Ho provato la coppettazione alla schiena e ho delle opinioni a riguardo Tra lividi e promesse, mi sono chiesta: cosa ci convince che un trattamento funzioni davvero?

Qualche settimana fa sono entrata in un centro cinese a Milano per provare la coppettazione. Una di quelle esperienze che inizi con una certa curiosità, convinta di uscire rigenerata. Mi sono ritrovata con la schiena ricoperta di cerchi violacei, un dolore che non avevo previsto e una domanda: perché mi sono fatta fare questa cosa? Le coppette erano di bambù, quelle utilizzate nella tradizione cinese, e la sensazione durante il trattamento è stata tutt'altro che piacevole. Qualcosa che lascia un segno così evidente sulla pelle è necessariamente efficace? E perché siamo così disposte a sopportare il dolore quando ci viene promesso un beneficio per il corpo? Nel frattempo, sui social, la coppettazione ha trovato anche una versione decisamente più fotogenica. Si chiama face cupping, si pratica con piccole coppette di silicone e promette un viso più disteso, luminoso e meno gonfio. Due esperienze apparentemente lontane, accomunate dallo stesso principio: utilizzare la suzione sulla pelle per ottenere un effetto. Sono qui però per raccontarvi cosa c’è tra un trattamento tradizionale e un tutorial beauty di trenta secondi.

Dalla medicina tradizionale cinese ai cerchi sulla schiena, cosa è la coppettazione?

La coppettazione, o cupping therapy, è una pratica utilizzata da secoli in diverse tradizioni terapeutiche, tra cui quella cinese. Il principio consiste nell'applicare sulla pelle delle coppette all'interno delle quali viene creata una pressione negativa, attraverso il calore o sistemi di aspirazione. La pelle viene così sollevata verso l'interno della coppetta, con effetti locali sui tessuti e sulla circolazione superficiale. Esistono tecniche differenti: coppette lasciate ferme per alcuni minuti, altre fatte scorrere sulla pelle, trattamenti a secco e pratiche che prevedono piccole incisioni, con rischi e precauzioni differenti. Le coppette possono essere di vetro, plastica, silicone oppure bambù. I segni circolari che spesso rimangono dopo il trattamento sono dovuti alla rottura di piccoli vasi sanguigni superficiali provocata dalla suzione. Non sono tossine che abbandonano il corpo, come a volte si sente raccontare. È proprio questo uno degli aspetti più curiosi della coppettazione: la visibilità del risultato. Quando sono uscita dal centro, la mia schiena raccontava perfettamente dove fossero state applicate le coppette, ma quei lividi non dimostravano che il trattamento avesse eliminato qualcosa di dannoso o risolto una tensione muscolare. Dimostravano, prima di tutto, che la pelle aveva reagito ad una sollecitazione meccanica.

Se lascia il segno, significa che funziona?

Negli ultimi anni la coppettazione è diventata riconoscibile anche grazie agli atleti che mostrano sulla schiena i cerchi rossi o violacei. L'immagine è potente: un corpo allenato, un trattamento dall'aspetto quasi misterioso e quei segni che sembrano raccontare una forma di recupero particolarmente intensa. Non sorprende che una pratica così visibile abbia attirato l'attenzione anche fuori dagli ambienti sportivi, ma cosa dice la scienza? Alcuni studi suggeriscono che la coppettazione possa contribuire ad alleviare temporaneamente determinate forme di dolore muscoloscheletrico. La qualità delle evidenze, però, è spesso limitata e non permette di considerarla una terapia dall'efficacia dimostrata per tutte le condizioni per cui viene proposta. Non ci sono inoltre prove solide che la coppettazione elimini tossine o produca una generale disintossicazione dell'organismo. Questo non significa che chi riferisce di sentirsi meglio dopo una seduta stia necessariamente immaginando tutto. L'esperienza del benessere è complessa e può comprendere sensazioni soggettive di sollievo e rilassamento. Il punto è distinguere ciò che percepiamo da ciò che possiamo attribuire con certezza al trattamento. Nel mio caso, per esempio, il dolore e i lividi hanno avuto decisamente più spazio della sensazione di benessere. 

Il face cupping è la versione beauty della coppettazione

Se le coppette tradizionali lasciano cerchi evidenti sulla schiena, quelle utilizzate sul viso vengono raccontate in maniera completamente diversa. Il face cupping è diventato uno dei tanti rituali di massaggio facciale che popolano TikTok e Instagram, insieme a gua sha, face yoga e tecniche di drenaggio. Le protagoniste sono piccole coppette morbide, generalmente in silicone, che vengono fatte scorrere delicatamente sulla pelle con l'aiuto di un olio o di un prodotto che faciliti il movimento. Le promesse sono invitanti: ridurre il gonfiore, migliorare temporaneamente l'aspetto del viso, stimolare la microcircolazione e regalare un incarnato più luminoso. Alcuni effetti momentanei, legati al massaggio e alla circolazione superficiale, sono plausibili. Mancano però studi clinici solidi che dimostrino benefici duraturi su rughe, lassità cutanea o produzione di collagene. C'è poi una differenza importante rispetto alla coppettazione tradizionale: sul viso l'obiettivo non dovrebbe mai lasciare lividi. Una suzione eccessiva, un movimento troppo energico o l'utilizzo su una pelle particolarmente sensibile possono provocare irritazioni, rottura di capillari e piccoli ematomi. In presenza di rosacea, fragilità capillare o condizioni dermatologiche attive, è meglio evitare il fai-da-te e chiedere un parere specialistico. È anche questo il motivo per cui il face cupping ci incuriosisce tanto. Prende un gesto antico e lo rende più accessibile, lo inserisce in una routine serale e lo trasforma in un momento di cura personale.

Il benessere deve davvero lasciare il segno per essere accessibile?

Ripensando alla mia esperienza con le coppette di bambù, la cosa che mi colpisce di più non è tanto aver provato un trattamento che non rifarei, quanto aver dato per scontato che una pratica tradizionale e molto conosciuta dovesse necessariamente farmi bene. La curiosità resta una parte bellissima del mondo beauty e wellness, soprattutto quando ci porta a conoscere rituali e culture differenti, ma la curiosità non dovrebbe impedirci di fare domande, né convincerci che un trattamento sia efficace soltanto perché è antico, virale o intenso. Possiamo trovare piacevole un massaggio facciale senza aspettarci che modifichi la struttura del viso. Possiamo essere interessate alla medicina tradizionale cinese senza considerare ogni sua pratica automaticamente adatta a noi. E possiamo anche uscire da un centro benessere pensando che, quella volta, il trattamento non ci sia piaciuto.

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