Vale ancora la pena seguire i consigli del BookTok? Tra clamore mediatico, FOMO e algoritmi: cosa resta dell’autentica cultura della lettura?

Nel corso delle nostre vite da lettori siamo passati dagli Young Adult fantasy/distopici come Percy Jackson e The Maze Runner a libri strappalacrime e tragici come quelli di John Green fino a qualsiasi cosa avesse porno-fate e giocatori di hockey sudaticci. Per non parlare dei libri strappalacrime, fra Colpa delle Stelle, Cercando Alaska o The Perks of Being a Wallflower.  Se non c’era almeno un morto, io non li leggevo. Sono pur sempre una zillennial. Chi ormai è quasi arrivato ai trenta si ricorderà del periodo delle magliette “they are not only books” con alcune lettere sostituite dai simboli di saghe come Harry Potter, Hunger Games, Divergent, quello in cui indossavamo i nostri gusti letterari con orgoglio, fra collane con il simbolo multifandom, i tatuaggi degli Shadowhunters fatti con il pennarello o con la matita occhi, le t-shirt del Campo Mezzosangue. Come molti di voi, questi libri mi hanno praticamente resa ciò che sono e ognuno di loro faceva parte di qualcosa di più “grande”.

L’arrivo del BookTok e la FOMO da lettura

Poi ho iniziato a lavorare in libreria ed ecco arrivare il Fabbricante di Lacrime. L’ho letto perché su Instagram e TikTok ne parlavano tutti e io volevo essere aggiornata sulle tendenze. Lo stesso per Colleen Hoover e il suo It Ends With Us, anche lui ovunque prima ancora che si pensasse di farci un film. Non credo di essermi accorta di quanto il BookTok influisse sui miei acquisti finché non mi sono resa conto di stare leggendo qualsiasi cosa mi consigliasse la bookfluencer di turno che annunciava l’arrivo in Italia dell’ultimo “fenomeno negli USA”. Ancora oggi, aprendo il mio feed, sono sommersa di consigli di lettura che a volte mi ritrovo a seguire, anche controvoglia. Dov’è finita la gioia dell’andare in libreria e scoprire cosa sia arrivato quella settimana? Passo più tempo a pianificare quali libri comprare in base alla loro data d’uscita che effettivamente a leggerli, quei libri. Perché sì, inevitabilmente ti prende la FOMO e a un certo punto ti ritrovi ad accumulare pile e pile di romantasy tutti uguali con il solito shadow daddy scontroso e sexy da morire. Così, ho iniziato a chiedermi se il problema fossi io, se dopo anni a seguire le mode letterarie del momento mi fossi improvvisamente risvegliata da un Matrix fatto di romance e book boyfriends.

Cosa pensano davvero i lettori di BookTok e Bookstagram

Da un sondaggio condotto tra lettori di età diverse su Bookstagram è emerso un dato interessante: molti leggono oltre venticinque libri all'anno, frequentano queste piattaforme da uno o due anni e utilizzano più Bookstagram che BookTok per cercare ispirazione per le prossime letture. Fin qui nulla di sorprendente. A far riflettere è altro: l’82% degli intervistati considera esagerato l’hype attorno ai libri consigliati sui social e il 54,5% afferma che la fiducia in queste piattaforme è diminuita nel tempo. Continuiamo a seguire i trend, insomma, ma con un classico russo sconosciuto ai più nell’altra mano. Tra gli aspetti più apprezzati c’è la possibilità di scoprire libri nuovi grazie ai creator di nicchia e quell'entusiasmo contagioso che nasce da recensioni, haul e readalong, indicato dal 73% dei partecipanti. Ma lo stesso 73% individua anche il principale difetto: tutti consigliano più o meno gli stessi libri, trasformando la TBR in una collezione di titoli virali. Le critiche non finiscono qui. Molti segnalano sponsorizzazioni poco trasparenti, libri mediocri trasformati in fenomeni editoriali, la difficoltà di trovare spazio in una community già consolidata e la tendenza a glorificare relazioni tossiche o autrici celebrate più per i temi trattati che per la qualità della scrittura. C'è anche chi denuncia uno squilibrio nella promozione degli autori e una generale mancanza di autocritica nel settore. Eppure, nonostante tutto, il 45,5% considera l’impatto di BookTok e Bookstagram complessivamente positivo. Forse ha ragione chi osserva che spesso attribuiamo a queste piattaforme più importanza di quella che hanno davvero: alla fine dovremmo essere noi lettori a decidere cosa merita di essere letto. Non è semplice, certo, ma riconoscere il problema è già un buon punto di partenza.

Anche i bookfluencer subiscono la pressione dei trend

Se i lettori ormai pensano che il BookTok abbia più bassi che alti, dall’altra parte dello schermo la situazione non è poi così diversa. Ho chiesto a cinque bookfluencer di raccontarmi la loro esperienza.  TheBookishGents ammette senza troppi giri di parole: “Iniziando con la paura di restare indietro e con il bisogno di stare in trend, mi sono ingabbiato nel parlare di titoli e generi esclusivamente di moda. Quando ho cambiato atteggiamento ho visto la partecipazione calare, così come il dialogo con la community, perché i titoli che leggo non sempre combaciano con la moda del momento e di conseguenza non si trova (e vedo spesso che non si vuole trovare) un punto di incontro.” EllyBookNerd racconta qualcosa di simile: “Prima entravo in libreria e vagavo tra gli scaffali senza una meta precisa, lasciandomi guidare soprattutto dall’istinto. Oggi, invece, sono molto più aggiornata sulle novità editoriali e sui libri di cui si parla online. È inevitabile sentire anche una certa pressione verso il libro del momento, ma cerco sempre di restare coerente con i miei gusti: una trama deve davvero incuriosirmi per spingermi a leggere un titolo. Non mi lascio trascinare solo dalla FOMO.” InkReadiblesBooks la vede da una prospettiva diversa: “Secondo me sono diventata più consapevole, complice anche il fatto di una lettura più serrata e di un maggiore consumo di libri. […] Adesso riesco quasi a percepire a impatto quale potrebbe essere una storia che fa per me e quale no”. Libriconfragole è l’eccezione: “Il mio io lettore non è mai cambiato: sono sempre quel ragazzo entusiasta di avere un libro tra le mani e perdermici per ore, riflettendo sui temi proposti e sognando assieme alle storie. Ciò che innegabilmente è cambiato è l’approccio alla lettura, che ora è anche metodico in quanto è anche un lavoro, dunque devo organizzarmi per leggere rispettando delle scadenze!”. E poi c’è LaLibreriadiJosh che porta una storia più personale: “Grazie al BookTok sono tornato a leggere. Crescendo è stata una passione che ho abbandonato, fino a dar via tutta la mia libreria. Un giorno scorrendo su TikTok, iniziano a comparirmi creator che portavano contenuti sui libri, fin quando La canzone di Achille aveva riempito i miei Per Te, nominato anche da noti influencer che seguivo.  […] E così ho ricominciato.”

Il problema non sono i creator, ma il sistema

Se l’82% dei lettori intervistati trova l’hype esagerato, spesso dietro quell’hype ci sono persone che, almeno in parte, ne subiscono le stesse conseguenze. Il problema è strutturale: non è colpa di chi crea contenuti, è il sistema algoritmico che a quanto pare ha delle falle mostruose. È tutto fatto per i numeri e quei numeri, se non ci sono, possono portarti anche all’oblio. E poi c’è la questione della gabbia del sentirsi obbligati a trattare sempre gli stessi generi per non deludere il proprio pubblico. TheBookishGents è il più diretto nel dire che quando ha smesso di inseguire i trend, la partecipazione è calata. Il dialogo con la community si è ridotto semplicemente perché i titoli di cui parlava non combaciavano più con la moda del momento. Per InkReadiblesBooks questa non è una gabbia, “ma è una fantastica copertina di plaid adagiata per terra, in cui se vai fuori c’è l’erba e ti bagna i piedi, possibilmente, ma sulla coperta si sta molto bene, e così vivo il mio genere di letture”. Non è una costrizione, è semplicemente che sulla coperta si sta meglio. È un equilibrio difficile.

Il futuro del BookTok: declino o evoluzione?

Sul futuro le voci si dividono. TheBookishGents è il più netto: “Al momento credo che stiamo andando verso il tramonto dei creator e del concetto di influencer pari a quello che ci trasciniamo dietro dal 2012/13 circa. Il valore dei book social si sta abbassando di parecchio, diventando fin troppo pop corn, venduto e generalista per poter effettivamente avere un’importanza culturale, o un valore come l’onestà e la genuinità, la passione. L’unico valore che ha è di mercato, sulla base dei book creator che muovono le masse sui titoli più commerciali.” Libriconfragole è più ottimista e parla di “un ritorno a una maggiore spontaneità e genuinità, senza gli orpelli dell’artificio”. EllyBookNerd punta tutto sulla costante: “Alla fine, al di là delle piattaforme, penso che ciò che conta davvero sia il desiderio di raccontare storie e creare connessioni attraverso i libri. LaLibreriadiJosh la vede come una fase di crescita naturale: “Credo che siamo diretti in un mondo che legge di più, parlando finalmente di lettura sui social. Cosa succederà quando tutto questo sarà finito? Non lo so, lo scopriremo”. InkReadiblesBooks, infine, crede che ci sia “tanto spazio per tutti ed è giusto entrarci quanto più possibile nei modi più compatibili”.

Vale ancora la pena seguire i consigli del BookTok?

Forse il BookTok non è poi così diverso dalle magliette "they are not only books”. È un modo di fare comunità attorno ai libri, con tutti i difetti e le contraddizioni che questo comporta. La differenza è che adesso ci sono anche i dati, le sponsorizzazioni, gli algoritmi. E tocca a noi fare la nostra parte, imparando a non farci prendere dal panico se non abbiamo il fenomeno del BookTok appena uscito fra le mani e che magari leggeremo fra due mesi (o tre anni). Forse dovremmo solo tornare in libreria e scoprire cosa c’è di nuovo sugli scaffali, o guardare la recensione di un libro su Instagram valutando effettivamente se potrebbe piacerci o meno, anziché prenderlo a scatola chiusa o quasi. O forse dovremmo semplicemente tornare a essere dei semplici lettori. La trama conta più dell’hype, sia con i libri che nella vita.

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