
La poesia e la città: una questione di sopravvivenza L'esempio di Amaronda, raccolta poetica di Carolina Nizza
Nel 2016, scrissi la mia tesi di laurea triennale in lettere su due poeti e sul modo in cui trattavano la loro città nelle loro opere. Roma vs Mosca, Pierpaolo Pasolini vs Stanislav Lvovsky. Ai tempi, e sono passati ormai 10 anni tondi, la poesia era quasi completamente scomparsa dai circuiti tradizionali, mentre le città crescevano e promettevano, inglobavano. Tutti correvamo verso le città, tutti rifuggivamo la poesia. Adesso, il movimento diventa opposto. Forse proprio perché rifuggiamo la città, ritroviamo il tempo per la poesia. Non che la poesia fosse mai morta. In questa fase, infatti, viveva sui blog, sulle pagine dei social media, sui muri con il Movimento per l'Emancipazione della Poesia, cercava di adattarsi a stili di vita frenetici e nevrotici, di conquistare il nostro sguardo tra una corsa e un appuntamento, tra una chat e l'altra. Erano gli anni delle poesie brevi e dei Tweet. Adesso, trova di nuovo il suo tempo - che è tempo poetico astratto da tutto il resto - e il suo spazio, e lo fa soprattutto attraverso la penna femminile.
La poesia di Carolina Nizza, Amaronda
Gli esempi, anche solo in Italia, ci sono eccome. Pubblicano raccolte di poesia Caterina Fantetti, co-founder di Donne x Strada che con Eretica Edizioni ha appena rilasciato la sua "se d'estate piove", e lo fa anche Carolina Nizza, con Amaronda, una raccolta di poesie edita da AttraVerso e scritta in un momento di disordine, di attesa e di passaggio, che con sincerità raccontano pensieri, sentimenti e frammenti di quel tempo. Sono poesie, ma anche piccoli gesti di cura, che attraversano il gioco, il ricordo, la paura e l'amore, alla ricerca di libertà, uno scrigno in cui coltivare la leggerezza. Sono poesie che nascono nel dialogo con gli altri – tra amori finiti e mai iniziati, passati, futuri e speranze - rivelando che in fondo, tutto è un dialogo con noi stessi. Sono poesie nate da domande - chi essere, cosa diventare, come amare - che alla ricerca di risposte rivelano quelle già dentro di noi, nell'inconscio. Per questo, la raccolta si ispira al gioco dei Tarocchi, che come dice Jodorowsky, sono allo stesso tempo uno specchio dell’anima e uno strumento terapeutico.
Amaronda è il racconto di una parola inventata: un gioco, un giro, e una parola d’amore. Al centro, c'è sempre un po' di mare. Dentro di sé custodisce poesie che, attraverso ogni numero dal significato più profondo, rappresentano un luogo, un personaggio, un momento, uno specchio, aiutandoci ad intraprendere quel viaggio verso l’anima, tracciando un ciclo al cui interno nascono tanti piccoli cerchi nelle emozioni, fragilità e forze dell’inconscio. E che poi alla fine ci riportano sempre all'inizio. Sono un tentativo di inseguire, e catturare, anche se solo per un istante, la libertà, nel magico caos e l’infinito ritorno che sono il gioco della vita.
La poesia come fuga e consapevolezza, anche da e della città
Nella pratica di Carolina Nizza, che cura anche la pagina Instagram Slices of Niceness, il contatto con la città è innegabile. un po' perché è ispirata al quotidiano, un po' perché cerca di ricavare da questo quotidiano momenti di pausa e di riflessione nonostante tutto. Perché la poesia, oggi, non è solo evasione, ma è anche comprensione della realtà, invito all'amore e alla gioia, alla malinconia e alla riflessione, a vivere una vita consapevole e gentile, ovunque noi ci troviamo.

















































