
Cinque donne stanno cambiando il futuro del Bitto e del Valtellina Casera Innovazione, sostenibilità e leadership femminile possono partire anche dalla montagna

Per anni la montagna è stata raccontata come un luogo da lasciare. Oggi, invece, c'è una generazione di donne che ha scelto di restare e costruire il proprio futuro in una delle filiere più identitarie del Made in Italy: quella dei formaggi DOP Bitto e Valtellina Casera. Dagli alpeggi ai caseifici, dai laboratori di qualità ai consorzi di tutela, queste professioniste stanno ridefinendo un settore ancora spesso percepito come maschile. Lo fanno senza rinunciare alla tradizione, ma interpretandola attraverso sostenibilità, innovazione, ricerca e nuove forme di leadership.
Restare in montagna come scelta
Per Cristina Gusmeroli, casara del Bitto e premiata alla Mostra del Bitto 2024, la montagna non è mai stata un luogo da cui partire. "Per me la montagna è sempre stata un luogo in cui restare e costruire il mio futuro, perché qui ho un legame affettivo profondo. Non nego che oggi sia complicato, soprattutto per la mole di burocrazia che ci viene richiesta e per le difficoltà oggettive che questo lavoro comporta. Capisco bene perché per molti sia difficile immaginare una vita così, tra alpeggi senza strade e una fatica fisica che non tutti sono disposti a sostenere. Ma per me tutto questo non è un limite: è parte integrante di ciò che rende autentico il mio lavoro e il mio legame con questo territorio". La sua esperienza racconta una generazione che vede la tradizione non come un'eredità immobile, ma come uno spazio da far evolvere.
Oltre gli stereotipi
Cristina ricorda che, quando da bambina diceva di voler continuare l'azienda di famiglia, la risposta era quasi sempre la stessa. "Mi rispondevano che, al massimo, avrei trovato qualcuno con un'azienda e dato una mano lì. Si dava per scontato che sarebbero stati i miei fratelli a continuare l'attività. [...] Quello che desidero è essere valutata per le mie qualità come persona, non per il mio genere". Una convinzione condivisa anche da Viola Vanini, responsabile de La Fiorida. "Per me significa assumersi la responsabilità di custodire un patrimonio straordinario e, allo stesso tempo, avere il coraggio di farlo evolvere. [...] Essere una donna in questo percorso non vuol dire fare le cose "in modo diverso", ma portare sensibilità, visione e un'attenzione naturale alle relazioni".
Innovare senza tradire la tradizione
Il mondo dei formaggi DOP è spesso associato esclusivamente alla tradizione. Per Erica Cossi, addetta alla qualità del Caseificio Pedranzini di Bormio, oggi innovazione significa valorizzarla con strumenti nuovi. "La tradizione ci dice cosa fare, l'innovazione ci permette di farlo meglio, in modo più pulito e più vicino alle persone". Tracciabilità digitale, sostenibilità ambientale, ricerca sui fermenti e dialogo con i consumatori sono ormai parte integrante di una filiera che continua a evolversi senza modificare l'identità dei suoi prodotti.
Un lavoro che segue i ritmi della natura
C'è poi un aspetto che, secondo Selene Erini, tecnica del Consorzio di Tutela dei Formaggi Valtellina Casera e Bitto, chi vive in città fatica a comprendere. "Credo che l'aspetto più difficile da comprendere, per chi vive in città, sia che nel nostro lavoro non siamo noi a dettare i tempi. [...] Questo significa essere elastici, riprogrammare, adattarsi". È una professione in cui clima, animali e territorio continuano a determinare il ritmo delle giornate, richiedendo flessibilità e presenza costante.
Una nuova idea di leadership
Per Marta Donadoni, responsabile di produzione alla Latteria Sociale Valtellina di Delebio, la montagna insegna soprattutto il valore delle persone. "Qui ogni lavoro ha lo stesso valore. Anche l'attività che sembra minuscola o ripetitiva è, in realtà, un tassello indispensabile perché tutto il resto stia in piedi". Ed è questo il principio che guida anche il suo modo di lavorare: "Gli obiettivi si raggiungono solo se ci si fida davvero e ci si rispetta a vicenda".
Il futuro del Bitto passa anche dalle donne
Per Viola Vanini, il futuro del Bitto e del Valtellina Casera dovrà essere sempre più legato alla capacità di valorizzare il territorio senza rinunciare all'innovazione. "Mi auguro che sempre più giovani scelgano di lavorare in queste filiere e che le donne siano protagoniste a tutti i livelli: negli alpeggi, nelle aziende agricole, nei caseifici, nei consorzi e nei ruoli decisionali". Le loro storie mostrano come la montagna contemporanea non sia soltanto un luogo di tradizione, ma uno spazio dove competenze, innovazione e nuove leadership stanno ridisegnando il futuro di alcune delle eccellenze più rappresentative del Made in Italy.
