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Non smetterò di mandare foto per via di Telegram

Come cambia la quotidianità (e la sessualità) dopo notizie del genere

Non smetterò di mandare foto per via di Telegram Come cambia la quotidianità (e la sessualità) dopo notizie del genere

Non mi vergogno ad ammettere che mi è capitato più e più volte di mandare foto - cosiddette intime - a diverse persone o di postare Stories non propriamente pudiche. 

Il primo sostantivo che mi è venuto in mente è vergogna, non solo perché in questi casi di cronaca - come l'ultimo legato all'ennesima chat di Telegram chiusa - fa comodo a tanti incolpare le donne per aver inviato o postato un certo tipo di foto, ma soprattutto perché in molti casi sono le stesse donne a non essere coese e solidali in questo senso. Quando vidi l'articolo per la prima volta, in un angolino remoto della mia testa mi sorse anche la domanda, messa subito a tacere, ‘Chissà se su quelle chat ci sono anche foto mie?’, non per motivi d’orgoglio, ma per pura curiosità - e un po’ di paura.
Il revenge porn sembra una cosa lontanissima, di quelle che sai che possono succedere ma che pensi non potrebbero mai capitare a te. Quando vengono alla luce vicende di questo tipo, è come se scattasse una sorta di meccanismo mentale per cui ti senti in dovere di giustificare questa tua scelta, di trovare in qualche modo una scusa plausibile a un’attività denigrata ma che di fatto fa parte ormai delle nostre vite e della nostra sessualità. 

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Can you believe he’s single!?

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Mi è capitato di mandare foto intime dicevo, a persone con cui avevo una grande confidenza - con cui uscivo, o con cui avevo già avuto rapporti intimi - ma anche con altre che stavo ancora conoscendo e che magari non avevo mai visto. Al di là della responsabilità personale, e dell’avere la consapevolezza di quello che si sta facendo, forse ingenuamente, mi aspetto che quella che si crea fra due individui sia una sorta di safe zone, mi aspetto un certo rapporto di fiducia per cui quelle foto rimarranno private, sempre e comunque. Per questo la definizione revenge porn mi sembra lontana dalla mia quotidianità, perché per come la vedo io quelli che condividono certe foto non lo fanno sempre per vendicarsi di una relazione finita male, ma semplicemente per fare gruppo con gli amici maschi, una nuova versione del ‘chi ce l’ha più lungo’ basata sulle foto che si ricevono in DM. 

È chiaro che dipende da ognuno di noi la decisione se inviare o meno certe foto o a chi, o anche semplicemente se postarle o no. Ma non è questo il punto, perché le foto sono solo la punta dell’iceberg di un problema culturale e radicato. Tra le migliaia di persone che sono in quelle chat è ovvio che non sono tutti stupratori, ma quelle chat sono il sintomo e la manifestazione peggiore di una mentalità molto complessa e stratificata. Sono tanti i fattori che concorrono a creare un ambiente fertile per la nascita e la proliferazione di queste chat: non solo una predominante cultura machista, ma anche una frustrazione dettata da aspettative sballate sulla sessualità e sulle donne che si manifesta in espressioni violentissime, frutto anche di una rappresentazione irreale e spesso violenta del sesso nel mondo del porno. Ad amplificare tutto ciò si aggiunge la cosiddetta toxic brotherhood, la tendenza a far gruppo da parte dell'uomo che si basa sull'oggettificazione e sessualizzazione del corpo femminile, un atteggiamento molto pericoloso, soprattutto per chi la sessualità sta appena cominciando ad esplorarla e conoscerla. 

 

Come capita spesso quando emergono notizie di questo tipo sembra che l’indignazione e lo sgomento siano sentiti solo da parte delle donne, come se fossimo noi le sole coinvolte nel problema. Non so se si tratta di coscienza o di pura decenza umana, ma le persone che si ritrovano in quelle famose chat, pur non inviando nulla e senza commentare niente nello specifico, si sentono a posto con se stessi? Probabilmente sì, perché quelle immagini finiscono per perdere la loro componente umana, per restare dei corpi

 

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Au Revoir, Harvey ‍ #valentino #siduations

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Mi è già successo dopo aver letto una notizia di questo tipo di riflettere per quei tre o quattro secondi in più prima di aprire la fotocamera o prima di premere invio. La maggior parte delle volte mi sono sentita stupida per averlo fatto e sono andata avanti per la mia strada senza dare troppo peso a quel pensiero, e non vedo perché questa volta dovrebbe essere diversa. Non si tratta di rassegnazione o di voler ignorare il problema, ma la soluzione non è smettere di inviare foto intime. Serve un lavoro più ampio, serve parlarne, sempre e tanto.
Forse inizierà dal non definire troia una ragazza che pubblica una foto di un certo tipo o dal far capire la differenza tra sexting (sano, bello e divertente) e una dick pic non richiesta, forse passerà attraverso la presa di coscienza da parte degli uomini di loro stessi, dei loro desideri e del loro rapporto con le donne, per arrivare alla totale parità dei sessi. Un'evoluzione che mi sembra ancora molto utopica. 

 

 

Illustrazione in cover by Ilaria Colombo in esclusiva per nss G-Club