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La nuova era del knitwear

Dall’invenzione settecentesca del telaio, la maglieria di strada ne ha fatta e continuerà a farne

La nuova era del knitwear Dall’invenzione settecentesca del telaio, la maglieria di strada ne ha fatta e continuerà a farne

Il knitwear è il futuro. E pensare che tutto ha avuto inizio nel Seicento per mano dell'inglese William Lee, il primo a inventare il telaio da maglieria. Ma oggi a ridare alla maglieria importanza sono gli stessi designer. Sulle passerelle primavera-estate 2023 gli stilisti ci hanno dato una visione di "maglia" sempre più nuova e inaspettata. Non solo grazie a nuove tecniche di lavorazione, bensì anche attraverso messaggi subliminali fatti di forza anticonformista e di denuncia politica. Tutto questo, nella moda, è cominciato con il Pussy Hat di Missoni, nel 2017, indossato non solo dalle modelle che sfilavano ma anche dagli ospiti che ne avevano ricevuto uno per l'occasione. Il significato della griffe italiana era di voler portare a conoscenza il Pussyhat movement, nato nello stesso anno dalle donne coinvolte nella Women's March, negli Stati Uniti, grazie alla manifestazione avviata da Krista Suh e Jayna Zweiman, che crearono questi cappelli rosa da indossare alla marcia contro il razzismo e l'omofobia (e che giocavano con due aggettivi usati da Trump all'epoca in uno dei suoi discorsi, pussy e cat). Da quel momento la maglieria non è stata più tale, anzi si è fatta carico di lanciare sempre nuovi messaggi positivi in risposta a qualcosa di negativo. La SS23 di Marni alla New York Fashion Week ne è decisamente l'esempio più eclatante.

Ma c'è un parere differente, non meno interessante. Secondo WWD, il boom della lavorazione a maglia sarebbe dovuto anche alla pandemia, seguendo lo stile di vita ribattezzato dagli americani come il nuovo "work-from-home". Del resto moltissimi gesti handmade sono tornati in voga nei mesi di reclusione da lockdown, tra cui la lavorazione ai ferri, perché le persone volevano essere impegnate e avere un obiettivo. Un esempio arriva da Tom Daley, il pluripremiato tuffatore che ha creato il suo marchio di knitwear Made With Love, e che su Instagram mostrava come realizzava i suoi maglioni. Ma la maglieria, in quel periodo, è stata protagonista anche nello scenario politico. Basti pensare al successo, del tutto inaspettato, delle muffole indossate da Bernie Sanders (regalatagli da un'insegnante) durante la cerimonia di insediamento di Biden. O ancora i cani corgi creati in miniatura per il Giubileo di Platino della Regina Elisabetta II, con l'iniziativa di beneficienza #WheresWInnie realizzata dall'organizzazione no profit tutta al femminile The Women's Institute, con l'obiettivo di educare alla sostenibilità. Sostenibilità che è partita dalla collezione autunno-inverno 2021 Feels like Prada, che ha fatto da apripista a quello che oggi è il rapporto tra la nostra concezione del tessuto e l'upcycling, oltre a un mezzo per mettere a nudo i nostri pensieri, concependo la maglia come nostra seconda pelle. Tanti infatti, i brand, specie quelli più emergenti, che hanno messo il focus sull'importanza di riciclare un materiale così prezioso. Citando lo stilista Gilles Mendel, "la maglieria è dinamica. Può essere femminile e sensuale, oppure classica e senza tempo". Insomma, sono finiti i tempi dei maglioni semplici e casual. Se prendiamo a esempio le collezioni PE23, ecco che l'estetica genderfluid prende il sopravvento. In Italia, Marco Rambaldi ha rivisitato il concetto di knitwear grazie al crochet colorato fatto a mano, mentre ANDREĀDAMO ha scelto il knitwear come suo strumento contro i pregiudizi. Collina Strada, in collaborazione con l’italiano Vitelli, ha scelto di usare fibre rigenerate, Diesel gioca con l’astrattismo dei tessuti e Coperni sta sperimentando un concetto di filato spray che, merito anche di Bella Hadid, ha incuriosito non solo gli ospiti della sfilata ma il mondo intero.

Insomma, si riscopre il valore dell'artigianato. Proprio quel concetto che la signora Weasley di Harry Potter ha cercato di inculcarci in testa per anni, complici i suoi maglioni e sciarpe che ogni anno confezionava per il figlio Ron e i suoi amici sciarpe, personalizzandoli con le loro iniziali ricamate a caratteri cubitali. C'è stato poi Mark Darcy, di Bridget Jones, a farci sorridere con indosso un "pacchiano" maglione invernale. Un mito inglese che è spopolato grazie al Christmas Jumper Day, un evento che ricorre ogni dicembre - quello di indossare maglioni kitsch a tema natalizio - e che è nato a inizi 2000 in collaborazione con Save the Children a tema solidare. Ma nella contemporaneità è stato Harry Styles a convincerci che la lavorazione a maglia è ancora figa, complice un gilet con le pecorelle di Lanvin che tanto ha ricordato il maglione portato alla ribalta negli anni Ottanta da Lady Diana.

Il craftcore torna in voga con messaggi nuovi e concetti rigenerativi a favore dell'ambiente che, con la tecnica 3D, sta anche per arrivare sulla luna grazie alle divise pressurizzate per astronauti messe a punto da Shima Seiki con il suo brevetto del Knit BioSuit. La stessa Gigi Hadid lo pensa, a tal punto da averne fatto un brand di cashmere, Guest In Residence, che deve durare a lungo, come ci insegnavano le nostre nonne  quando ci regalavano un bel maglione fatto a mano da usurare nel tempo più prolungato possibile (non indossandolo per guardare la tv, ovviamente). Un concetto che è sempre più caldo anche tra le scuole di moda, come la Central Saint Martins di Londra e il Polimoda di Firenze, dove gli studenti stanno cercando di mettere a punto i progetti più innovativi per dare nuova vita a lana & Co. Lana che, secondo The Woolmark Company può essere l'inizio di una moda più circolare. Questo tessuto, a differenza delle fibre sintetiche usati dal fast market, è biodegradabile, con una vita di oltre 30 anni, che resiste a ogni lavaggio e rigenerazione, riducendo così il bisogno di dover produrre tanti capi che poi vengono scartati in massa ogni anno. Interessante è anche il lavoro fatto da Peter Do, che ha usato 22 capi in lana merino per creare 365 look (tipo: ci basta poco per essere cool ogni singolo giorno dell'anno). In conclusione la maglieria si è evoluta. Basta essere responsabili anche nel suo acquisto, indossandoli persino per dare il nostro messaggio.