Cos’è il social freezing? Perché sempre più donne scelgono il congelamento degli ovuli in un'epoca di maternità ritardata

Negli ultimi anni, il termine social freezing è entrato sempre più nel dibattito pubblico, soprattutto tra le donne under 40. Con questa espressione si indica il congelamento degli ovuli per ragioni non mediche, ma legate a scelte di vita: carriera, assenza di un partner stabile, instabilità economica o semplicemente il desiderio di rimandare la maternità. La crioconservazione, in moltissimi casi, può avvenire anche per motivi clinici. Ma diventa “sociale” nel momento in cui è prevista come servizio essenziale dallo Stato.

Francia: una svolta culturale e normativa in termini di social freezing

La Francia è uno dei Paesi europei che ha più chiaramente riconosciuto il tema come una questione di diritto alla scelta riproduttiva. Con la riforma della bioetica del 2021, il congelamento degli ovuli senza indicazione medica è stato reso accessibile nell’ambito del sistema sanitario ed è gratuito per le giovani donne entro una certa fascia d’età. Il tema è ormai entrato nel linguaggio comune e nel dibattito pubblico come una delle possibili risposte al progressivo spostamento in avanti dell’età della maternità.

Cosa cambia a livello sociale con il congelamento degli ovuli

Il social freezing è anche uno specchio delle trasformazioni sociali. Oggi, in gran parte dell’Europa, la maternità arriva più tardi rispetto al passato. Le ragioni sono molte: precarietà lavorativa, difficoltà economiche, maggiore investimento nella formazione e nella carriera, ma anche un cambiamento culturale nei modelli di vita. In questo contesto, il congelamento degli ovuli viene spesso raccontato come una forma di libertà: la possibilità di non essere vincolate dall’orologio biologico nel momento delle scelte di vita.

Tra autonomia e pressione

Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio la dimensione culturale. Il social freezing viene spesso presentato come empowerment femminile: scegliere quando diventare madri senza il vincolo dell’età biologica. Ma molte studiose sottolineano che questa scelta nasce dentro un contesto preciso: mercati del lavoro competitivi, relazioni più instabili e assenza di politiche strutturali di sostegno alla genitorialità. In pratica, la tecnologia offre una soluzione individuale a un problema collettivo.

Il ruolo del collettivo Stiamo Fresche: dal racconto individuale alla questione pubblica

In Italia, uno dei progetti più rilevanti nel dibattito sul social freezing è il collettivo Stiamo Fresche, nato a Milano da Marta Nicolazzi. Si tratta di un gruppo che lavora su divulgazione, ricerca e attivismo intorno alla fertilità femminile e alla crioconservazione degli ovociti. Il loro obiettivo è rendere il tema accessibile e comprensibile, sottraendolo sia al linguaggio esclusivamente medico sia alla narrazione semplificata del pro o contro. Il lavoro del collettivo si articola su più livelli tra raccolta dati e survey sulla conoscenza del social freezing tra le donne, attività di divulgazione attraverso incontri e workshop pubblici e pressione culturale e politica sul tema dell’accesso alla preservazione della fertilità. Uno dei dati emersi dalle loro indagini è particolarmente significativo: pur essendo il tema abbastanza conosciuto in termini generali, solo una minoranza delle donne sa concretamente come funziona il percorso o a chi rivolgersi per iniziarlo. Questo evidenzia non solo un problema informativo, ma anche di accessibilità reale.

Una scelta personale dentro un contesto politico: diventare madri oggi (o domani)

Il social freezing, in definitiva, non è solo una decisione individuale. È un punto di intersezione tra biologia, tecnologia, economia e cultura. Parlarne oggi significa interrogarsi su quanto le nostre scelte riproduttive siano davvero libere e quanto invece siano adattamenti a un sistema sociale che non ha ancora risolto il rapporto tra lavoro, cura e genitorialità.   

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