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La generazione della svolta: i volti del calcio femminile italiano

Sara Gama, Barbara Bonansea, Ilaria Mauro, Alia Guagni e Alice Parisi sono le protagoniste del cambiamento

La generazione della svolta: i volti del calcio femminile italiano Sara Gama, Barbara Bonansea, Ilaria Mauro, Alia Guagni e Alice Parisi sono le protagoniste del cambiamento
Fotografo
Laurent Bentil

Si apre con il claim Don’t Change Your Dream. Change The World l’evento Nike che ha visto protagoniste le atlete che stanno rivoluzionando il panorama del calcio femminile italiano. Nella cornice del Nike Store in Corso Vittorio Emanuele II a Milano, il gigante dello sportswear mondiale ha voluto dedicare una giornata alle donne che stanno scrivendo la storia del calcio femminile. 

Sara Gama, Barbara Bonansea, Ilaria Mauro, Alia Guagni e Alice Parisi si sono definite la generazione della svolta: è anche grazie a loro se negli ultimi anni è cambiata radicalmente la percezione del calcio femminile, nonostante persistano ancora alcuni pregiudizi e preconcetti. Insieme alle calciatrici era presente il Campione del Mondo Gianluca Zambrotta, fonte d'ispirazione per intere generazioni. 

Durante l'evento, Zambrotta e le calciatrici hanno raccontato dei loro inizi nel mondo del calcio e del percorso che li ha portati ad essere dove sono oggi. Per tutti il calcio è sempre stato lo sport più amato, quello che li faceva divertire di più, quello che sognavano di praticare fin da bambini, partendo dal cortile di casa e dall'oratorio per arrivare all'Allianz Stadium e al Franchi. Una passione viscerale quindi, più forte degli stereotipi e dell'obiettiva mancanza di grandi punti di riferimento all'interno del mondo del calcio femminile - Sara Gama ripete spesso che non ha mai avuto nessuno modello, così ha deciso di diventare il modello di sé stessa. Il calcio femminile sta vivendo un momento di popolarità e attenzione mediatica senza precedenti - destinata a crescere ulteriormente con l'avvicinarsi dei Mondiali di giugno: ciò che le calciatrici ospiti dell'evento Nike si augurano è che la loro fama possa ispirare tutte quelle ragazzine che vogliono giocare a calcio, ma che si sentono dire troppo spesso che il pallone è uno sport per maschi. 

A trainare il cambiamento nel calcio femminile in prima linea troviamo Barbara Bonansea.
Classe 1991, Bonansea è cresciuta nelle giovanili del Torino, per poi trascorrere cinque anni al Brescia. Nell'estate del 2017 passa alla neonata Juventus Women, rifiutando un ingaggio stellare con il Lione, portando a casa due scudetti di fila e una Coppa Italia, collezionando 21 presenze in campionato e 13 gol. 
E' suo il gol decisivo nella partita contro il Portogallo che sancisce la storica qualificazione della Nazionale italiana ai Mondiali di calcio di quest'anno

Abbiamo colto l'occasione per fare qualche domanda all'attaccante della Juventus e della Nazionale, ecco cosa ci ha raccontato. 

#1 Qual è il tuo primo ricordo legato al calcio?

Ho iniziato giocando nel cortile di casa con mio papà e mio fratello, che ha tre anni in più di me, che già giocava a calcio. Mio papà aveva questa passione quindi mi divertivo con loro e andavo sempre a vedere gli allenamenti di mio fratello. Un giorno l’allenatore mi disse ‘Ma invece di star lì a guardare entra anche tu a giocare con noi’. È iniziato tutto così. 

 

#2 Citi spesso come tuo punto di riferimento nel mondo del calcio Cristiano Ronaldo. Cosa ti ispira così tanto di lui?

Ronaldo è diventato un mio modello un po’ per caso. Guardo ovviamente un sacco di partite: quando perse la finale dell’Europeo contro la Grecia piangeva disperato, e io pensai che quel ragazzo avesse qualcosa di particolare, e da lì ho iniziato a seguirlo. Questo succedeva 13 o 14 anni fa, da lì in poi ho visto crescere un atleta pazzesco, testardo, uno che continua sempre a provare, a segnare, a far vincere la sua squadra. È uno degli atleti più forti al mondo.

 

#3 Nella tua carriera ci sono stati momenti in cui hai pensato di mollare, che non ce l’avresti fatta?

Sono stata fortunata, non ho mai avuto momenti così. Sicuramente ci sono stati periodi più brutti, ma in generale sono una persona molto positiva. Magari i momenti brutti erano le sconfitte o un piccolo infortunio, però sono sempre stata molto tranquilla. La mia famiglia mi è sempre molto vicina e finora sono riuscita a raggiungere quello che volevo.

#4 Qual è la cosa che ti da più fastidio sentire sul calcio femminile?

Ci sono un po’ di cose che sento e che mi danno un po’ fastidio, come ‘Il calcio è uno sport per maschi’, ‘Cosa vuoi far la calciatrice a fare’, ‘Ma il campo è lo stesso?’, ‘Anche le porte sono uguali?’… Tutte cavolate che non mi piacciono, ma che non mi toccano più di tanto perché amo quello che faccio. Il più delle volte non rispondo nemmeno ad affermazioni di questo tipo, sorrido e me ne vado.

 

#5 Hai la sensazione di trovarti in un momento storico non solo per il calcio, ma per tutto lo sport femminile?

Assolutamente sì. Tutto questo qualche anno fa non ce lo aspettavamo nemmeno, così come poter giocare all’Allianz Stadium pieno di spettatori venuti per noi. È sicuramente un momento storico, ma è anche un punto di partenza affinché le cose crescano. Sono molto contenta di viverlo e sono molto contenta per tutte le ragazzine che ci guardano e ci seguono. Spero sia un punto di partenza per tutto lo sport femminile, non solo il calcio.