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Tutti i buoni propositi sulle relazioni che non rispetteremo dopo il lockdown

Dopo grandi dichiarazioni e tanto romanticismo, siamo pronti a tornare gli insensibili di prima

Tutti i buoni propositi sulle relazioni che non rispetteremo dopo il lockdown Dopo grandi dichiarazioni e tanto romanticismo, siamo pronti a tornare gli insensibili di prima

Storicamente c’è un giorno all’anno in cui le app di dating registrano un picco nel numero di nuovi iscritti, così come un aumento sensibile nel numero di messaggi scambiati. Di solito quel giorno è la prima domenica dell’anno. Ancora ubriachi dai festeggiamenti del Capodanno, animati da irrealizzabili buoni propositi e dall’obiettivo di dare uno scossone alla propria vita sentimentale, la soluzione per molti sembra risiedere proprio in quei siti. 

Qualcosa di simile, ma in proporzioni ancora maggiori, si è verificato lo scorso 22 marzo (secondo quanto riportato da Meetic), quella che per molti è stata una delle prime domeniche di lockdown. Nel momento esatto in cui ci è stato detto che per almeno un mese saremmo rimasti intrappolati tra le quattro mura di casa, con l’impossibilità di uscire per un drink o una cena, quello ci è sembrato il momento più indicato per iscriversi a un app di dating. Il pensiero che ci è balenato in testa è stato quindi: per almeno un mese sarà bloccato qui, tanto vale trovare un modo per distrarmi

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Se prima i profili dei possibili match li sfogliavamo con lo stesso entusiasmo con cui cambiamo canzoni su Spotify in metro la mattina, la quarantena ci ha dato il tempo di osservare e leggere meglio le schede che ci si presentavano davanti (facendoci sorgere non poche domande sul criterio e il metodo di selezione che usavamo nella nostra vita precedente). Abbiamo potuto fare il conto di quanti ragazzi hanno come immagine del profilo una loro foto in palestra e quante ragazze un selfie in costume, anche se per tutti resta molto gettonata la foto alla laurea, che aggiunge sempre un certo tono. Se nella vostra foto profilo siete ritratti con le braccia conserte, per mettere in mostra i muscoli, rigorosamente color latte, e una canottiera decorata dalla scritta Eat, Rave, Repeat, e vi chiedete come mai anche in questi due mesi non avete portato a casa nulla, questa è la risposta.
Per evitare di cancellare chat già avviate dopo aver dato una seconda occhiata alle foto del tipo (magari senza tre bicchieri di vino in corpo), abbiamo colto l’occasione per sfogliare con più calma i profili, prestando più attenzione a chi nella bio citava canzoni di Tommaso Paradiso, Vasco Rossi o Marracash e chi invece frasi di Fabio Volo, traendo le conclusioni del caso. Avevamo così tanto tempo libero a disposizione che la cura con cui ci siamo dedicati ai nostri profili online è stata la stessa che riserviamo al nostro CV su LinkedIn. 

Dopo chat infinite, con le dita doloranti e con l'intenzione di approfondire ulteriormente la conoscenza, molti si sono avventurati in lunghe telefonate, azione universalmente odiata, osteggiata, il più possibile evitata, soprattutto quando c’è da fare una prenotazione o prendere un appuntamento. Non è che siamo maturati davvero durante la quarantena? 
Ma non solo. Presi dall'entusiasmo e sicuri delle nostre mosse, abbiamo fatto e accettato inviti per uscire, chissà quanto saranno rispettati poi. Nev Schulman potrebbe girare una nuova stagione di Catfish con tutti gli appuntamenti promessi durante la quarantena. 

Nelle settimane di lockdown, durante quel ‘vale tutto’ cosmico in cui era lecito scrivere anche alla fidanzatina delle medie, nelle chat (quanto meno quelle di Meetic), esaurite le lamentele sulla situazione corrente e i consigli sulle serie Netflix da vedere, si è parlato soprattutto delle proprie emozioni. Ora, capisco la situazione, capisco che stiamo diventando adulti, ma c’è gente che davvero, nella vita reale, parla delle proprie emozioni? Mi rendo conto che la battuta con cui Aziz Ansari rompeva il ghiaccio con le ragazze in Master of None sia super inflazionata e nemmeno adatta al momento (Going to Whole Foods, want me to pick up anything?), ma forse l’ennesimo rewatch di The O.C. ha avuto le sue conseguenza negative (doveva accadere prima o poi). O forse invece per tutto questo tempo siamo stati noi i fessi, e condividere fin da subito le proprie emozioni e le proprie ansie è in realtà una mossa geniale, che assicura una vittoria senza se e senza ma? A quanto pare la quarantena ha diffuso un nuovo senso di galateo, sembra che per una volta, e per un breve lasso di tempo, abbiamo messo da parte gli appetiti sessuali e ci siamo dedicati alla conoscenza dell’altro - anche se per avere una conferma definitiva bisognerebbe dare un’occhiata anche ai dati di Tinder. 

Ma dove sono finiti tutti i messaggi inappropriati? Tutte quelle uscite degne di @tindernightmares? Siamo davvero diventate persone migliori in quarantena, persone che parlano dei propri sentimenti e dei propri desideri, che sognano una relazione seria alla fine della pandemia? Di certo mi sembra un ottimo proposito da sbandierare in chat, ma quanto è reale? 

Forse abbiamo sbattuto la testa, ci siamo risvegliati farfalle dopo anni passati come bruchi (alcuni persino vermi), è come se avessimo aspettato tutto questo tempo per diventare finalmente le brave persone che eravamo destinate ad essere. Tant’è che dopo il lockdown quello che ci aspettiamo sono solo autenticità e serietà nelle relazioni: a rigor di logica non dovremo più avere a che fare con casi di ghosting, messaggi senza risposta, bidoni dell’ultimo minuto, tradimenti non confessati, ma solo rapporti e conversazioni oneste su praticamente ogni cosa. Che mondo fantastico, romantico, un po’ frigido, ma bellissimo. Aah che sogno. Mettiamo a tacere quella vocina nella nostra testa che ci sussurra che tutto tornerà esattamente come prima della quarantena e riparliamone fra un mese, e vediamo come è andata.