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Dobbiamo smettere di fare foto con lo smartphone?

Una macchina fotografica digitale aiuta a concentrarsi sulla realtà

Dobbiamo smettere di fare foto con lo smartphone? Una macchina fotografica digitale aiuta a concentrarsi sulla realtà

Ho sempre avuto una grandissima fascinazione per la fotografia, ma non mi sono mai dedicata abbastanza all'arte fotografica da abbandonare il mio fidato iPhone: sempre in tasca, snello, poco ingombrante e pronto in ogni momento a immortalare i miei angoli preferiti. Adesso, in circostanze fortuite, mi è caduta dal cielo tra le mani una macchina fotografica vera. Una mirrorless, per essere esatti. Digitale, certo, ma da imparare a gestire. È grossa e scomoda, ha mille rotelle da muovere per gestire la luce, il focus, la profondità di campo e chissà che altro. Soprattutto, mi costringe ad adattare la realtà ai miei occhi, e non il contrario. È una bella sfida, ma ne vale la pena, anche per ragioni inaspettate.

Macchina fotografica vs smartphone, i numeri

Inutile dirlo: quando si tratta di foto non professionali scattate da non professionisti, lo smartphone domina su qualsiasi altro strumento o modalità di cattura dell'immagine. Secondo uno studio di Passport Photo Online, ad esempio, entro il 2024 il numero globale di utenti di smartphone raggiungerà un valore stimato di 7,4 miliardi di persone, con un previsto aumento a quasi 7,5 miliardi entro la fine del 2025. In contemporanea sempre meno persone acquistano macchine fotografiche digitali o analogiche, e le spedizioni globali di fotocamere dai membri della CIPA (Camera & Imaging Products Association) sono crollate da oltre 115 milioni nel 2011 a 8 milioni nel 2022. Impressionante anche la quantità di foto che scattiamo, sempre grazie ai nostri fedeli smartphone. Si parla di 6 immagini al giorno in media, 2795 foto nella galleria del telefono e 92 milioni di selfie al giorno nel mondo.

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Apprezzare le piccole gioie passa anche dalla fotografia digitale

Le abitudini di noi persone munite di smartphone e sempre di corsa, infatti, ci portano - quando vediamo il mondo attraverso la fotocamera di un telefono, che fa tutto in automatico e corregge ogni difetto, adattandosi in un attimo alle condizione pre-esistenti - a scattare senza pensarci troppo. In questo modo, le foto si moltiplicano senza controllo, diventando decine, centinaia, migliaia. Alcune vengono postate e scambiate (forse anche stampate, nel migliore dei casi) altre si perdono in quella grande camera delle necessità che è la galleria del nostro telefono, dimenticate, date per scontate. Un approccio digitale o analogico, dall'altra parte, ci obbliga a concentrarci, ad osservare le condizioni di luce, a cercare di gestirle, ad adattarci alla realtà, osservandola a fondo e magari anche godendocela da un punto di vista diverso. Interessante, no?

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E la fotografia analogica?

Ancora più impegnativa diventa la fotografia quando è analogica, e non stiamo parlando delle adorabili polaroid. Non solo, almeno. Intanto ci vuole la pellicola, e che sia del formato giusto. Poi bisogna trovare uno studio fotografico che si occupi dello sviluppo. I costi si alzano, diventa un processo più elitario. Nulla di male a preferire l'iPhone, anzi. Dal punto di vista estetico e di scelta visiva, però, le foto analogiche sono tornate in grande stile. Scansionate e postate su Instagram, appese alle bacheche di sughero di camera nostra, scambiate con le amiche rendono romantica anche un'uscita di gruppo attraverso la grana della pellicola e gli esperimenti, a volte, poco riusciti, bruciati, troppo chiari o troppo scuri. Forse è anche una questione di controllo, che non possiamo esercitare sulla realtà attraverso l'obiettivo di una macchina senza schermo, che ci impone un pensiero: quello della pellicola, della materialità, dell'immagine catturata. Ne varrà la pena? Che sia una passione duratura o meno, quello per imparare qualcosa di nuovo non è mai tempo sprecato.