Il monologo di Will ci ha fatto interrogare sui coming out nel cinema e le serie tv La puntata di Stranger Things ha ricevuto un rating molto basso su IMDB

Il settimo episodio della quinta stagione di Stranger Things ha ricevuto il punteggio più basso della storia della serie su IMDB. Un giudizio giustificato, di cui è stata centrale la parentesi riservata al coming out del personaggio di Will Byers. Una confessione di cui gli spettatori erano a conoscenza da tempo, sia al di fuori degli eventi dello show (vista la conferma da parte del suo attore Noah Schnapp) sia per tutti gli indizi disseminati nel corso delle stagioni e che è arrivato il momento di portare alla luce. Ma non è stata tanto la conoscenza pregressa del segreto di Will a penalizzare la puntata, bensì è la sceneggiatura dello show ad aver appesantito l’episodio, così come sta accadendo con l’intero capitolo conclusivo della storia e, di conseguenza, con la chiusura degli archi narrativi. 

L'ultima stagione di Stranger Things: il personaggio di Will Byers e la sceneggiatura prolissa

Un’occasione sprecata da parte dei fratelli Duffer, che fin dalla stesura del personaggio del piccolo Will avevano già in mentre il percorso che avrebbe compiuto. Era stato il portale di Screenrant, intorno al 2019, ad aver ritrovato le note ufficiali in cui ne veniva riportata la sua descrizione da parte degli showrunner. Il coming out era dunque una tappa prevista, ma ha avuto un evidente intoppo a causa della scrittura prolissa che sta oberando tutta Stranger Things 5, dove si sente la necessità di dover spiegare ogni cosa, più volte, lungamente, per filo e per segno. Così Will chiama il resto della ciurma a rapporto, li fa sedere davanti a lui e con un discorso all’apparenza infinito, dove più volte si rischia di perdere l’attenzione, il ragazzo dichiara che non gli piacciono le ragazze e che si è sentito in dovere di confessarlo perché Vecna conosce ogni suo segreto

Il coming out di Will: un'analisi

Ora, facciamo un passo indietro. Prima di tutto contestualizziamo. È vero, per noi che sapevamo dell’orientamento sessuale di Will può sembrare una scena troppo enfatica. C’è però da dire che, nonostante l’aria nostalgica sia svanita da tempo, Stranger Things è pur sempre ambientata negli anni Ottanta, dove parlare della propria sessualità aveva un impatto e un’influenza differente sulla vita delle persone - cosa che non è scontata nemmeno adesso, figurarsi quarant’anni fa. Il personaggio aveva perciò tutto il diritto di prendersi i suoi tempi, ma paradossalmente questa tirata per le lunghe, senza menzionare il fatto che il giovane sta parlando di qualcosa che poteva non essere ritenuto normale all’epoca in un contesto dove però esistono Sottosopra e Demogorgoni, sovraccarica un momento che, anzi, poteva e doveva essere fondamentale dentro e fuori lo show. Una serie che, col proprio potere di fare da cassa di risonanza, aveva l’opportunità di mandare un messaggio ai suoi spettatori e che, invece, brucia una delle rivelazioni più importanti del racconto. 

Le differenze con Heated Rivalry

Che il coming out di Will, vista la portata universale di un fenomeno come Stranger Things, possa contribuire a prescindere a portare avanti discorsi di apertura e inclusività nella nostra società è solo che auspicabile. Ma è impossibile non chiedersi quale sarebbe potuta essere la vera impronta che avrebbe potuto lasciare se si fosse stati più accorti e affilati nella scrittura. Fortunatamente la stagione finale della serie coincide con la conclusione della prima di uno show che ha infiammato l’internet e che è diventata nel giro di poche settimane il centro delle attenzioni di tutti i riflettori dell’entertainment. Heated Rivalry, sebbene il personaggio di Shane (Houdson Williams) sia stato beccato a scambiarsi effusioni col rivale Ilya dal padre, ha riservato una lunga sequenza al confronto tra il ragazzo e i genitori, un inciso molto più consistente in termini di tempo rispetto alla rivelazione di Will, eppure assai più introspettivo e snello di quanto sia stato il monologo di Schnapp. Per non parlare della scena finale del quinto episodio di Heated Rivalry, con il bacio sul ghiaccio tra Scott e Kip sulle note di I'll Believe In Anything dei Wolf Parade di fronte ad un intero pubblico. 

Un tempo fu il personaggio di Maya Hawke, nella terza stagione della serie Netflix

Per Stringer Things non si trattava nemmeno del primo coiming out. Nella terza stagione, seduti in un bagno e separati solo da un muro, la Robin di Maya Hawke si rivelava allo Steve di Joe Keery, che a propria volta le stava confessando di avere una cotta per lei. Una sequenza anche questa non breve, ma intervallata da un dialogo, da sospiri, da istanti di lacrime che finiscono in falsetti e risate. Robin si mostra a Steve e la costruzione del coming out è un lavoro di disvelamento in cui il punto principale è la scrittura. E se con Will la serie non voleva ripetere se stessa, c’era un bacino grande da cui avrebbe potuto attingere per trarre qualche ispirazione. C’è lo scambio tra Kurt e suo padre nella prima stagione di Glee; anche qui non unico coming out della serie, ma il primo dello show, con un genitore perfettamente consapevole dell’identità del figlio “fin da quando avevi tre anni” e che gli promette che non per questo gli vorrà mai meno bene. Lo stesso accade, sempre in lidi Netflix, nella serie Heartstopper con il Nick di Kit Connor che alla mamma interpretata da Olivia Colman specifica che Charlie è qualcosa di più di un amico e che ha capito che non solo gli piacciono le ragazze, ma anche i ragazzi. Ovviamente la scena si porta dietro un certo carico emotivo, ma è la tenerezza a predominare.

Gli altri coming out nella televisione e nel cinema

Ci sono stati coming out nel cinema dove non c’è nemmeno stato bisogno di fare coming out. Altri che si sono persino ribaltati. Salgono ancora le lacrime al pensiero della scena tra Elio e il padre in Chiamami col tuo nome, dove alla rassicurazione del genitore nei confronti del figlio di poter essere ciò che desidera e di spronarlo a vivere il dolore al pari di come ha fatto con la gioia condivisa col suo “amico” Oliver, si aggiunge l’ammissione dell’uomo di essere andato vicino a ciò che avevano avuto loro. Di aver provato le stesse cose in passato, ma di essersi sempre fermato un attimo prima. Niente viene detto con le solite parole, ma tutto è perfettamente chiaro. È un momento di scrittura sublime da parte di James Ivory, che per la sceneggiatura vince l’Oscar nel 2018, e di recitazione finissima per l’interprete Michael Stuhlbarg. E quando la scena in sé del coming out non è granché come in Love, Simon, c’è sempre un momento in cui si arriva ad un confronto e quello tra il protagonista di Nick Robinson e il padre Josh Duhamel sa come rimediare, compresa la battuta su cosa sia o meno Grindr.

Gli esempi sbagliati e quelli giusti

Ci sono stati esempi anche sbagliati, come il queerbaiting diventato marchio di fabbrica di Riverdale, ma altri virtuosi se si pensa alla comedy Brooklyn Nine-Nine che ha saputo condensare in poco più di un minuto coming out, sketch e fedeltà al personaggio di Rosa Diaz. Anche l’Italia ha avuto la sua sequenza memorabile, di una sincerità commovente e una delicatezza spiazzante. Nella seconda stagione di Skam Italia, mentre Martino (Federico Cesari) e Giovanni (Ludovico Tersigni) giocano alla Playstation, il primo confessa all’amico che se nell’ultimo periodo sembrava strano era perché una persona lo stava mandando in confusione. E no, questa persona non è una ragazza. Sempre con il joystick in mano e non staccando troppo gli occhi dallo schermo, Giovanni lascia che la conversazione prosegua senza eccessiva sorpresa, perché nulla è diverso se l’amico ha una cotta per un lui o una lei. E così i due continuano a giocare. Un coming out semplice, diretto, lineare. Senza l’ansia di dover salvare il mondo e sfuggire da qualche Demogorgone, certo, ma con una scrittura che arriva dritta e fa bene al cuore