Perché Taylor Swift si sta sposando al Madison Square Garden? Le nostre teorie e molto altro

Su Twitter non si parla d'altro. Taylor Swift si sposa (con Travis Kelce, ma questo è un dettaglio secondario) al Madison Square Garden, a New York City. Avete capito bene: uno stadio a Midtown Manhattan completamente bloccato per la cerimonia di matrimonio, e con lui molte delle strade (e delle stazioni della metropolitana) attorno. Security ai massimi livelli, poliziotti a ogni angolo, transenne ed elicotteri, più di mille ospiti attesi e speculazioni su dress code e lista invitati. Il weekend, poi, è di festa. La festa dell'amore della popstar, certo, ma anche il weekend del 4 luglio, importantissimo per gli statunitensi, in cui si celebra l'indipendenza degli USA, che quest'anno compiono 250 anni. La domanda sorge spontanea: perché lì e perché ora?

Teoria 1: Taylor Swift è una sposa egocentrica e vuole tutta l'attenzione su di sé

La prima teoria è la più facile e anche la più misogina, infatti è quella adottata in larga parte da quello che la stampa ama chiamare il popolo-del-web. Si ipotizza, infatti, che tutte le decisioni in merito a questo matrimonio appartengano alla sposa, una bridezilla fatta e finita, che vuole tutta l'attenzione su quello che reputa essere l'evento della sua vita, il desiderato, il volutissimo, l'affrettatissimo, il cringe-issimo matrimonio. Se così fosse, avrebbe funzionato. Swift non è una novellina, e sa benissimo come attirare l'attenzione, nel bene e nel male. Consapevole del suo potere, avrebbe dato alla stampa e al pubblico l'americanata del secolo, l'Evento con la E maiuscola, quello da ricordare negli anni. La CNN, ad esempio, ha organizzato una diretta sullo stadio, con tanto di aggiornamenti orari sui movimenti degli sposi. Insomma, ha funzionato, e non c'erano molti dubbi

Teoria 2: è una questione di sicurezza e di privacy

Se questa è l'opinione (e la teoria) comune dei detrattori della cantante di Style (bei tempi) un'altra versione trova spazio tra i fan. Essendo uno stadio - già rodato per match e concerti di grandi dimensioni - si tratterebbe di un'opzione sicura, facilmente controllabile nei flussi di persone e nella security, e per questo sarebbe anche l'opzione che garantirebbe più privacy, almeno per quanto riguarda quello che ci succede dentro. Swift, dopotutto, ha una storia molto triste per quanto riguarda stalker e individui che, pensando di potersi arrogare qualche diritto su di lei, si sono presentati in una delle sue residenze in giro per il mondo, e sono poi stati allontanati dalle forze dell'ordine. È facile intuire perché la sicurezza possa essere un tema delicato per lei e per i suoi invitati. Più difficile è, forse, credere alla questione privacy. Anche perché possiamo immaginare - ma non ne abbiamo la certezza - che le foto verranno date in esclusiva a un magazine et similia. I più livorosi, infine, fanno notare: se voleva sposarsi in privato, non avrebbe potuto fare come Zendaya e Tom Holland? Famosissimi, seguitissimi: eppure non abbiamo ancora visto neanche un frame del matrimonio. Questa sì che è privacy e sicurezza!

A prescindere da tutto: è giusto che una popstar miliardaria blocchi una città?

Entrambe le teorie hanno dei punti di forza e dei punti deboli. La prima, come già accennato, risulta un po' caricaturale e misogina. È davvero possibile che le decisioni siano tutte solo e soltanto della donna della coppia, che tra l'altro ha una storia molto ben documentata di polarizzazione del pubblico? Se venisse fuori che l'idea è stata di Kelce, potremmo aspettarci reazioni diverse? E poi: è davvero colpa di una donna se si ossessiona con quello che ci è stato inculcato essere l'unico (o quasi) momento importante della sua vita, anche in barba al successo globale? Per la teoria numero 2, le crepe sono in bella vista. Una diretta continua sulla venue non è esattamente privacy, e forse anche dal punto di vista delle sicurezza attirare questa quantità di attenzione internazionale sul matrimonio non è proprio il massimo.

A parte tutto, però, viene da chiedersi: è giusto che una popstar milionaria possa decidere di bloccare una parte di una grande città durante un weekend di celebrazione nazionale solo perché può? In un mondo in cui si allarga sempre più forte non solo il malcontento generale nei confronti dell'economia e della classe dirigente, ma anche una diminuzione oggettiva della qualità di vita e un incremento che sembra unstoppable di divario tra ricchi e poveri, le persone sono un po' stanche. Dello strapotere dei soldi, della fama e del potere, del subire le decisioni eccentriche di personaggi pubblici e poi di sentirne parlare ossessivamente per settimane. Forse, dunque, il punto sta qui: nella progressiva privatizzazione dello spazio pubblico e in quello che siamo disposti a subire. Nel discomfort che individui normali che vogliono prendere la metro in una giornata di festa nazionale devono tollerare a beneficio di Taylor Swift e Travis Kelce, net worth combinato 2.9 miliardi di dollari.

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