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Cosa sta succedendo da Pornhub

Come un articolo del NYT sta rivoluzionando il più famoso sito porno

Cosa sta succedendo da Pornhub Come un articolo del NYT sta rivoluzionando il più famoso sito porno

Se durante il primo lockdown molte persone lodavano Pornhub per l’accesso gratuito ai contenuti Premium e, in generale, perché la piattaforma li aveva aiutati a superare la quarantena - oggi la situazione si è ribaltata. Visa e Mastercard hanno sospeso l’elaborazione dei pagamenti su Pornhub, milioni e milioni di video sono stati cancellati in una notte, gli utenti non verificati non possono più caricare, né scaricare, contenuti. Nelle ultime due settimane il sito più famoso di distribuzione pornografica è stato al centro di una serie di controversie, attacchi e cambiamenti radicali. Ma come siamo arrivati a tutto ciò?

 

The Children of Pornhub

Lo scorso 4 dicembre è stato pubblicato su The New York Times un articolo scritto da Nicholas Kristof, scrittore e columnist che nella sua carriera ha vinto due premi Pulitzer. Il pezzo si intitola The Children of Pornhub e denuncia i video di stupri, di violenze e di contenuti non consensuali (in particolare di pornografia minorile) presenti su Pornhub. 

Kristof mette in luce alcune delle problematiche della pornografia online mainstream. La maggior parte dei contenuti caricati sul sito proviene da utenti comuni, ovvero non verificati. Solo nel 2019 sono stati caricati 6,83 milioni di nuovi video. Per controllarli e moderarli, Pornhub aveva a servizio una squadra di circa 200 moderators, persone fisiche in carne ed ossa che visionano e filtrano i video che non ritengono idonei. Il numero di video da esaminare è però davvero alto e spesso per i moderatori non è semplice distinguere i video di role-play da quelli in cui vengono davvero mostrati minori, e lo stesso vale per i contenuti più hardcore (sono consensuali o sono video di abusi?). In ogni caso, anche se rimossi, i contenuti potrebbero già essere stati scaricati e ricondivisi da altri utenti, creando un circolo vizioso. 
Gli aspetti messi in luce da Kristof sono di fondamentale importanza, soprattutto se si paragonano i numeri forniti dall’Internet Watch Foundation. Quest’anno, in soli tre mesi, Facebook ha rimosso 12,4 milioni di immagini relative allo sfruttamento dei minori (in tre anni ne ha segnalati 84 milioni); Twitter, invece, l’anno scorso in sei mesi ha chiuso 264.000 account per sfruttamento sessuale di bambini. Al contrario, Kristof riporta che Pornhub ha segnalato solo 118 casi di abusi su minori sul suo sito in quasi tre anni.

 

L’altro lato della medaglia

The Children of Pornhub, però, è a sua volta un articolo parziale caratterizzato da incompletezza delle fonti, dichiarazioni tendenziose e da un linguaggio sensazionalistico che contribuisce a quella che viene definita pornografia del dolore. Kristof riserva ampio spazio alle storie delle vittime, ma allo stesso tempo le spettacolarizza riducendo la loro fruizione a un voyeurismo macabro pieno di dettagli (esemplare è la storia di Serena K. Fleites, che viene ridotta a una serie di frasi a cui è automatico che il pubblico reagisca con un continuo 'poverina'). La tragicità si ripete in ogni storia: l’innocenza viene violata, si registra l’accaduto e il video viene condiviso online, in particolare su Pornhub. Paradossalmente molte storie in realtà mostrano che il sistema di segnalazione di Pornhub ha effettivamente funzionato, sebbene la società abbia avuto difficoltà a monitorare i nuovi upload dei video precedentemente rimossi. Però Kristof offre una visione parziale degli eventi, provocando un appiattimento generale dell’informazione, e stigmatizzando esclusivamente il sito di Pornhub (senza esaminare altri siti porno, o altre piattaforme che risultano coinvolte nella questione come Google, o banalmente i social). 

Ciò che rimane di quell’articolo sono le storie di dolore delle vittime, la malvagità di Pornhub e la rettitudine delle campagne e delle associazioni che ne chiudono la chiusura. E qui, come si suol dire, casca l’asino, perché nell’articolo a un certo punto viene citata la campagna Traffickinghub, gestita da Laila Mickelwait. Si tratta di una petizione avviata per chiudere Pornhub, firmata ad oggi da più di 2 milioni di persone. Mickelwait sostiene che la campagna è areligiosa e apartitica, eppure è promossa da ExodusCry, organizzazione fondata da Benjamin Nolot, un membro di un ministero dominionista cristiano (il dominionismo è una corrente di ideologia politica cristiana che vuole istituire una nazione governata da cristiani secondo la Teologia del dominio). 

ExodusCry è un’organizzazione religiosa di destra, anti-LGBT+, contraria ai diritti riproduttivi (come l'aborto e la pillola anticoncezionale), abolizionista di ogni tipo di pornografia e sex-work - questa parola in realtà non viene pronunciata quasi mai, ma ci si rivolge al lavoro sessuale solo parlando di “prostituzione” e “schiavitù”. Questo perché l’organizzazione sostiene il modello nordico abolizionista e non la decriminalizzazione. I membri inoltre ritengono che il porno sia la causa del traffico sessuale e in generale della tratta degli esseri umani (da loro considerata la fine dei tempi); e per questo propongono di intraprendere una nuova guerra santa. Inoltre sia Mickelwait che Nolot hanno forti legami con l’IHOPKC (il ministero evangelico International House of Prayer Kansas City), il cui pastore, Mike Bickle, ha più volte portato avanti affermazioni omofobe e antisemite. Queste tre realtà sono collegate tra di loro e negli anni hanno cercato di edulcorare le loro campagne, eliminando dai loro siti i riferimenti più estremisti (sia da un punto di vista religioso che politico), e proponendo una comunicazione sui social più catchy e giovanile. Con il suo articolo, Kristof da un lato ha diffuso la loro ideologia nel mainstream, dall’altro ha anche fornito particolari più che precisi al pubblico per effettuare le ricerche che lui stesso denuncia.

 

I cambiamenti attuati da Pornhub

Alla fine dell’articolo Kristof propone tre suggerimenti: consentire solo agli utenti verificati di pubblicare video; proibire i download; aumentare la moderazione dei contenuti. E così il team di Pornhub è partito proprio da questi per inaugurare un nuovo Commitment to Trust and Safety. Tra il 13 e il 14 dicembre Pornhub ha iniziato a rimuovere i video sul sito che non sono stati caricati da partner di contenuti ufficiali (per esempio Brazzers) o da modell* verificat* (che nel programma ModelHub possono monetizzare i loro contenuti). Non tutti i video saranno eliminati definitivamente, ma dovranno passare un nuovo processo di verifica che inizierà all’inizio del 2021. I video sospesi, infatti, mostrano un avviso che dice che sono stati contrassegnati per la verifica "in conformità con le nostre norme in materia di fiducia e sicurezza”.  Come riportato in un articolo di Samantha Cole, domenica sera Pornhub ospitava circa 13,5 milioni di video, mentre lunedì mattina alle 9, la barra di ricerca mostrava solo 4,7 milioni di video. Il numero è altalenante e lo sarà fino al prossimo anno. Questo cambiamento permetterà che non venga più caricato materiale piratato e/o offensivo, a favore di contenuti originali di case di produzione e performer verificati. Inoltre non sarà più possibile il download dei contenuti, tranne che per i servizi Premium nel Model Program. 

Tra i nuovi strumenti di moderazione Pornhub ha spiegato nel Commitment che inserirà un nuovo team di controllo (il Red Team), dedito alla revisione di materiale potenzialmente illegale. Successivamente verranno introdotte delle nuove tecnologie di rilevamento automatizzato e delle nuove keyword proibite. Le modifiche includono anche il lancio di un Trusted Flagger Program, in cui 40 organizzazioni no-profit per la sicurezza su Internet dei bambini "hanno una linea di accesso diretta al nostro team di moderazione e qualsiasi contenuto identificato da un Segnalatore attendibile viene immediatamente disabilitato”. Infine Pornhub si impegna, a partire dal prossimo anno, a compilare un report sulla trasparenza che mostrerà i loro risultati sulla moderazione dei contenuti nel 2020 (e in questo sarà la prima piattaforma per adulti a rilasciare un rapporto del genere). 

 

Visa, Mastercard e le conseguenze sul sex-work

Appena dopo l’uscita dell’articolo del New York Times, Mastercard e Visa hanno avviato un’indagine sul materiale illegale presente su Pornhub (e in generale in Mindgeek, la società che comprende anche RedTube, YouPorn, Tube8 etc.). La politica di Mastercard prevede che, quando viene identificata un’attività illegale, si interrompe il rapporto tra le parti, a meno che non venga messo in atto un piano di conformità efficace. La scelta di sospendere i pagamenti è stata presa da Mastercard giovedì scorso e, contando che i cambiamenti di Pornhub sono stati resi pubblici martedì, questo potrebbe mostrare una sfiducia nelle nuove policy. Visa, invece, ha dichiarato che abbandonerà tutta la rete di MindGeek, non solo Pornhub.

Non è la prima volta che Pornhub deve confrontarsi con una situazione del genere, già nel novembre 2019, PayPal aveva ritirato i suoi servizi da Pornhub, perché aveva scoperto “che Pornhub ha effettuato pagamenti aziendali tramite PayPal senza chiedere il permesso”. Queste decisioni sembrano essere l’ennesima mossa perbenista di società che cercano di riposizionarsi schierandosi, davvero, in una nuova guerra santa. Solo che, la guerra in questione non è davvero fatta contro Pornhub, ma contro le persone impiegate nel lavoro sessuale. Queste policy danneggiano i/lu/le sex-worker (in un periodo già di forte crisi economica causata dalla pandemia) e non fanno concretamente nulla per aiutare le vittime. 

Per molt* performer Pornhub è stato un flusso di entrate stabile e funzionale al proprio sostentamento, e ora le due più grandi società di carte di credito impediscono loro di ricevere i pagamenti. Lavorator* e lavoratrici del sesso affermano, sostenut* da una grande parte di attivismo, che questa decisione è stata alimentata dalle associazioni anti-porno di cui abbiamo trattato prima. Anche Pornhub, in questo, è d’accordo. Infatti sul blog scrive che la piattaforma è stata presa di mira proprio perché è una piattaforma di contenuti per adulti. Ricorda inoltre che ExodusCry e Traffickinghub, come anche il National Center on Sexual Exploitation che è più volte citato nell’articolo di Kristof, sono organizzazioni dedite all’abolizione della pornografia, e del materiale che, secondo il loro giudizio morale, è considerato osceno. Si tratta delle stesse forze che negli anni hanno demonizzato Playboy, l’educazione sessuale, i diritti LGBT+, i diritti delle donne e così via. 

Molt* sex-worker sono preoccupat* per quello che potrà accadere alle piattaforme più piccole. Questa apprensione deriva dal fatto che si tratta di una modalità ricorrente. Appena si inizia a parlare di piattaforme che contengono contenuti di natura erotica o sessuale (dalle più soft alla pornografia vera e propria), queste diventano oggetto di un attacco pubblico e politico delle componenti più conservatrici e puritane. Patreon ha già subito questo trattamento, eliminando i contenuti espliciti; dato il successo guadagnato nell’ultimo anno, che possa succedere presto anche a OnlyFans?
Questo è ciò che accade quando la sfera erotico-sessuale, relegata tradizionalmente nel tabù del privato, esce e si confronta con il pubblico.