
Il lusso di avere un cattivo odore Mentre la profumeria di nicchia abbraccia odori disturbanti come la benzina, il sudore o l’aglio, l’olfatto continua ad essere profondamente politico
Per decenni la profumeria ha promesso la stessa cosa: odori rassicuranti, sensuali, desiderabili. Fiori bianchi, agrumi, vaniglia, muschio. Fragranze pensate per cancellare qualsiasi traccia del corpo e delle sue imperfezioni. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Nella profumeria di nicchia stanno emergendo sempre più fragranze che evocano odori insoliti - benzina, sangue, sudore, aglio - trasformando ciò che tradizionalmente veniva considerato sgradevole in un gesto estetico. Il fascino per i cosiddetti "profumi disgustosi" non è nuovo, e negli ultimi anni è diventato uno dei territori più sperimentali della profumeria contemporanea. Ma dietro questa tendenza si nasconde una domanda più scomoda: chi può permettersi di puzzare? Perché un odore che su alcuni corpi viene percepito come sporco o indecoroso, su altri può diventare sofisticato, provocatorio o addirittura lussuoso? La risposta ha meno a che fare con l’olfatto e molto più con il potere. Perché, come spesso accade nella storia della bellezza, anche gli odori possono essere profondamente politici.
Il fascino dei profumi disturbanti
Il fascino per i profumi disturbanti nasce da una tensione sensoriale molto precisa: disgusto e attrazione, dal punto di vista olfattivo, sono più vicini di quanto immaginiamo. Alcune fragranze di nicchia giocano proprio su questa ambiguità, trasformando note animali, metalliche o quasi "sporche" in esperienze olfattive complesse e ipnotiche. Da Secretions Magnifiques di État Libre d’Orange, famoso per il suo accordo corporeo che richiama sangue e sudore, a Inexcusable Evil di Toskovat, costruito per evocare l’odore della guerra e del trauma, fino a Bat di Zoologist Perfumes, descritto come inquietante e primordiale nel suo richiamare una grotta piena di frutta fermentata e note animali, sono diversi i nasi e i marchi della profumeria di nicchia che si sono spinti oltre, in questo gioco a cavallo tra provocazione e sperimentazione. Se è vero che l’olfatto umano è naturalmente attratto da ciò che è ambiguo o borderline, è anche vero che non tutti gli odori vengono percepiti allo stesso modo quando cambiano il contesto e il corpo che li indossa. In altre parole: un sentore di benzina o sudore può essere letto come creativo e avanguardista nel mondo della profumeria artistica, ma come segno di trascuratezza o povertà in altri contesti sociali.
@shelly.has.notes Inexcusable Evil by @Toskovat’ … Well THAT was an unexpected ride #nicheperfumes #nichefragrance #fragrancetok #fragrancereview #scentoftheday Creepy simple horror ambient(1270589) - howlingindicator
L’odore come marcatore sociale
Per secoli, l’odore ha funzionato come uno dei più invisibili marcatori sociali. Nella cultura occidentale moderna, l’idea di profumare bene si è costruita parallelamente all’affermazione dei valori borghesi legati all’igiene, alla disciplina del corpo e alla distinzione di classe. Non sorprende quindi che il cattivo odore sia stato storicamente associato alla povertà, al lavoro manuale o alla marginalità. Il profumo, in questo senso, non è mai stato solo un accessorio estetico: è sempre stato anche uno strumento di controllo simbolico del corpo. Cancellare l’odore naturale significava dimostrare di appartenere a un certo ordine sociale, di avere accesso all’acqua, al tempo libero e ai prodotti necessari per mantenere un corpo presentabile. È qui che la profumeria contemporanea introduce un paradosso interessante. Molte fragranze di nicchia stanno recuperando odori che tradizionalmente sarebbero stati considerati sgradevoli: note di benzina, metallo, pelle, sudore o terra bagnata. Elementi che evocano officine, ambienti industriali o il corpo nella sua dimensione più fisica. Quando queste sensazioni vengono reinterpretate attraverso il linguaggio sofisticato della profumeria artistica, però, cambiano completamente significato. L’odore che in un altro contesto potrebbe essere percepito come sporco o degradante diventa improvvisamente sperimentale, concettuale, perfino lussuoso. In altre parole, la stessa puzza può diventare un gesto estetico, se incorniciata nel contesto giusto.
@quodo_ original video:@Dev see also LC's video here @LC original sound - Rémi
La politica degli odori
Questa ambivalenza rivela una verità spesso trascurata: l’olfatto è profondamente politico. Nel corso della storia, gli odori sono stati utilizzati per costruire stereotipi culturali e gerarchie sociali. Il corpo dell’altro - che fosse il povero, il migrante o il colonizzato - è stato spesso descritto come maleodorante, trasformando una percezione sensoriale in uno strumento di stigmatizzazione. Per questo la recente fascinazione della profumeria per gli odori disturbanti solleva anche una domanda più ampia. Quando una fragranza evoca sudore, metallo o benzina, sta davvero celebrando l’imperfezione del corpo? Oppure sta semplicemente trasformando un’esperienza quotidiana - e spesso stigmatizzata - in un oggetto di consumo estetico? Allo stesso tempo, la nuova ondata di profumeria sperimentale sta ampliando il vocabolario dell’olfatto. Sempre più nasi e brand indipendenti stanno cercando di raccontare storie attraverso odori inattesi, abbandonando l’idea che un profumo debba necessariamente essere buono nel senso tradizionale del termine. In questo contesto, note considerate difficili o divisive diventano strumenti narrativi: evocano luoghi, memorie e sensazioni corporee che la profumeria classica ha a lungo evitato. È un modo per rendere l’esperienza olfattiva più complessa, meno prevedibile e più vicina alla realtà dei corpi.
@arabellesicardi Fragrance has always been political ans we are only going to see it get more explicit as the guardrails of democracy are disassembled. #perfumetiktok original sound - Arabelle Sicardi | Author
La profumeria non è uguale per tutti
Ed è qui che emerge il vero nodo della questione. Non tanto il fatto che oggi esistano profumi che evocano odori sgradevoli, quanto il fatto che alcuni possano indossarli come gesto estetico mentre per altri gli stessi odori restano motivo di stigma. In un’epoca in cui la bellezza si presenta sempre più come territorio di sperimentazione culturale, anche il profumo smette di essere soltanto uno strumento per "avere un buon odore". Diventa piuttosto un modo per interrogare i codici invisibili che regolano il modo in cui percepiamo i corpi degli altri. Perché, alla fine, la vera domanda non è se i profumi possano puzzare. È chi ha davvero il privilegio di farlo.



















































