
L'Ozempic ha reso alcune content creator ancora più pericolose Le procedure mediche non hanno bisogno di diventare un trend
Amy Kane ha 222mila follower su Instagram, 347mila su TikTok e le espressioni "weight loss" e "food freedom" in bio. Attraverso i suoi post, racconta il suo percorso di perdita di peso ottenuto tramite Ozempic (ma in realtà pare sia Mounjaro), che ha cambiato - sostiene - il suo corpo e la sua vita in meglio. Lo fa con un candore quasi imbarazzante, mostrando ad esempio la pelle "rimasta indietro" nel processo, gli interventi per rimuoverla, la convalescenza dopo l'intervento di "tummy tuck", il suo "Ozempic body". Mostra cosa compra, cosa mangia, dove va e come si muove nel suo nuovo corpo, si definisce una "cheater", quindi "barona" e se ne compiace. Si vanta di essere rinata, di mangiare snack poco sani anche se sotto cura di Ozempic non dovrebbe. È diventata una sorta di poster girl per questo tipo di cure. Nella sua bio decine di link affiliati per integratori e prodotti dietetici su cui guadagna una percentuale all'acquisto. Tutto regolare.
Le influencer dell'Ozempic (e del campo medico)
Non è certo la sola. Abbiamo già affrontato il problema dei chirurghi plastici influencer e dei content creator con il camice che parlano di skincare come fossero dermatologi, ma senza esserlo. Adesso, arriva anche quello dei content creator delle procedure mediche. Abbiamo le celebrities che fanno post sponsorizzati insieme a Prenuvo, che offre risonanze magnetiche total body per individuare problemi e masse critiche. A prezzi esorbitanti, naturalmente. Stiamo parlando di Kim Kardashian, Paris Hilton, Hilary Swank, Cindy Crawford. Ancora, vediamo ad esempio Bella Hadid, già appassionata di dump fotografici a tema medico, ingurgitare un milione di integratori e pillole a favore di telecamera dell'iPhone. Tutto questo può essere ricondotto - con le dovute differenze, target di riferimento e numero di persone coinvolte - a una tipologia di pubblicità che, anche se è regolamentata in teoria, non lo è nella pratica e nell'etica, e a una tipologia di content creator che la veicola e se ne fa megafono senza troppa responsabilità e consapevolezza, forse per la voglia di lucrare e di essere qualcuno online.
L'etica dei content creator è sul confine, come spesso accade
Avete presente quelle content creator che riescono a trasformare tutto - ma proprio tutto - in materiale da video social? Ci raccontano la loro giornata, cosa comprano al supermercato, cosa mangiano e a quali procedure mediche si sottopongono. Niente di male, se non fosse che la maggior parte del grande popolo di utenti sui social media non si rende conto di star assorbendo, passivamente, una promozione. E qui nascono i problemi. Mentre perdiamo i capelli, compriamo più mollettine e osserviamo le star sul red carpet dimagrire a vista d'occhio, loro monetizzano in un modo o nell'altro. Anche un personaggio come Amy Kane, che tecnicamente mostra "solo" il suo percorso, non fa altro che popolarizzare e normalizzare quello che non possiamo sapere (sappiamo solo quello che lei decide di mostrarci, la nostra visione del suo percorso è per forza di cose filtrata dalla sua) essere un percorso seguito dai medici, tenuto sotto controllo e regolare, facendo pensare a chi la segue che lo stesso percorso è possibile anche per loro. One size fits all.
La realtà dell'Ozempic e i danni che sta già facendo
L'Ozempic è un farmaco con definite e limitate applicazioni d'uso (in teoria, almeno) e con un numero molto elevato di contro indicazioni. Prenderlo come fosse un integratore, solo perché lo fa qualcun altro, solo perché ci sentiamo grasse senza esserlo davvero e per motivazioni psicologiche più che fisiche, potrebbe provocare dei problemi di salute molto gravi. Ce lo dicono casi come quello di Layla Taylor, star di The Secrets Lives of Mormon Wives, che ha rivelato di essere in cura per un disturbo alimentare molto insidioso, reso ancora più complesso dall'assunzione di farmaci dimagranti. C'è un problema di alfabetismo digitale. C'è, però, anche un problema di trasparenza e di controllo. Come può una paziente sponsorizzare la cura come se fosse un blush innovativo o un prodotto per la casa, come se fosse la sua categoria merceologica di content online? Come si può insegnare alle persone fragili a discernere e alle persone altrettanto fragili, ma più furbe, a non ergersi a esperti di niente?






















































