve è che le rom-com non sono scomparse: hanno semplicemente smesso di raccontare l’amore come facevano prima. Negli ultimi anni, il genere si è piegato - e in alcuni casi spezzato - sotto il peso di una realtà sentimentale molto meno lineare di quella a cui ci aveva abituato. Film come The Drama (2026) o Oh, Hi! (2025) iniziano con tutte le premesse di una commedia romantica classica - l’incontro, l’attrazione fisica, la complicità - per poi sabotarle dall’interno, trasformando il racconto in qualcosa di più ambiguo, a tratti disturbante. Non è più interessante vedere due persone che si scelgono, ma capire perché riescano o meno a farlo. Anche quando il tono resta più leggero, il centro emotivo si è spostato altrove. Nel film del 2019 Someone Great, per esempio, la rottura non è un ostacolo da superare ma il punto di partenza: il vero arco narrativo non è romantico, ma individuale. L’amore c’è, ma perde centralità, lasciando spazio all’amicizia e alla crescita personale. Il lieto fine, se esiste, non coincide più necessariamente con la felicità di coppia.
L’amore in forma adolescenziale
Nel frattempo, le storie d’amore più tradizionali sembrano essersi rifugiate in un immaginario adolescenziale (forse i trentenni hanno un problema con la nostalgia dei tempi andati?). Serie di successo globale come The Summer I Turned Pretty o Maxton Hall, insieme a titoli come È colpa mia, continuano a raccontare relazioni romantiche, a tratti problematiche, fatte di scelte assolute e sentimenti iperbolici. Ma è un amore che appartiene soprattutto alla giovinezza - o a una sua versione idealizzata - spesso nato e sviluppato su piattaforme come Wattpad, dove il romanticismo nella sua forma più canonica resta ancora un linguaggio dominante. Per il pubblico adulto, invece, l’amore è diventato qualcosa di più ambiguo, frammentato, da guardare quasi con sospetto. App di dating, ghosting, relazioni senza definizione: la realtà sentimentale contemporanea è fatta di zone grigie, e anche il cinema si è adattato ad uno scenario sempre più sfaccettato. Non ha davvero smesso di parlare d’amore, ma ha smesso di raccontarlo nella sua versione più semplice ed edulcorata.
Le eccezioni, e una nuova industria cinematografica
Le eccezioni esistono, ma sono sempre più rare. Film come Anyone but you (2023) e The Idea of You (2024) sono tra i pochi esempi recenti di rom-com classiche con un forte investimento produttivo e mediatico: star riconoscibili, campagne marketing importanti, una struttura narrativa familiare. Ma sono poche, per questo si fanno notare e fanno parlare di sé, in molti casi producendo critiche e scetticismo. Quindi, cosa sta succedendo? Siamo diventati tutti troppo cinici e introspettivi per concederci un’ora e trenta di disillusione romantica? Oppure la ragione va cercata non tanto nel pubblico, ma nel modo in cui è organizzata oggi l’industria cinematografica globale (o, più nello specifico, statunitense)? Le rom-com classiche erano film a medio budget (se paragonati, ad esempio, a colossal dell’epoca come Troy o Il Gladiatore), costruiti attorno al carisma delle star e a una distribuzione cinematografica capillare. Oggi quel tipo di investimento è diventato sempre più raro: tra blockbuster e produzioni indipendenti, lo spazio per storie piccole ma mainstream si è assottigliato. Le piattaforme streaming continuano a produrre contenuti romantici, ma spesso con un approccio diverso, più seriale o più algoritmico, meno legato all’evento cinematografico. Senza star system, senza marketing massivo, senza l’idea stessa di appuntamento in sala, anche la rom-com ha perso parte della sua centralità culturale, diventando un genere che esiste ancora, ma che difficilmente lascia il segno.
