
La cosmesi naturale italiana oggi nelle parole di Laura Pedrini Intervista all'imprenditrice in Lepo e Presidente del Gruppo Cosmetici a Connotazione Naturale ed Erboristica di Cosmetica Italia
Negli anni '80, il clean make-up non esisteva, né tantomeno esisteva l'idea - o la tensione - verso prodotti naturali. Durante un viaggio in Asia, Marisa Camossi entra in contatto con le antiche tradizioni erboristiche, decidendo di fondare Lepo, azienda cosmetica naturale. Oggi, Lepo è guidata dalle figlie della fondatrice, Luisa e Laura Pedrini. Insieme, hanno fatto crescere l'azienda di famiglia, portandola nel presente con una gamma completa di prodotti skincare e make-up caratterizzata da formulazioni naturali, performanti e adatte a ogni tipo di pelle. Lo conoscevate? In Italia il marchio è presente in oltre 1.600 punti vendita specializzati tra erboristerie, farmacie, parafarmacie e bio-profumerie ed è distribuito in più di 15 Paesi nel mondo. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Laura Pedrini, che ci ha raccontato il presente e il futuro di Lepo.
Intervista a Laura Pedrini di Lepo sulla cosmetica naturale oggi
Come è cambiato Lepo da quando sua madre lo ha fondato negli anni ’80 a oggi, e quali valori sono rimasti intatti?
Lepo è cresciuto moltissimo nel tempo, evolvendosi in un’azienda più strutturata e organizzata, con una presenza capillare sul territorio e un mercato decisamente ampliato. Se inizialmente il brand era distribuito principalmente nelle erboristerie, oggi Lepo è presente anche in farmacie, parafarmacie e negozi bio, raggiungendo un pubblico sempre più ampio, unisex e diversificato. Oltre al make-up, che resta il nostro core business, nel corso degli anni abbiamo ampliato in modo significativo tutta la gamma prodotti, comprese le linee skincare. Non abbiamo mai smesso di investire in ricerca e innovazione, continuando a migliorare le formulazioni e il design dei prodotti per rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. Allo stesso tempo, siamo rimasti fedeli a quella visione pionieristica che, all’epoca, era davvero rivoluzionaria per il mercato italiano: l’attenzione alla naturalità degli ingredienti, la delicatezza formulativa, il rispetto per la pelle, per gli animali e per l’ambiente.
Essere stati vegani e naturali prima che diventasse un trend è stato più difficile o più stimolante?
Quando Lepo è nata, questo tipo di approccio non era ancora diffuso e spesso significava andare controcorrente, incontrare più difficoltà e limitazioni a livello formulativo, spiegare le proprie scelte e costruire una cultura attorno al prodotto. Allo stesso tempo, però, tutte queste sfide si sono trasformate in un grande stimolo: ci hanno permesso di sviluppare nel tempo un know-how solido e una expertise formulativa che oggi rappresenta uno dei nostri principali vantaggi competitivi. Per noi l’essere animal friendly non è mai stata una scelta di marketing, ma un principio etico, una scelta coerente e radicata che ci accompagna da sempre.
Negli ultimi anni il make-up sembra oscillare tra minimalismo e sperimentazione: quali sono, secondo lei, i trend più interessanti del momento?
Sicuramente oggi il mercato coreano è una fonte di ispirazione molto interessante: ha introdotto texture innovative, ultra sensoriali e prodotti multifunzionali che stanno conquistando sempre più spazio anche da noi. Credo sarà altrettanto stimolante prendere spunto da queste tendenze e applicare alla cosmesi naturale le nuove tecnologie, creando prodotti che uniscono efficacia, innovazione e sostenibilità, senza rinunciare ai valori di delicatezza e rispetto per la pelle e l’ambiente.
Quali sono le sfide più complesse nel creare prodotti naturali che siano anche efficaci e accessibili?
Sicuramente la sfida più grande nel creare prodotti naturali riguarda il costo delle materie prime di alta qualità o biologici certificati, che sono inevitabilmente sostenuti. A questo si aggiungono i test di efficacia, indispensabili per dimostrare che il prodotto funziona davvero, insieme ai test clinici specifici come nickel tested, oftalmologicamente testato e dermatologicamente testato, che certificano sicurezza e tollerabilità anche per le pelli più sensibili. Infine, ottenere certificazioni bio aggiunge ulteriore valore ma comporta procedure rigorose e costi importanti. Tutto questo richiede un equilibrio delicato: vogliamo offrire prodotti naturali, sicuri ed efficaci, senza scendere a compromessi, pur mantenendoli accessibili ai nostri consumatori.
La parola sostenibilità è ovunque, ma spesso rischia di diventare uno slogan: cosa significa concretamente per voi?
Per Lepo la sostenibilità non è mai stato uno slogan, è un impegno concreto che guida ogni fase del nostro processo produttivo, da sempre. Ci impegniamo ogni giorno per ridurre il nostro impatto ambientale, scegliendo packaging ecosostenibili e formulazioni clean, collaborando con partner che condividono la nostra visione e utilizzano logiche di produzione a basso impatto ambientale. Crediamo anche che non basti introdurre una linea green in gamma per potersi dichiarare sostenibili: la sostenibilità deve essere un approccio trasversale e autentico, che coinvolge l’intera filiera e tutte le scelte aziendali. Per noi sostenibilità significa soprattutto coerenza: è un percorso continuo fatto di scelte responsabili e miglioramenti costanti, con l’obiettivo di creare prodotti che non siano solo rispettosi per la pelle, ma anche del pianeta.
C’è un ingrediente, una tecnologia o un approccio che secondo lei cambierà davvero il mercato nei prossimi anni?
Credo che nei prossimi anni non sarà un singolo ingrediente a cambiare il mercato, ma piuttosto un approccio: l’incontro tra naturalità e alta tecnologia. Da un lato vediamo una crescente evoluzione verso attivi sempre più performanti, come quelli di derivazione biotech o bio-fermentata. Dall’altro, il mercato sta introducendo ingredienti e tecnologie sempre più avanzate, come gli attivi rigenerativi che fino a poco tempo fa erano utilizzati solo in ambito dermatologico. La vera sfida – e anche la direzione più stimolante – sarà quindi integrare queste innovazioni tecnologiche all’interno della cosmesi naturale. Prendere il meglio della ricerca scientifica e delle nuove tendenze, come quelle coreane, e tradurlo in formule clean, performanti e consapevoli.
Oltre al ruolo imprenditoriale, lei è anche una public speaker: quanto è importante oggi comunicare e fare divulgazione nel mondo della cosmetica?
Direi che è fondamentale. Non basta più creare buoni prodotti: è altrettanto importante aiutare i clienti a orientarsi in un mercato sempre più ricco e complesso. Nel mio ruolo di imprenditrice in Lepo e di Presidente del Gruppo Cosmetici a Connotazione Naturale ed Erboristica di Cosmetica Italia, sento ancora di più questa responsabilità: la divulgazione diventa uno strumento per creare cultura, trasparenza e consapevolezza. Oggi il rischio è quello della sovrainformazione o, al contrario, della disinformazione: per questo è importante che chi lavora nel settore si esponga, spieghi e renda accessibili anche i temi più tecnici, dalla formulazione alla sicurezza, fino alla sostenibilità. È un modo per avvicinare le persone alla cosmetica in modo più consapevole e corretto, costruendo fiducia e cultura nel lungo periodo.
Cosa la appassiona di più del suo lavoro oggi?
Mi appassiona in particolare il fatto che la cosmetica non sia mai ferma: evolve continuamente, tra innovazione scientifica, nuove esigenze dei consumatori e cambiamenti culturali. Questa dinamicità rende il lavoro sempre stimolante e mai ripetitivo. Ma quello che in assoluto mi appassiona di più oggi del mio lavoro è la possibilità di contribuire alla diffusione di una vera cultura della cosmesi naturale e consapevole, rendendola più comprensibile, trasparente e accessibile a tutti.



















































