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La chirurgia estetica è un trend che amplia il divario economico

I nuovi standard di bellezza, guidati da trattamenti e filler, rappresentano una forma di rappresentazione di status

La chirurgia estetica è un trend che amplia il divario economico  I nuovi standard di bellezza, guidati da trattamenti e filler, rappresentano una forma di rappresentazione di status

Bellezza e ricchezza vanno a braccetto da quando durante il Rinascimento l’incarnato pallido e le forme rotonde differenziavano l’elite dalla plebe che, lavorando all’aperto, aveva la pelle bruciata dal sole. O forse anche da prima. Oggi, però, il settore beauty sembra essere il nuovo luogo dove va in scena la lotta di classe ed il divario tra chi può permettersi i migliori prodotti ed interventi e chi non può si fa sempre più grande. Non basta più prendersi cura di se stessi, concentrandosi su skincare, haircare, sopracciglia, ceretta, denti e sport. Bisogna essere impeccabili fino all’ultimo dettaglio come Kim Kardashian o JLo nei loro scatti migliori. Scordatevi la Birkin di Hermès. Il vero simbolo di status sociale è la bellezza.

Se le pressioni esercitate sulle donne per mantenere un’immagine perfetta, immune ad ogni segno di invecchiamento, o per rimuovere i peli del corpo e pettinarsi alla perfezione sono secolari, i social media, i selfie e le chiamate via Zoom hanno reso il nostro aspetto la vera cosa su cui investire per avere successo nella vita. Già nel 2011 e nel 2013, due ricerche riportate da un lungo articolo di Dazed Digital, rivelavano che "le donne "poco curate" guadagnano il 40% in meno rispetto alle colleghe più avvenenti, mentre le persone attraenti hanno oltre il 20% in più di probabilità di essere richiamate per un colloquio di lavoro e sono percepite come socialmente più qualificate, affidabili, sicure e competenti". Se la discriminante è la bellezza e la natura non ci ha dotato del corredo genetico di Margot Robbie, l’unico rimedio è farsi aiutare con filler, botox, liposuzioni e ogni trattamento o aiuto estetico disponibile sul mercato. È quello che hanno fatto anche Bella Hadid (eletta nel 2021 la donna più bella del mondo), Kylie Jenner, Hailey Bieber e molte altre celebrities. 

A confermare l’ossessione è il boom di richieste di trattamenti medico estetici, in particolare quelli alla parte superiore del viso. Ecco un po’ di dati. Una recente analisi di P&S Intelligence, la medicina estetica è destinata entro il 2023 a superare un giro d’affari globale di 19,4 miliardi di dollari dagli 8,6 miliardi del 2018, pari a una crescita media annua del 12,2%.  Secondo la banca dati nazionale di chirurgia plastica estetica, il numero di procedure di botox eseguite in America è aumentato del 54% tra il 2019 e il 2020 e i filler sono aumentati del 75%; mentre il Regno Unito vince il premio come mercato in più rapida crescita al mondo per i filler facciali tanto che i chirurghi plastici britannici hanno registrato un aumento del 70% delle richieste di consulenza rispetto al 2020. E per quanto riguarda l’Italia? L’Osservatorio AICPE ha riportato che nel 2019 il ricorso alla medicina o chirurgia estetica è aumentato del +7,8% rispetto all’anno precedente, con una crescita dell’uso della tossina botulinica, +15%, e dell’acido ialuronico, +21%. 

Il problema è che per rincorrere standard di bellezza spesso inarrivabili, in molti sono disposti a tutto persino a indebitarsi o a viaggiare verso paesi che offrono interventi a tariffe più abbordabili, ma, purtroppo non rispettano standard sanitari e di sicurezza. Un recente articolo di Refinery29 ha, infatti, riportato come le donne stianno accumulando migliaia di sterline di debiti con carta di credito per fare botox e filler. L’ennesima conferma che solo le donne della classe media e alta hanno la libertà finanziaria di considerare una procedura chirurgica costosa e che gli standard di bellezza del 2022 richiedono un privilegio e fanno di chi non ha la possibilità di investire tutti i suoi risparmi in massaggi, manicure e altri trattamenti più complessi ed invasivi una sorta di reietto sociale. Considerando questi dati tutto il lavoro della Gen Z fatto per promuovere body positivity e diversi e più inclusivi concetti di bellezza sembra ancora lontano dallo scalfire l’ossessione per la perfezione. Oggi come non mai sembra sempre più vero il meme "You are not ugly, you are just poor!".