
Le mostre da vedere a maggio 2026 in Italia Dai progetti dedicati a Alessandro Mendini e Ettore Sottsass per chi ama il design alla fotografia di Lisetta Carmi
Maggio in Italia è quel periodo dell’anno in cui anche chi normalmente dice “io l’arte contemporanea non la capisco” finisce, prima o poi, dentro una mostra con aria assorta. Succede perché è il mese in cui il sistema dell’arte si riaccende completamente. Venezia entra in modalità Biennale, Milano torna a performare la propria coolness metabolica offrendo più di ottimi brunch, Roma si riscopre teorica, la provincia italiana piazza colpi da fuoriclasse e persino città normalmente fuori dai radar del turismo culturale diventano destinazioni da weekend intelligente. Le mostre da vedere sembrano accomunate dal fatto che quasi nessuna cerca davvero di rassicurare lo spettatore. Non c’è molto escapismo, poca decorazione fine a se stessa, pochissima arte da “sfondo per stories”. Tornano invece il corpo, il conflitto, la memoria politica, il design come critica del presente, la fotografia come immersione nelle identità marginali, l’appropriazione come arma culturale. È come se ci chiedessero di recuperare densità, tempo, attenzione, disponibilità a entrare dentro universi spesso contraddittori. E allora capita che una mostra sul turismo a Venezia parli in realtà della nostra incapacità di abitare il mondo; che una retrospettiva su Miles Davis diventi un viaggio dentro l’idea stessa di metamorfosi; che Ai Weiwei usi tonnellate di acciaio per ricordarci che le tragedie non finiscono quando smettono di fare notizia. In un presente che consuma immagini alla velocità dello scroll, queste esposizioni provano ancora a rallentare lo sguardo.
Le mostre da vedere a maggio 2026 in Italia
Igor Grubic – Modica
La Laveronica Gallery di Modica dedica a Igor Grubić una mostra che sembra un archivio di detonazioni politiche ancora attive. Early Works non è una semplice retrospettiva giovanile. È, piuttosto, il laboratorio dove nasce una delle pratiche artistiche più radicali dell’Europa post-jugoslava. Grubić mette in scena l’arte come attrito permanente contro l’apatia sociale attraverso collage costruttivisti, performance assurde, happening fluxus, interventi urbani. Il celebre Black Peristyle, con il cerchio nero dipinto nel cuore monumentale di Spalato, resta uno dei gesti simbolici più potenti dell’arte balcanica degli anni ‘90. Ma colpiscono anche lavori ironici e poetici come Sculpturing the Wave, dove l’artista tenta letteralmente di scolpire il mare o di imprigionarne un frammento in un sacchetto di plastica, trasformando l’assurdo in una forma di meditazione politica ed ecologica. La forza della mostra sta proprio in questa oscillazione continua tra trauma storico e humour concettuale. Dopo la guerra jugoslava, Grubić capisce che la realtà non può essere raccontata soltanto con la denuncia frontale che serve anche uno slittamento ironico, una deviazione poetica, qualcosa che costringa lo spettatore a fermarsi e ricalibrare lo sguardo. In tempi di estetiche iper-lucidate e arte instagrammabile, questa mostra d’arte contemporanea ha il pregio raro di ricordare che la provocazione, quando è autentica, lascia ancora ferite aperte.
Titolo: Igor Grubic – Early works
Quando: fino al 18 luglio 2026
Dove: Laveronica Gallery, Modica
Lisetta Carmi - Perugia
A Perugia, la Galleria Nazionale dell'Umbria rende omaggio a Lisetta Carmi con Cinque strade. Carmi è stata molte cose insieme: pianista, fotografa, viaggiatrice, mistica, osservatrice feroce delle contraddizioni sociali italiane. Ma soprattutto è stata una donna capace di guardare dove gli altri voltavano lo sguardo. Le fotografie dedicate alla comunità trans genovese degli anni ‘60 conservano ancora oggi una potenza quasi scandalosa, non perché provocatorie, ma perché profondamente umane. Nessuna antropologia esotica, nessuna pornografia del margine; solo persone finalmente viste. La mostra attraversa anche il porto di Genova, Staglieno, il Messico, l’India, Ezra Pound. È come entrare dentro una biografia irrequieta che cambia pelle continuamente. E forse il punto più sorprendente è proprio che Carmi non ha mai fotografato "soggetti". Ha fotografato relazioni, tensioni sociali, possibilità di contatto umano. Anche le immagini dedicate ai lavoratori del porto evitano ogni estetizzazione eroica. C’è fatica, sì, ma anche dignità, intelligenza, materia viva. E poi c’è la svolta spirituale, il viaggio in India, l’abbandono improvviso della fotografia per l’ashram pugliese.
Titolo: Lisetta Carmi - Cinque strade
Quando: fino al 27 settembre 2026
Dove: Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia
Ettore Sottsass – Pistoia
È possibile rimettere ordine, o forse disordine, dentro una figura che il design contemporaneo continua a saccheggiare senza averla davvero metabolizzata? La grande esposizione dedicata a Ettore Sottsass a Pistoia, all’interno di Palazzo Buontalenti, ci prova. Io sono un architetto è una mostra monumentale, oltre 1400 opere, ma soprattutto è un viaggio dentro una mente che ha trasformato il progetto in una forma di filosofia esistenziale. Qui non c’è soltanto il Sottsass superstar di Memphis. C’è il giovane artista disilluso dal razionalismo, il progettista spirituale dopo il viaggio in India, il visionario che capisce prima degli altri che il design non deve solo risolvere problemi ma produrre emozioni, simboli, cortocircuiti. Le ceramiche Bitossi sembrano totem postindustriali; gli oggetti Olivetti raccontano un’Italia che immaginava ancora un’alleanza possibile tra tecnologia e umanesimo; le collaborazioni con Poltronova mostrano invece un design che smette di essere discreto e decide di occupare lo spazio con aggressività cromatica e tensione narrativa. Sottsass emerge come una figura inquieta, spesso critica verso il progresso stesso che contribuiva a costruire.
Titolo: Ettore Sottsass – Io sono un architetto
Quando: fino al 26 luglio 2026
Dove: Palazzo Buontalenti, Pistoia
Anna Chiara Gianuzzi – Milano
Nello Spazio HUS, Anna Chiara Gianuzzi presenta La grammatica del corpo, una mostra che affronta il tema del femminile evitando quasi tutti i cliché del contemporaneo. Qui il corpo non è slogan, branding identitario o superficie da performare online. È frammento, vulnerabilità, sospensione. Le immagini lavorano per sottrazione. Non ci sono volti riconoscibili, niente narrazione lineare, solo dettagli, mani, occhi, pieghe, sovrapposizioni. La fotografia diventa una sintassi emotiva. Il lavoro sui collage rifotografati produce immagini che sembrano continuamente sul punto di disfarsi e ricomporsi, come identità instabili che rifiutano definizioni definitive. È una mostra che parla molto anche del nostro rapporto contemporaneo con la visibilità, perché - nell’epoca dell’iper-esposizione del corpo femminile - Gianuzzi sceglie invece il pudore, il silenzio, la discrezione. Non c’è mai compiacimento estetico, anche quando le immagini sono formalmente elegantissime. Gianuzzi costruisce invece fotografie che sembrano trattenere il respiro. E questo le rende memorabili.
Titolo: Anna Chiara Gianuzzi - La grammatica del corpo
Quando: dal 7 maggio al 4 giugno 2026
Dove: Spazio HUS, Milano
Hernan Bas - Venezia
Hernan Bas arriva a Ca' Pesaro con The Visitors, una mostra perfetta per una città divorata dal turismo mentre continua a venderne l’immagine. Bas lavora sui cliché del viaggiatore contemporaneo come un entomologo ironico e decadente esplorando dark tourism, luoghi instagrammabili, attrazioni-spettacolo, sacralità trasformata in merchandising esperienziale. Nei suoi dipinti i turisti sembrano fantasmi spaesati, sospesi tra desiderio autentico e consumo compulsivo dell’esperienza. Ma Bas non si ferma alla critica sociologica. La sua pittura è anche profondamente seduttiva, teatrale, piena di humour queer e malinconia romantica. Guardando questi lavori si ha la sensazione che il turismo contemporaneo sia diventato una forma di sonnambulismo collettivo. E Venezia, naturalmente, è il palcoscenico perfetto di questa grande tragicommedia globale.
Titolo: Hernan Bas - The Visitors
Quando: dal 7 maggio al 30 agosto 2026
Dove: Ca’ Pesaro, Venezia
Ai Weiwei – L’Aquila
La mostra Aftershock di Ai Weiwei, che si terrà al MAXXI L’Aquila fino al prossimo 6 settembre, non poteva trovare luogo più simbolico. Il dialogo tra le opere nate dopo il terremoto del Sichuan e la memoria ancora fisica del sisma aquilano produce una tensione emotiva potentissima. L’enorme installazione Straight, costruita con tondini d’acciaio recuperati dalle scuole crollate, sembra quasi una forma di testimonianza materiale. Ma la mostra attraversa anche guerra, censura, migrazioni, propaganda, memoria. Ai Weiwei continua a usare l’arte come leva politica senza rinunciare alla spettacolarità visiva. E forse il punto decisivo della sua ricerca è proprio il riuscire a parlare di tragedia senza trasformarla in retorica. Palazzo Ardinghelli, restaurato dopo il terremoto del 2009, location della mostra; ne diventa parte integrante, quasi una cassa di risonanza architettonica.
Titolo: Ai Weiwei – Aftershock
Quando: fino al 6 settembre 2026
Dove: Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, L’Aquila
Benoit Maire – Roma
La Federica Schiavo Gallery di Roma ospita Grunge di Benoît Maire, una mostra che usa l’estetica della trascuratezza come dispositivo filosofico. Tra quadri storti, armonie rifiutate, opere lasciate negli angoli come bicchieri vuoti dopo una festa anni ’90, Maire prende il concetto di grunge e lo trasforma in categoria culturale. È un’operazione molto più sofisticata di quanto sembri. Dietro l’apparente casualità si nasconde una riflessione lucidissima sulla stanchezza dell’Occidente, sull’impossibilità di credere davvero nel nuovo, sulla nostalgia come forma di esaurimento simbolico. Arte, filosofia, matematica, psicoanalisi si intrecciano dentro un allestimento volutamente “sporco” che sembra convertire il disordine in un linguaggio critico.
Titolo: Benoit Maire – Grunge
Quando: dal 9 maggio al 25 luglio 2026
Dove: Federica Schiavo Gallery, Roma
Alessandro Mendini - Verbania
A Verbania, nella cornice elegantissima di Villa Giulia, arriva uno degli eventi più attesi per chi ama il design italiano: Alessandro Mendini. Cose. Stanze come mondi. Mendini viene raccontato stanza per stanza, quasi come se ogni oggetto fosse un pianeta autonomo. Ed è esattamente così che funzionava il suo immaginario. Dalla Poltrona di Proust del 1978 al Mendinigrafo del 1985, passando per Alessi e il Radical Design, emerge un autore che ha trasformato il progetto in narrazione emotiva. Mendini non voleva creare semplici oggetti, ma costruire mondi sentimentali. La sua grande intuizione è stata capire che il design poteva essere ironico, letterario, fragile, persino autobiografico. Oggi, nell’era del minimalismo algoritmico e dei prodotti pensati per essere fotografati prima ancora che usati, il suo universo decorativo appare improvvisamente rivoluzionario.
Titolo: Alessandro Mendini. Cose. Stanze come mondi
Quando: dal 16 maggio a 27 settembre 2026
Dove: Villa Giulia, Verbania
Arthur Jafa and Richard Prince - Venezia
Se avete in mente una gita a Venezia, fermatevi a Ca' Corner della Regina, sede della Fondazione Prada, che dal 9 maggio al 23 novembre 2026 ospita Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince è una delle esposizioni teoricamente più dense della stagione. Arthur Jafa e Richard Prince vengono messi in dialogo attraverso appropriazione, cultura pop, ready-made e ossessioni americane. Il risultato è una gigantesca anatomia degli Stati Uniti contemporanei. Jafa lavora sulla Black culture e sulla memoria razziale americana; Prince smonta la mascolinità bianca e il mito tossico dell’american way of life. Entrambi saccheggiano immagini come pirati visivi: YouTube, pubblicità, pulp, rock, social media. La mostra è affascinante proprio perché rifiuta ogni moralismo lineare. Non giudica l’America. La mette sotto luce stroboscopica, facendone emergere violenza, ironia, spiritualità e paranoia. In tempi di consumo compulsivo delle immagini, Helter Skelter è anche una riflessione inquietante su chi possiede davvero l’immaginario contemporaneo.
Titolo: Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince
Quando: dal 9 maggio al 23 novembre 2026
Dove: Fondazione Prada, Venezia
Miles Davis - Pordenone
Miles Davis 100 - Listen to This! porta alla Villa Cattaneo di Pordenone una mostra destinata a diventare meta di pellegrinaggio musicale. Miles Davis viene celebrato nel centenario della nascita non come semplice leggenda jazz, ma come mutazione permanente. La cosa più interessante è che l’esposizione evita il rischio museale del santino celebrativo. Listen to This! costruisce invece un ecosistema immersivo fatto di ascolti, archivi, tecnologia, vinili, fotografie, moda, cinema, documenti Columbia Records e soprattutto musica. Tantissima musica. La sezione dedicata a Bitches Brew promette di essere una vera esperienza sensoriale. E poi c’è lui, il volto di Miles, severo, elegantissimo, alieno. Più che un musicista, un dispositivo culturale che continua ancora oggi a generare futuro. Scommettiamo che, se già non lo siete, diventerete fan di Davis o, perlomeno, inizierete a ascoltare i suoi dischi e a perdervi nella sua musica?
Titolo: Miles Davis 100 - Listen to this!
Quando: dall’8 maggio al 12 luglio 2026
Dove: Villa Cattaneo, Pordenone

























































