
Alvar Bertrand: "Non ho paura del giudizio, può essere una ricchezza" Intervista alla content creator

Alvar Bertrand non ha paura. Non ha paura di mostrarsi, non ha paura di raccontarsi, non ha paura di dire quello che pensa. Da donna trans in un mondo difficile per le donne in generale e per le donne trans in particolare, lei ha scelto la trasparenza, totale, ribelle, anarchica, caotica, divertente e divertita. Una trasparenza che porta con sé anche quando viene a trovarci per scambiare due chiacchiere.
Il suo racconto di sé assume ancora più importanza in quanto racconto pubblico, in-your-face, portato avanti attraverso i social network. "Ho sempre voluto raccontarmi. Parlo anche con i muri. Ho sempre avuto un po' il sogno nel cassetto di essere Ilary Blasi. Questa tendenza all'intrattenimento io la sento viva dentro di me. È una delle poche cose che mi viene veramente bene", ci spiega, tra il serio e il faceto. "Dall'altra parte, al contrario, è successo tutto casualmente. A fine agosto ho deciso di pubblicare un reel su Instagram dove per la prima volta esponevo argomenti che sono alla base del mio percorso, con la mia solita ironia. Ho visto che la cosa funzionava, ho deciso di cavalcare l'onda. Questa cosa mi ha dato una bella energia, mi ha fatto venire voglia di proseguire".
Intervista ad Alvar Bertrand, tra attivismo e content creation
Una spinta all'attivismo che potrebbe essere partita in modo casuale, ma che si è presto trasformata in una scelta: "L'attivismo una persona può manifestarlo come meglio crede, non per forza sui social network. Quello che voglio fare io è far passare i miei pensieri, cercare di svincolare i pregiudizi. Farlo, per me, è una fonte di energia e di forza personale. L'attivismo a livello comunicativo per me è una conseguenza necessaria di qualcosa che sento dentro e che mi va di condividere". Non tutto è rose e fiori. "Mi sento giudicata e fraintesa tutti i giorni sui social. Poi, da donna transessuale, il giudizio lo vivi quotidianamente in altri contesti, anche più stupidi e banali. Io amo il confronto, amo interfacciarmi con pensieri lontani dal mio mondo. Io non vedo l'ora che una persona che va contro il mio modo di pensare e vedere le cose mi dica: 'parliamo, sediamoci a un tavolino, confrontiamoci'. Per me sarebbe un sogno. Sono pronta al giudizio, credo possa essere costruttivo, fonte per un'analisi a 360 gradi che permette di imparare qualcosa, di arricchirsi".
E se la parola giudizio, nella visione di Alvar Bertrand, significa anche arricchimento, la parola inclusione è legata all'accettazione. "Una persona si sente inclusa quando viene accettata. L'accettazione è ostacolata dal pregiudizio, che è un colosso difficile da scavalcare. Io, ad esempio, faccio parte di una minoranza ma sono contenta. Credo si stiano facendo grandissimi passi avanti a livello comunicativo su questi temi". Un miglioramento, dunque, nonostante (anzi, in risposta) ad esempio ai provvedimenti di Donald Trump nei confronti delle persone trans. "L'esposizione dei contenuti legati al mondo transgender sui social sta avendo un'evoluzione rapidissima, poco controllata. Ci sono grandi punti di domanda. Non so cosa potrà comportare nel futuro. Quello che noto io tra i creator trans è una tendenza a concentrarsi più sul contenitore che sul contenuto. Senza giudizio mi chiedo: cosa stanno portando? Cosa stanno raccontando? Manca – ed è quello che sto cercando di portare – un po' di contenuto. Mi piacerebbe ci si mettesse un po' più a nudo, che si portasse un po' di verità, esponendola senza sentirsi sbagliati".
Un mondo sui social, un mondo fuori
La domanda successiva è inevitabile, e verte su come lei stessa sceglie cosa condividere e cosa no. "Io, per come sono fatta, mi espongo al 100%", risponde Alvar. "È difficile farmi arrossire e mettermi a disagio, sono un po' sfacciata. Quindi non ho paura a trattare temi tabù, parlerei di tutto. Questo potrebbe essere un problema, perché crea confusione in chi non mi conosce. Sto cercando di trovare un po' di ordine nelle cose che mi passano per la testa". Le ispirazioni non sono altrettanto varie: "Mi dà una bella energia vedere persone equilibrate, che riescono a trovare ordine tra felicità e sconforto", ci confessa. "Io sento il bisogno di trovare stabilità".
Dalla sua parte ci sono anche le donne della sua vita, in una vita fatta di donne. "Se devo individuare una sola donna nella mia vita che mi ha aiutata a costruire la mia forza, questa è mia madre. Sono cresciuta con lei, con le mie zie, con le mie cugine. Ho amiche che frequento da quando eravamo all'asilo. Ci sono anche persone, trans e cis, che sono entrate nella mia vita da poco e mi stanno dando tanto, mi fanno vedere il mondo da un'altra prospettiva. Sto cercando di fare amicizia con donne più grandi di me, vorrei abbattere la convinzione che le persone di un'altra generazione siano chiuse. Io avevo una prozia, morta a 96 anni, che mi accettava più di chiunque altro".
Infine, chiudiamo con il messaggio di Alvar Bertrand per le persone che stanno iniziando un percorso di transizione. "Non vi abbattete", tuona subito la content creator. "Il percorso di transizione è tosto perché è tutto inaspettato. Parti con un'idea e poi trovi ostacoli che non ti aspettavi. Scivoli, non sai bene cosa ti attende. Psicoterapia a non finire. E non è mai la fine, tutto può cambiare. Gli ormoni tendono a dominare le ragazze trans, i loro bisogni. Io ogni volta che mi guardavo allo specchio mi sentivo diversa. Fatevi forza, non vi abbattete. Credeteci. C'è sempre una soluzione, no panico! E se qualcuno non vi dà la giusta energia, allora vi sta spegnendo. Scappate, che ce la fate anche da soli"

























































