Natasha Slater: "Voglio costruire un mondo in cui la gentilezza è influenza" Intervista alla founder di The Robin

Natasha Slater: Voglio costruire un mondo in cui la gentilezza è influenza Intervista alla founder di The Robin

In un mondo in cui il lusso non si misura più nel possesso ma nella qualità delle connessioni umane, Natasha Slater ha dato vita a The Robin, un progetto che ridefinisce il concetto stesso di esclusività. Dopo anni trascorsi a costruire ponti tra creatività, moda e cultura, Slater ha creato una community d’élite che celebra l’autenticità delle relazioni umane. The Robin non è un locale né un indirizzo, è un luogo mentale e fisico in cui affinità, esperienze e valori si incontrano naturalmente. Come il pettirosso da cui prende il nome, simbolo di libertà e rinascita, The Robin unisce individui indipendenti ma affini per visione e sensibilità, offrendo loro esperienze curate con grazia e intenzione. Ne abbiamo parlato con Natasha Slater in persona, per capire come nasce questa nuova idea di lusso.

Intervista a Natasha Slater, founder di The Robin

Natasha, come descriveresti il tuo percorso personale e professionale fino alla creazione di The Robin?

Il mio percorso è sempre stato incentrato sulle persone. Dalla vita notturna alle PR, dalla moda all’arte, ho costruito la mia carriera creando momenti che uniscono le persone. Ho iniziato organizzando feste dove mondi diversi si incontravano, poi ho fondato un’agenzia di comunicazione che collegava brand e cultura. The Robin è nato dallo stesso istinto, ma è evoluto. Non si tratta più di folla, ma di curatela: le persone giuste nella stanza giusta al momento giusto.

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The Robin non è né un locale né un brand tradizionale. Come ne definiresti l’essenza in poche parole?

Un movimento di connessione. The Robin non è un luogo, è accesso. Un ecosistema globale in cui le introduzioni generano impatto.

Cosa significa per te "social curation" e come la applichi nella selezione di eventi e membri?

La social curation è un’arte. Significa progettare la chimica umana, sapere chi appartiene insieme prima ancora che si incontrino. Ogni cena, ogni incontro, ogni membro è scelto per ciò che porta: creatività, generosità, curiosità. Si tratta di creare atmosfere in cui le relazioni crescono naturalmente, non di fare networking per apparenza.

C’è stato un momento particolare della tua vita che ha plasmato la tua visione della "connessione autentica"?

Sì. Quando più di dieci anni fa sono diventata sobria, ho dovuto ricostruire la mia vita da zero. Improvvisamente ogni connessione doveva essere reale. Ho imparato la differenza tra essere visti e essere veramente compresi. Quei sei anni di sobrietà mi hanno insegnato resilienza, chiarezza e profondità, lezioni che ancora oggi guidano le mie scelte. Anche se oggi non sono più sobria, quel periodo ha completamente cambiato il mio rapporto con me stessa e con gli altri. The Robin è nato da questa verità: la connessione reale ha il potere di cambiare la vita.

Come riesci a bilanciare la tua vita privata con il ritmo intenso della tua carriera?

Non credo nel bilanciamento, credo nell’integrazione. Il mio lavoro è un’estensione di chi sono: riguarda le persone, la scoperta, la bellezza. Trovo tempo per mattine tranquille, per mio figlio, per movimento e riflessione. Ma tutto confluisce nello stesso scopo: vivere consapevolmente, connessi e curiosi.

In che modo la tua famiglia e le tue esperienze personali hanno influenzato i valori che oggi guidano The Robin?

La famiglia mi ha insegnato resilienza ed empatia. Mio figlio mi ha insegnato curiosità e l’importanza della continua reinvenzione. Il mio percorso attraverso la vita notturna, la maternità e l’imprenditoria mi ha mostrato che la connessione è il vero lusso. Quei valori – umanità, integrità, curiosità – sono le fondamenta di The Robin.

Che tipo di formazione emotiva o spirituale ti ha ispirata a mettere la connessione umana al centro del tuo lavoro?

Terapia, spiritualità e un profondo lavoro su me stessa. Ho studiato meditazione, psicologia e manifestazione non come tendenze, ma come strumenti per comprendere il comportamento umano. Sono affascinata dal motivo per cui ci connettiamo e da ciò che ci fa sentire visti. Volevo costruire qualcosa che facesse provare alle persone questa sensazione in un mondo che spesso non lo permette.

In un mondo dove tutto è accessibile, perché pensi che la connessione autentica sia diventata una forma di lusso?

Perché non si può comprare né scaricare. La vera connessione richiede tempo, presenza e fiducia: cose ormai rare. Viviamo in un mondo di accesso, ma con pochissima intimità. The Robin è un lusso perché offre ciò che altrove non si trova: significato, appartenenza e intelligenza emotiva nella vita sociale.

Come bilanci esclusività e apertura, senso di appartenenza e diversità?

Curando l’intenzione, non lo status. The Robin non riguarda chi conosci, ma chi sei. Mettiamo insieme fondatori, artisti, investitori e designer: persone di mondi diversi con la stessa mentalità. La diversità di pensiero rende la connessione interessante, mentre l’esclusività è solo un filtro di qualità che la mantiene significativa.

Qual è la tua visione per il futuro di The Robin come comunità internazionale?

Vedo The Robin in ogni capitale culturale – Milano, Parigi, New York, Dubai, Londra, Los Angeles e Miami – a connettere una nuova generazione di cittadini globali che desiderano maggiore profondità nel vivere, amare e fare business. Non si tratta di scala, ma di eredità. Voglio costruire un mondo in cui la connessione sia valuta e la gentilezza sia influenza.