Nella serie In Utero il cuore della storia è una clinica della fertilità Su HBO Max Italia con Sergio Castellitto

Mettiamo subito le cose in chiaro: In Utero è una buona serie. Non è una grande serie, ma è buona serie. È arrivata su HBO Max Italia, ma non è una produzione originale della piattaforma. È un’operazione che non stona. Non è potente come si spererebbe dai prodotti nazionali destinati a una finestra streaming così contraddistinta, ma mostra le luci e le crepe dei progetti nazionali. Luci e crepe che, nel progetto ideato da Margaret Mazzantini con la doppia regia di Maria Sole Tognazzi e Nicola Sorcinelli, possiamo osservare da vicino.

Trama e temi di In Utero: identità, genitorialità e fertilità

Intanto c’è il coraggio del tema. Non inedito, ma trattato con attenzione in un prisma di puntate che ne mostrano i vari lati e aspetti, ponendo tante prospettive per cercare di restituire un quadro ed essere il più plurale possibile, partendo da una clinica per la fertilità in Spagna, a Barcellona, e espandendosi in un ventaglio di individualità umane, singole e/o in coppia. Su questo sfondo, i temi secondari sono le relazioni, la genitorialità e il bisogno di dare la vita. Si parla di identità, sessuali e di genere, che nel microcosmo di un unico luogo di lavoro cercano di aprirsi ad un racconto un po' troppo convenzionale, ma quantomeno provandoci.

Cast di In Utero: Sergio Castellitto, Maria Pia Calzone e nuove promesse

Un altro elemento di peculiarità è come queste molteplicità vengono messe in campo da In Utero, facendo di ogni episodio l’inizio di una nuova storia che si incrocia poi insieme alle altre, scegliendo volti dell’industria italiana riconoscibili ma freschi. Si va dai capostipiti, Sergio Castellitto e Maria Pia Calzone, e si è cercato poi di integrare con dei giovani in ascesa prendendo in carrozzeria Romana Maggiore Vergano, Enrico Borello, Marianna Fontana e Michela Rossi. Senza non considerare i già avviati Thony, Maya Sansa e una scoperta della serialità quale Sara Drago, affacciatasi al grande pubblico con la Call My Agent - Italia di Sky, o l’esordiente Alessio Fiorenza che si prende a carico una fetta sostanziosa della trama complessiva di In Utero.

Una buona serie, ma c'è un ma

Il nodo che però viene al pettine della serie è che, seppur i temi risultano moderni, sono scritti in maniera lineare e recitati con capacità ma non sono esaltanti, non hanno quella finezza in sceneggiatura che renderebbe imperdibile gli episodi. In Utero soffre di una certa stanchezza che fa arrivare alla fine dello show rallentati, senza brio. Una buona serie, appunto, ed è già più che sufficiente nella media alta della serialità italiana. Ma si sostiene più per le tematiche che per l’infrastruttura. È meritevole ma non eccelsa. Il racconto conduce lo spettatore a interrogarsi a propria volta sugli argomenti che vengono messi in ballo, ma in maniera un po' separata dalla serie stessa, che quindi si allarga al di là dello schermo. Forse, alla fine, è proprio questo che dovrebbe fare una storia, e In Utero accade

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