
"La cultura underground non è un look da replicare, è un’attitudine" Intervista a Davide Omizzolo, founder dello studio di hairstyling milanese Halle

Under the Beauty Radar è un format fluido, che si muove e si adatta, che scorre tra le pieghe della bellezza in tutte le sue sfumature. Per questo, per questa nuova puntata, abbiamo voluto intervistare uno studio di hairstyling. Avete capito bene. E non siamo andate a mettere il microfono sulle postazioni di Halle, in via Mantova 17, ma abbiamo scambiato due chiacchiere con il suo founder, Davide Omizzolo, che immediatamente ci ha raccontato: "Non ho mai voluto creare semplicemente un posto dove si tagliano i capelli, ma uno spazio che rappresentasse il mio modo di vivere questo lavoro. Volevo creare un ambiente in cui le persone potessero evolvere e conoscersi , sia quelle che vengono a tagliarsi i capelli, sia quelle che ci lavorano". Molto interessante, no?
Intervista a Davide Omizzolo, founder di Halle, studio di hairstyling milanese
Descrivi l'estetica di Halle in tre parole
Reckless, unconventional, introspective.
Come nasce Halle Milano e quale idea avevi in mente quando avete deciso di aprire il salone?
Non cerco la perfezione nei look, ma qualcosa che abbia carattere e racconti davvero la persona che lo porta. Look dirty, vissuto, grezzo se ti senti cosi. Preciso e maniacale se il taglio che desideri richiede questa visione.
Se dovessi spiegare a qualcuno cosa rende Halle diverso da un salone tradizionale, cosa diresti?
Halle nasce perché non trovavo un posto che mi rappresentasse davvero. Avevo viaggiato e conosciuto ambienti creativi diversi, ma non riuscivo a riconoscermi nei modelli di lavoro che vedevo intorno a me. Così ho deciso di creare il mio. Volevo uno studio aperto anche ai freelance, dove professionisti con sensibilità diverse potessero lavorare mantenendo la propria identità. Volevo soprattutto mettere in discussione alcune dinamiche del nostro settore. Si parla tantissimo di creatività e successo, ma troppo poco di come stanno le persone che fanno questo lavoro ogni giorno. Per me Halle nasce anche da questo: dimostrare che si può avere una forte identità creativa senza sacrificare il benessere delle persone. Non ho mai pensato ad Halle come a qualcosa che dovesse essere diverso dagli altri saloni. Semplicemente, non mi sono mai riconosciuto in quella definizione. Per me è uno studio, un posto in cui facciamo quello che amiamo con la stessa naturalezza con cui taglieremmo i capelli a un amico a casa. Ma prendendo molto seriamente quello che facciamo. Alla fine tagliamo capelli, certo. Ma se cerchi una last minute haircut, forse hai sbagliato indirizzo.
Quanto contano la musica, la moda e la cultura underground nel definire l'identità di Halle e nell'ispirare il tuo lavoro?
Sono parte della mia vita da molto prima che aprissi Halle. Mi sono trasferito dal Veneto a Milano a diciotto anni e lì ho scoperto un mondo creativo che prima non conoscevo. Poi è arrivata Berlino, che per me è stata una seconda scuola. Ricordo ancora la prima volta al Berghain, avevo diciannove anni. Mi ha colpito soprattutto la libertà delle persone di essere sé stesse, senza dover rientrare in un’estetica precisa. Anche Tokyo mi ha influenzato molto, soprattutto per il contrasto tra futurismo e tradizione, i veri listening bar con dischi archivio incredibili. Per me la cultura underground non è un look da replicare, ma un’attitudine: sperimentare, prendere rischi e non sentirsi obbligati a seguire quello che fanno tutti.
Taglio o colore: da dove si parte per trasformare davvero il look di una persona?
Partiamo sempre da una conversazione. Prima di pensare al taglio o al colore, cerchiamo di capire chi abbiamo davanti, come vive i propri capelli e cosa vuole esprimere. Spesso le persone arrivano con una fotografia, ma quello che le colpisce non è necessariamente il taglio. Magari è l’attitudine, il modo in cui quella persona porta i capelli. Il nostro lavoro è capire cosa c’è dietro quella reference e trasformarla in qualcosa di personale e di come quella foto ha influenzato la scelta. E soprattutto insegnare a gestire il risultato. Perché posso farti il taglio più bello del mondo, ma se il giorno dopo non sai come asciugarlo, per me il lavoro non è finito.
Quali sono i riferimenti estetici che ti influenzano di più in questo momento, dentro o fuori dal mondo dell'hairstyling?
Cerco di non limitare mai la mia ispirazione al mondo dell’hairstyling. Le idee più interessanti spesso arrivano da film, concerti, da un viaggio o da una conversazione. Recentemente, agli Uffizi di Firenze, vedere la Primavera di Botticelli mi ha fatto guardare i capelli in modo completamente diverso. Le texture, il movimento, le forme organiche, il modo in cui vengono rappresentati attraverso la luce. Trovo incredibile che un dipinto di più di cinquecento anni fa possa influenzare il modo in cui guardo un taglio oggi. Per me la creatività nasce proprio da queste connessioni inaspettate.
Come si traduce una visione creativa così specifica nel lavoro di tutti i giorni? Quanto spazio lasci alla sperimentazione rispetto alle richieste dei clienti?
Credo che uno dei rischi del nostro lavoro sia confondere la creatività con il bisogno di dimostrare quanto siamo bravi. Non mi interessa usare la testa di un cliente per imporre la mia visione. Mi interessa creare qualcosa insieme a lui, attraverso un dialogo. E per me la sperimentazione non riguarda soltanto i capelli, ma anche il modo di lavorare. Voglio che il mio team abbia la libertà di sviluppare una sensibilità nel capire il perché e il come fare certi look. Formazione, studio e creatività devono andare allo stesso passo.
Le immagini AI portate dai clienti come esempio di quello che vogliono sono una sfida per un hairstylist?
Non le vediamo necessariamente come una sfida, ma piuttosto come un nuovo strumento con cui dobbiamo imparare a lavorare. L’intelligenza artificiale può essere un punto di partenza interessante per esplorare nuove possibilità, ma il nostro lavoro va oltre la semplice riproduzione di un’immagine. Il nostro ruolo è capire l’idea che si nasconde dietro un riferimento e trasformarla in qualcosa di personale, autentico e adatto alla persona che abbiamo davanti.
Qual è l’hairstyle che vorreste vedere più spesso sulle persone?
Mi piacerebbe vedere sempre più tagli e acconciature che rispecchino davvero le persone, invece di seguire semplicemente le tendenze. Per me si tratta di creare qualcosa che risulti naturale per chi lo indossa, qualcosa in cui ci si riconosca, con cui ci si senta a proprio agio e attraverso cui ci si possa esprimere liberamente. Credo che i capelli debbano essere un modo per esprimere la propria personalità, non uno strumento per adattarsi a una determinata estetica o seguire quello che va di moda in un certo momento. Non credo che il nostro lavoro sia rendere tutti più alla moda, ma aiutare le persone a sentirsi più a proprio agio con la propria identità.




























































