Libere di vivere e Club Rotaract sostengono Inua Mama Un progetto di empowerment sistemico

Libere di vivere e Club Rotaract sostengono Inua Mama Un progetto di empowerment sistemico

Negli ultimi anni “empowerment” è diventata una parola passepartout. Caption motivazionale, moodboard aspirazionale, estetica da feed. Ma quando la si spoglia dalla retorica e la si misura nel tempo lungo, cambia peso specifico. È quello che succede con INUA MAMA, progetto attivo dal 2018 alla periferia di Nairobi, a Ongata Rongai. In swahili significa “sollevare la donna”. Non salvare, non assistere: sollevare. Spostare il baricentro, da una condizione subita a una traiettoria progettata. Dietro il progetto c’è Giacomo Giacomo, realtà italiana che opera tra Italia e Kenya con interventi strutturali in ambito educativo e sociale. L’approccio non è emergenziale ma sistemico: creare condizioni perché l’autonomia diventi sostenibile nel tempo.

Sollevare non significa salvare

INUA MAMA nasce a Ongata Rongai, in un contesto segnato da forte disparità economica, lavoro informale e assenza di welfare strutturato. Qui ogni anno circa 85 donne entrano in un percorso di formazione imprenditoriale, educazione finanziaria e microcredito attraverso gruppi VSLA (Village Savings and Loan Associations). Non si tratta di “insegnare a sopravvivere”, ma di costruire competenze economiche reali. Micro-attività a basso investimento come produzione di detergenti, candeggina, servizi di pulizia domestica, piccoli commerci. Tutte capaci di generare un reddito costante nel mercato informale locale.

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I risultati del progetto

I risultati raccontano un modello che funziona: il 60% delle partecipanti raggiunge l’autonomia economica già entro il primo anno, avviando attività in grado di sostenersi, dalla produzione di detergenti e candeggina ai servizi di pulizia domestica. Un ulteriore 20% consolida la propria stabilità entro due anni, espandendo progressivamente il proprio business, mentre il 10% traduce il percorso in un rafforzamento complessivo del nucleo familiare, attraverso risparmio stabile, contributo alle spese domestiche e investimento nell’istruzione dei figli. In un contesto ad alta vulnerabilità, circa l’80% delle donne sviluppa dunque una forma concreta di autonomia economica. E la vera rivoluzione non sta solo nell’aumento del reddito, ma nella possibilità di scelta che quel reddito rende finalmente praticabile.

Vulnerabilità strutturale, resilienza quotidiana

Questi risultati non esistono nel vuoto. Tra il 2019 e il 2020 la pandemia ha paralizzato l’economia informale. Nel 2024 alluvioni e tensioni politiche hanno rallentato mobilità e commercio per settimane. Vivere in insediamenti informali significa essere esposte a shock continui: climatici, sanitari, economici. Anche il tasso di abbandono, che ruota intorno al 10% durante l’anno di training, riflette questa instabilità: migrazioni interne, fragilità familiari, spostamenti verso aree meno costose. Il dato rilevante non è l’assenza di criticità. È la capacità del modello di reggere nel tempo. La struttura VSLA crea reti di mutuo supporto, responsabilità condivisa, capitale sociale. Non solo microcredito, ma comunità.

Connessioni che attraversano i confini

A sostenere il progetto contribuisce anche “Libere di Vivere”, service delle 21 Presidenti dei Club Rotaract del Distretto 2101. Il 6 marzo 2026, al Bruttini di Napoli, un evento destinerà l’intero ricavato a INUA MAMA. Non come gesto isolato di generosità, ma come ponte tra leadership femminili che operano in contesti diversi e condividono un’idea comune di responsabilità. Non è solo fundraising. È costruzione di connessioni reali, tra chi vive l’empowerment come parola e chi lo pratica come processo quotidiano.

Oltre la narrativa

In un panorama in cui empowerment è spesso estetica, INUA MAMA propone un’alternativa: meno storytelling, più continuità. Empowerment non come etichetta, ma come infrastruttura sociale. Un processo che trasforma vite, relazioni, prospettive economiche. Che agisce nel silenzio dei numeri, nella disciplina del risparmio, nella costanza del lavoro. La contemporaneità che conta non è quella patinata. È quella che costruisce margini di scelta. INUA MAMA non è una campagna. È la prova che responsabilità, strumenti e comunità possono trasformare una parola inflazionata in possibilità concreta.