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Emily Ratajkowski presenta il suo primo libro

Svelata la copertina della raccolta di essays dal titolo "My Body"

Emily Ratajkowski presenta il suo primo libro Svelata la copertina della raccolta di essays dal titolo My Body

Update 25.02.2021: A pochi mesi dall'uscita, sul New York Magazine, del saggio di Emrata dal titolo Buying Myself Back, la modella e attivista ha presentato il suo primo libro, disponibile già per pre-order online. Il libro è una raccolta di saggi intitolata My Body, e torna a riflettere sul tema del corpo femminile, e sul significato di essere donna oggi. Non vediamo l'ora di saperne di più, nel frattempo potete leggere il saggio Buying Myself Back

È uscito sul New York Magazine un saggio scritto da Emily Ratajkowski che ruota intorno a temi come consenso, uso dell'immagine e corpo femminile. 

Nel testo intitolato Buying Myself Back, Emrata racconta bene il paradosso di essere una figura pubblica che ha dovuto fare i conti col vedere il proprio volto - e il proprio corpo - ovunque, anche dove non pensava possibile, o legale. "Mi sono abituata più a vedermi attraverso l'obiettivo di un paparazzo che davanti allo specchio. Ho imparato che la mia immagine, il mio riflesso, non è mio", scrive Ratajkowski. 

Da una parte infatti c'è la causa intentata da un paparazzo contro la modella, che aveva utilizzato un'immagine del fotografo, che ritraeva la modella fuori da casa sua, senza il suo consenso in una IG Story. Dall'altra ci sono tre vicende tutte molto simili che testimoniano la situazione kafkiana in cui si trova l'attrice di Gone Girl. Oltre ad essere stata vittima di un hacker che aveva pubblicato le foto private che aveva inviato al fidanzato dell'epoca, la modella racconta della serie di opere di Richard Prince intitolate Instagram Paintings. L'installazione dell'artista comprendeva lo screenshot di un post IG di Ratajkowski con il commento dello stesso Prince, poi stampato su un'enorme tela. L'immagini postata da Emrata era un estratto dal suo primo shooting per Sports Illustrated, per cui era stata pagata circa $150 dollari. Nonostante il quadro costasse 80mila dollari, e all'epoca Emrata non avesse la fama e le entrate che ha oggi, una parte di lei ebbe l'urgenza di entrare in possesso di quell'opera. Dopo la rottura col fidanzato dell'epoca, che aveva contribuito all'acquisto del pezzo di Prince, Emrata si trovò costretta a ricomprare lo stesso quadro, pur di non lasciarlo nelle mani dell'ex. 

Mi piaceva l'idea di iniziare a collezionare opere d'arte, e quelle di Prince mi sembravano un buon investimento. Ma più di tutto non riuscivo a immaginare di non avere alcun diritto su qualcosa che era appeso in casa mia. [...] Tutti questi uomini, alcuni dei quali ho conosciuto in modo intimi, altri li ho solo incontrati, stavano discutendo di chi dovesse possedere un'immagine di me. Stavo considerando le mie opzioni quando mi sono resa conto che il mio ex, con il quale stavo da tre anni, aveva un'infinità di foto di me nuda sul suo telefono. 

Ma il resoconto più inquietante che fa Emrata nel saggio è quello che riguarda uno shooting avvenuto nel 2012 nelle Catskills, a casa del fotografo Jonathan Leder. Spinta dalla sua agente, Emrata aveva accettato di partecipare a questo shooting non pagato per un magazine cartaceo che non aveva mai sentito nominare, per farsi un nome nel settore e conoscerne i professionisti, una prassi comune nell'industria, soprattutto per le modelle emergenti. 

 Quando appoggiò sulla sedia della cucina un completo di lingerie vecchio stile, inizia a comprendere che tipo di ragazza volesse che fossi. La mia agente non mi aveva detto che il servizio sarebbe stato in intimo, ma non ero preoccupata, avevo fatto decine di shooting in lingerie prima di allora. 

Dopo aver cenato insieme alla make-up artist ingaggiata per lo shooting, Leder iniziò a scattare diverse Polaroid a Ratajkowski in lingerie, ma non essendo soddisfatto del risultato, e dopo qualche altro bicchiere di vino, passarono alle foto di nudo

Ero stata fotografa nuda decine di volte prima di allora, sempre da uomini. Molti fotografi e agenti mi avevano detto che il mio corpo era ciò che mi distingueva da tante mie colleghe. Il mio corpo era come un super potere. Ero sicura di me quand'ero nuda, coraggiosa e orgogliosa. 

Qualche mese dopo, una piccola selezione di immagini scattate quella sera venne pubblicata sul magazine in questione. Fu solo qualche anno dopo che Emrata, raggiunta al telefono da vari giornalisti, venne a sapere che Leder era in procinto di pubblicare un libro fotografico intitolato semplicemente Emily Ratajkowski che conteneva le immagini di quella sera non ancora pubblicate, le più volgari ed esplicite. Non servirono a nulla le azioni legale intraprese da Emrata e dai suoi avvocati, nonostante avessero provato che nel contratto firmato dalla modella e dalla sua agente fosse scritto esplicitamente che le immagini avevano come destinazione d'uso solo il magazine in questione, e nient'altro. Non solo la mostra dedicata alle immagini contenute nel libro fu presa d'assalto il giorno dell'apertura a New York, ma Leder usò le altre fotografie di quella sera per mettere insieme altri due libri. 

Negli ultimi anni Ratajkowski si è ritagliata una posizione nuova all’interno del dibattito culturale americano, facendosi paladina dei diritti delle donne durante le Women’s March, attaccando apertamente Harvey Weinstein, diventando un’aperta sostenitrice di Bernie Sanders alle primarie democratiche. Questo essay aggiunge un nuovo tassello al suo curriculum, forse il più profondo, quello in cui si mostra più vulnerabile. Non c’è solo la denuncia di una presunta molestia da parte di Leder, ma c’è soprattutto una riflessione più profonda sulla sua identità di donna, abituata a mostrare il proprio corpo, a suo agio nella sua nudità e nell’essere fotografata, ma che non è tutelata in nessun modo nell’utilizzo che di quelle foto viene fatto, soprattutto senza il suo consenso. 

Nei commenti sotto al post del New York Mag, così come in quelli sotto al post di @emrata, sono moltissimi quelli che sostengono che sostanzialmente Emily stia facendo troppo rumore per nulla, quando è lei per prima a pubblicare immagini in lingerie o nuda sul proprio profilo IG. Ma è proprio qui che risiede il nodo della questione: è Ratajkowki stessa a decidere cosa pubblicare, cosa mostrare, quando e a chi, almeno per quanto riguarda le sue piattaforme. Leakare le sue foto intime, pubblicare senza il suo consenso diversi libri che la ritraggono nuda, realizzare un'opera d'arte a partire da una sua immagine, sono tutte violazioni della sua privacy, continue appropriazioni del suo corpo, che per quanto ormai famoso e desiderato, resta suo e soltanto suo.