
Tutti abbiamo avuto una hallway crush Come la “cotta da corridoio” è diventata una delle esperienze più familiari per la Gen Z e i Millennial nella cultura popolare
Che si tratti delle scuole medie o del liceo, c’è un canon event che ci accomuna tutti: l’incontro con la hallway crush. Fino a qualche giorno fa non avrei saputo dargli un nome, ma anche stavolta TikTok ha sfoderato un nuovo neologismo che nasconde mondi tematici da esplorare. Una passeggiata per i corridoi dell’istituto, una pausa nel cortile con gli amici e ad un certo punto, ecco che il tempo si ferma. Lui inizia stranamente a camminare a rallentatore come in uno dei vostri romance preferiti ed il gioco è fatto. La timidezza però, regna sovrana, anche perché uno studente dell’ultimo anno difficilmente noterebbe una matricola (o almeno questo è quello che ci dicevamo). Non parlerete mai, forse non scoprirete mai neanche il suo nome, ma ogni volta che lo incontrate nei corridoi non potrete fare a meno di notarlo, finendo per idealizzare uno sconosciuto e ricordarlo persino 20 anni dopo. Bene, questa è l’esatta descrizione della “hallway crush”.
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Quando nasce il termine hallway crush o cotta da corridoio della scuola?
Le prime definizioni caricate su Urban Dictionary risalgono a metà degli anni 2000. Veniva descritta proprio come “una cotta per qualcuno che vedi ogni giorno in corridoio o a scuola, ma con cui non segui nessuna lezione o non hai mai scambiato una parola; non hai modo di comunicare o ci provi ma fallisci”. Il fascino della cotta da corridoio era proprio il mistero, un’indagine alla Sherlock Holmes dove la nostra migliore amica vestiva i panni di Watson. Negli anni ’90, l’unico modo per scoprire qualcosa sulla propria hallway crush era corrompere un compagno di classe o sbirciare il registro cartaceo durante la ricreazione. Nei primi anni 2010, la timidezza ha trovato un alleato inaspettato: l’anonimato digitale. I detective avevano nuovi strumenti all’avanguardia che prendevano il nome di Ask.fm e, poco più tardi, Tellonym. Delle piattaforme che avevano il ruolo di veri uffici informazioni delle scuole medie e superiori. Pur avendo un mezzo per comunicare, la distanza rimaneva invariata: ci si esponeva senza mai mostrare davvero il volto, conversavamo (indirettamente) su una bacheca pubblica, così da alimentare il castello di idealizzazioni che rende il fenomeno memorabile e, a tratti, struggente. Oggi, si è persa un po’ quella magia vista la facilità disarmante con cui riusciamo a mappare l’esistenza di chiunque. Nell’ecosistema dei social attuale, l’anonimato è diventato quasi un’eccezione anche se fenomeni come i gruppi spotted di Instagram (dove gli utenti inviano segnalazioni anonime per rintracciare o fare complimenti a persone incrociate casualmente in un luogo specifico) continuano a resistere.
La hallway crush nel panorama della cultura pop
Tra il 2010 e il 2015, l’estetica della cotta segreta e dei corridoi scolastici è diventata un pilastro dei blog per adolescenti. Oggi, insieme a “enemies to lovers”, è uno dei tropi narrativi più apprezzati in letteratura e nelle sceneggiature di film e serie TV. Ovviamente, questo espediente viene utilizzato all’inizio del racconto per creare un senso di tensione, ma i protagonisti, in un modo o nell’altro, riescono a parlarsi, anche se con grande difficoltà. Un esempio perfetto è la celebre serie cinematografica Netflix Tutte le volte che ho scritto ti amo. Prima che le lettere vengano spedite, alcune delle cotte di Lara Jean sono proprio cotte da corridoio o ragazzi che lei osserva da lontano idealizzandoli. Nel film, vengono rappresentati visivamente benissimo i momenti in cui lei vede Peter Kavinsky camminare nei corridoi al rallentatore, circondato da un’aura di perfezione inarrivabile. Ma pensiamo alle serie cult: Dean e Rory in Una mamma per amica rappresentano appieno questo concetto. Dean era il nuovo ragazzo che la osservava da lontano nei corridoi della scuola di Stars Hollow, studiandone i movimenti e i libri che leggeva, mentre Rory viveva quel misto di soggezione e curiosità tipico di chi incrocia uno sguardo magnetico tra una lezione e l’altra. Narrativamente funziona, perché il lettore\spettatore si immedesima nell’ansia della protagonista e nel fallimento comico dovuto agli svariati tentativi di comunicazione. Facendo scrolling su TikTok, compaiono diversi tutorial per rompere il ghiaccio e uscire dal limbo del “no contact” ed esiste persino una pagina dedicata su WikiHow. C’è chi propone di usare la psicologia e i sensi: indossare colori accesi come il rosso per risaltare tra la folla, scegliere un profumo “signature” alla vaniglia per farsi ricordare e padroneggiare l’arte del doppio eye-contact nei corridoi. La strategia suggerita è un mix di mistero e audacia: fare un complimento fugace, porre una domanda banale sull’orario per poi sparire subito dopo, lasciando l’altro con il dubbio. Dall’altra parte, invece, c’è chi ha preferito mantenere il mito dell’anonimato, consacrando la hallway crush al destino di figura evanescente. Voi che cosa ne pensate? Ricordate ancora la vostra hallway crush?

























































