"L'SFX make-up è una possibilità" Intervista a Greta Giannone, make-up artist che trasforma il familiare in estraneo

L'SFX make-up è una possibilità Intervista a Greta Giannone, make-up artist che trasforma il familiare in estraneo

Under The Beauty Radar è il format di nss G-Club che indaga gli artisti della bellezza cercando di andare un po’ a fondo. A fondo al concetto di bellezza stesso, alle ispirazioni, alle contaminazioni, alle sperimentazioni. Era dunque da aspettarselo che una puntata sarebbe stata dedicata a Greta Giannone. Per intenderci, è la make-up artist che ha realizzato il trucco di Olly, Gaia, Rkomi, ma è anche tanto altro. Sotto la superficie, questo è quello che ci ha raccontato, a partire da sé e dalla sua storia per andare a nuotare nei meandri del potere transformativo del make-up, che non rende solo molto attraenti, fa anche tantissimo altro.

Intervista a Greta Giannone, make-up artist SFX che ha truccato (anche) Gaia e Olly

Presentati al nostro pubblico

Sono Greta Giannone, ho 27 anni e sono siciliana, nata a Noto ma cresciuta in provincia di Varese dal 2003 in poi. La mia passione per il trucco è nata in Sicilia, guardando lavorare mia mamma (all’epoca truccatrice) e mio zio, tutt’ora truccatore e responsabile del reparto trucco e parrucco del Teatro Greco di Siracusa dall’anno 2000. Ho passato le mie prime primavere ed estati in quel luogo, tra attori e costumi. Se mi cerco, mi vedo ancora incantata tra quegli allestimenti e ricostruzioni. Subito dopo il diploma in scienze umane mi domandavo se continuare su quella linea e studiare Filosofia o ritornare a qualcosa di più viscerale ma di artistico, ricercavo un’espressione, probabilmente avevo bisogno di alleggerirmi dopo un’adolescenza intensissima di emozioni contrastanti. Ho deciso di iscrivermi all’accademia di trucco BCM e di seguito ho studiato Effetti speciali alla Scala di Milano. So che c’è del destino in tutto questo.

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Descrivi il tuo stile artistico in tre parole

Mutante, sexy, gore.

Sei una make-up artist, ti occupi di star e cantanti ma anche di protesi e SFX make-up. Cosa è più nelle tue corde?

Mi sento entrambe le cose e non mi riconosco completamente in una sola direzione. Se penso a ciò che sento più nelle mie corde, direi che è proprio il dialogo tra i due mondi. Mi riconosco in entrambe perché, in fondo, rispondono a due esigenze diverse ma complementari del mio modo di creare, o anche solo di vedere. Il make-up può essere un gesto di ascolto, l’SFX make-up è una possibilità, è surrealismo iper-realista. Credo che questa dualità non sia una contraddizione. Il make-up in vive sempre su questi due poli: da un lato rivela, dall’altro altera. È un linguaggio che definisce e riscrive. In questo senso mi riconosco in questa oscillazione: tra il rispetto di ciò che è e il desiderio di immaginare ciò che potrebbe essere. É tensione continua e questo tiene vivo il mio lavoro. Il mio approccio cambia in modo molto netto, anche se la radice rimane la stessa. Il make-up è la parte più silenziosa del mio lavoro, è valorizzazione, osservazione, capacità di entrare in sintonia con un volto. È un gesto delicato, quasi intimo. Trovo gratificante la delicatezza. Cerco un equilibrio che sia credibile, senza interrompere l’identità di chi ho davanti, se ad esempio parliamo di un artista (talent) o celebrity. C’è una componente molto relazionale, quasi empatica. Gli effetti speciali attivano una parte più istintiva e questo mi richiede di entrare in una logica completamente diversa. È un approccio più transformativo, ma si sviluppa attraverso fasi molto tecniche, dimensioni progettuali, sculture, stampi, conoscenza dei materiali, processi chimici, tutti step che richiedono controllo. È una precisione quasi “meccanica” ma anche più libera, è una superficie narrativa più alterata, lavoro per illusioni che possano risultare credibili, anche quando portano lontano. In entrambi i casi, make-up e prosthetic, rimane centrale la dinamica della verità.

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Intervista a Greta Giannone, make-up artist che trasforma il familiare in estraneo

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Ci racconti il tuo percorso lavorativo e professionale?

Ho iniziato intorno al 2019, post diploma e durante il corso di trucco. Scattavo con amici fotografi e stylist junior, ci serviva materiale e ci serviva metterci in gioco, farci conoscere. È servita tanta perseveranza e fiducia in quello che facevo, la mia famiglia in questo è stata fondamentale, perché erano loro a dirmi tu sai quello che fai, in realtà quello che facevo era davvero solo crederci. I riscontri poi sono arrivati. Videoclip musicali, magazine, e così via. Negli anni il mio lavoro si è evoluto, oggi faccio parte dei team di artisti che amo, anche come persone. Tra il 2024 e il 2025 ho lavorato al mio primo film come head prosthetich department, Orfeo di Virgilio Villoresi, presentato all’82esima mostra internazionale del Cinema di Venezia. È un progetto che porto nel cuore perché è un piccolo miracolo. Ci sono tante cose da fare!

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Come nasce un look da copertina? Raccontaci il tuo processo creativo

Un look da copertina nasce dall’interazione dei diversi reparti, tradurre e portare l’idea su un piano più concreto, operativo. Il mio processo creativo parte indubbiamente dalla ricerca del senso, che considero fondamentale. Spesso, nei moodboard dei progetti, mi capita di trovare tantissime reference (anche legate al mondo del prosthetics) inserite perché d’impatto, totalmente ingiustificate, senza una reale motivazione narrativa. Mi chiedo: perché?! Cosa sta sostenendo questo? Credo che un processo creativo, per funzionare davvero, ha bisogno di intenzione, io ho bisogno di entrare dentro la parentesi narrativa, o almeno che ce ne sia una. Fidatevi, spesso non c’è. Io comunque mi auto alimento, guardando da sempre tanto tanto cinema, penso che conoscere sia un ottimo modo di/per saper vedere.

Nel campo del SFX make-up, in Italia, emerge poco. Il grande pubblico non conosce gli artisti. Come mai, secondo te?

Da un lato c’è sicuramente una questione culturale, l’SFX è spesso associato al cinema di genere o a produzioni molto specifiche, rimane lontano dal linguaggio più immediato della moda o della beauty industry, anche se negli ultimi anni ci sono stati degli inserti interessanti tra SFX e moda. Non si ha piena consapevolezza di queste figure o di questo settore, rimane un territorio poco raccontato, e va bene, per me è come preservarlo dall’abuso. Detto questo mi auguro che possano evolversi le condizioni del cinema Italiano e che favoriscano l’uso del prostetico per raccontare storie diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati.

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L’SFX make-up non cerca la bellezza ma l’effetto. Cosa cambia? Credi ci sia qualcosa di rivoluzionario in questo?

Cambia tutto. Ha un obiettivo diverso, in assoluto quello di risultare credibile. Lo definirei perturbante, legato al concetto Freudiano di “Das Unheimliche”, che indica proprio il “familiare reso estraneo”, rompe una percezione abituale della realtà, una frizione mentale, anche solo per poco. Potremmo definirlo, o potremmo credere, che ci sia qualcosa di rivoluzionario non per la ricerca della non-bellezza ma per il fatto che si svincoli completamente da questo parametro. È un linguaggio che non ha la pretesa né l’obiettivo di piacere, a volte è semplicemente necessario e questo è di per sé rivoluzionario. “La trasformazione avviene perché non può non avvenire”. 

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Quali trend make-up ami e quali invece proprio non sopporti? Tu segui i trend in generale?

Un trend che amo glitter lip combo, uno che odio il blush make-up, ma solo perché non significa niente. Non amo di per sé il concetto di trend, né il modo in cui si generano e consumano. Il mondo dei social è affamato di contenuti, tutto immediato e transitorio, poche vere novità. É difficile che un professionista non ritenga i trend ripetitivi nella loro grammatica visiva.

Ci sono make-up artist che segui e che ci consiglieresti di seguire?

Sadhbhnicuidhir, yurybelyavskiy, izzigalindofx. Loro per me sono disturbanti, affascinanti e divertenti.

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