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Il futuro dello skate è donna

Abbiamo incontrato Lucy Adams, Amy Ram, Shani Bru e Helena Long durante il Vans Girls Skate Camp

Il futuro dello skate è donna Abbiamo incontrato Lucy Adams, Amy Ram, Shani Bru e Helena Long durante il Vans Girls Skate Camp

Da tempo nss magazine segue con interesse l’evoluzione della scena skate femminile, non solo incontrando alcuni dei suoi esponenti più illustri, prima fra tutti Lizzie Armanto, ma raccontando anche delle pioniere che hanno cambiato questo sport, come Peggy Oki ed Elissa Steamer. Sabato 6 aprile abbiamo avuto l’occasione di partecipare nuovamente al Vans Girls Skate Camp, l’evento targato Vans che promuove la diffusione e il riconoscimento dello skateboarding femminile, un’iniziativa che nel corso degli ultimi anni si è fatta testimone in modo fedele e puntuale dell’enorme crescita e dell’inedita attenzione che questo sport sta vivendo. Lo skateboarding femminile non è mai stato così praticato, raccontato e apprezzato.

All’interno del Pinbowl Skatepark di Pero si sono radunate decine di persone tra giovani ragazze, donne, bambini, ma anche uomini e teenager, tutti con la voglia di cimentarsi sulla tavola, chi per la prima volta, chi come allenamento quotidiano. Nel corso della giornata era possibile prendere parte a lezioni di skate di gruppo, con insegnanti qualificati che spiegavano le basi dello sport, assistere a vere e proprie lezioni con tanto di lavagna e banchi di scuola sui diversi tipi di tavola e di rampe, aree dove personalizzare T-shirt e skate, e una zona super girly dove poter farsi fare le unghie dalle ragazze del salone Bahama Mama. Elenia Beretta, artista e skater based a Berlino, ha esposto i suoi disegni, mentre le Bastarde Senza Gloria, collettivo di skater donne provenienti da ogni parte d’Italia, ha personalizzato T-shirt e dato lezioni di skate. L’atmosfera era molto rilassata – come è tipico di ogni evento Vans – ed è stato centrato l’obiettivo di dare vita ad uno spazio sicuro in cui bambine e giovani ragazze potevano salire sullo skate per la prima volta senza paura di essere giudicate, ma con la certezza di essere aiutate e supportate.

Per farci raccontare ancora meglio quanto lo skateboard femminile stia vivendo un momento magico senza precedenti, abbiamo incontrato quattro delle più importanti skater al mondo, volti del progetto Vans Vanguards: Lucy Adams, Amy Ram, Helena Long e Shani Bru. Quattro atlete con storie e caratteristiche diverse, ma accomunate tutte da una tenacia e da una forza di volontà rare, necessarie per distinguersi e farsi un nome in un’industria per lungo tempo a forte dominanza maschile. Le Olimpiadi di Tokyo del prossimo anno vedranno inoltre lo skateboard diventare uno sport olimpico per la prima volta, un evento storico, che cambierà la percezione dello skate nel mondo, nel bene e nel male.

Lucy Adams

@lucyadamsskate

Originaria del West Sussex, fa skate dal 1997, è stata una delle prima donne della scena skate inglese, è una vera pioniera e veterana di questo sport, che ha visto crescere nel corso degli anni, aprendosi progressivamente ad un pubblico femminile.

Ho iniziato a fare skate a 13 anni, dopo che vidi che avevano costruito delle nuove rampe dove dei ragazzi riuscivano a fare trick incredibili. Ho chiesto a mio papà di comprarmi uno skate, e così è iniziato tutto. In realtà tecnicamente non sono ancora una professionista, ed è questa la vera sfida per me: avere un lavoro a tempo pieno che mi permetta di guadagnare abbastanza soldi, ma riuscire comunque a viaggiare con la mia tavola. La differenza principale tra skater maschi e femmine per ora resta lo stipendio e il montepremi che ricevono durante le competizioni. Siamo noi a dover fare qualcosa per cambiare questa situazione. Se siamo ad una gara e ci rendiamo conto che c’è differenza nel premio, non dovremmo andarci. Non ne abbiamo bisogno. Spesso se un’agenzia sta cercando una skater per una pubblicità e io dico no perché la paga non è adeguata, un’altra ragazza dirà di sì perché vuole quella foto sulla sua pagina Instagram. Dobbiamo educare tutti in questo senso, dobbiamo essere uniti per fare in modo che le cose cambino.
Quando ho iniziato c’era qualche skater donna, penso ad Elissa Steamer, che ho visto nei video di Toy Machine, ma per il resto come punti di riferimento avevo i ragazzi che frequentavano il mio stesso skate park, erano loro la mia ispirazione a fare sempre meglio.

Eventi come questi sono importantissimi perché assicurano alle ragazze, giovani e meno giovani, uno spazio sicuro e un’atmosfera amichevole in cui mettersi in gioco.

Ora con i social media, soprattutto Instagram, è cambiato tutto. Se voglio seguire solo ragazze che fanno skate posso farlo. Se ci fai caso poi il 99% dei brand di skate ha un’immagine prevalentemente maschile, e questo è un altro aspetto che deve cambiare. Vedono altre ragazze che fanno skate e pensano ‘Se lo fa lei posso farlo anche io’, mentre allo skate park vedi gli altri ragazzi e dici ‘No, non sono in grado di fare quello che fanno loro’.
Quando faccio skate indosso sempre scarpe Hi-Tops, mi piace come mi stanno e mi piace il supporto che danno alla caviglia. Per il resto indosso molti item colorati, odio il nero.
Sono a capo della squadra di Skateboarding del Regno Unito quindi per me le Olimpiadi di Tokyo saranno un evento importantissimo. Stiamo cercando di radunare quanti più skater possibili, i fondi stanziati dal governo serviranno a dare vita a più strutture e spazi in cui fare skate. Sono molto fiduciosa.

Amy Ram

@amy_ram

Amy inizia a fare skate a 11 anni per poi fermarsi e riprendere più di 10 anni dopo riscoprendo una passione che va al di là delle competizioni e della voglia di vincere, ma che riguarda invece il miglioramento di sé, la sfida con sé stessi, la voglia di superare sempre i propri limiti.

Spesso allo skate park ero l’unica ragazza, ma non ci facevo caso, perché tutti i ragazzi erano miei amici, il che ovviamente è una cosa molto positiva.
Non avevo nessun modello di riferimento crescendo, e credo che la cosa abbia giocato in mio favore, perché ho potuto sviluppare un mio stile, da sola, senza influenze esterne. Oggi non mi ritengo un modello, ma spero che le ragazze guardandomi possano rendersi conto che c’è un alto livello a cui possono aspirare, che ci sono ragazze in grado di fare skate bene e con stile.
I social media hanno sicuramente avuto un impatto sullo sport, sia negativo che positivo. Da una parte mostra sia skater esperte che emergenti, e mette in luce tipi diversi di skate, e può quindi diventare una fonte d’ispirazione per le ragazze che stanno iniziando. D’altra parte però i ragazzi passano molto più tempo al telefono di quanto facciano sulla tavola, voler filmare i trick può diventare una distrazione. Quando faccio skate devo essere comoda, indossare vestiti che mi permettano di esprimermi al meglio sulla tavola, di solito pantaloni Dickies e Vans.

Lo skate è più di uno sport, è uno stile di vita. Mi accompagna da tutta la vita. E' uno sport libero, che puoi fare ovunque e quando vuoi. Tutto ciò di cui hai bisogno è la tavola.

Si parla molto delle Olimpiadi, io sicuramente non gareggerò. Credo che avrà sia conseguenze positive che negative per lo sport. Sicuramente aiuterà la popolarità dello sport, non so se per un buon motivo però. I genitori vedranno le medaglie e vorranno vedere anche i loro figli vincerle, ma lo skateboarding per me non riguarda vincere medaglie o gareggiare. La competizione è una parte marginale dello sport, è un’attività personale, individuale. Penso che molte persone si appassioneranno per i motivi sbagliati. Lo skate è più di uno sport, è uno stile di vita. Mi accompagna da tutta la vita. Lo skateboarding non dovrebbe mai significare gare o soldi, è uno sport libero, che puoi fare ovunque e quando vuoi. Tutto ciò di cui hai bisogno è la tavola.

Shani Bru

@shanibru

20 anni, francese, è la più giovane delle quattro, e si trova quotidianamente a dover bilanciare gli impegni legati allo skate con la sua carriera universitaria, ma non per questo non cercherà di qualificarsi alle prossime Olimpiadi.

Ho iniziato a fare skate circa sei anni fa, allo skatepark della mia città con i miei amici. Ci sono andata un giorno, e subito quello dopo, e quello dopo ancora. È stato amore a prima vista.
Per me non era un problema essere l’unica ragazza, gli altri ragazzi erano miei amici, dividevamo tutto la stessa passione per lo sport. Quando ci sono tornata circa tre anni fa, però, il park era pieno di ragazze e la cosa mi ha reso molto felice! Anche i ragazzi che prima pensavano che le donne non fossero in grado di andare sulla tavola sono stati costretti a ricredersi, ormai è una cosa normale vedere una ragazza sullo skate.

Alle Olimpiadi tutti vedranno che le donne sanno fare skate. Il mondo vedrà cosa siamo in grado di fare.

Eventi di questo tipo sono molto importanti perché iniziare a fare skate è difficile per tutti, non solo per le ragazze. Questo tipo di lezioni e di eventi permettono alle ragazze di imparare le basi, di prendere confidenza con lo skate e in generale di sentirsi più sicure di sé, pronte ad avventurarsi in uno skate park pieno di ragazzi. All’inizio può essere importante essere circondati da ragazze, ma alla fine si tratta solo di persone con la stessa passione.
Mi piace vestirmi molto colorata, di solito abbino i miei outfit alle mie unghie, e le mie calze alla mia T-shirt. Per me è importante sentirmi bene e bella quando faccio skate, voglio andare sulla tavola e sentirmi meravigliosa.
Faccio parte della squadra francese e spero di qualificarmi per le Olimpiadi. Sarà un evento storico, che aiuterà a considerare lo skate femminile allo stesso livello di quello maschile, e allo stesso modo le skater donne. Tutti vedranno che le donne sanno fare skate. Il mondo vedrà cosa siamo in grado di fare.

Helena Long

@helenalegslong

27 anni, cresciuta facendo skate per le strade inglesi, bilancia da sempre la sua passione per la tavola con quella per la musica, un’inclinazione artistica che si riflette anche sul suo stile sullo skate.

La sfida maggiore che ho dovuto affrontare sono stati i miei numerosi infortuni, e in generale riuscire a destreggiarmi tra lavoro, scuola, università e la voglia di fare skate.
Solo recentemente è diventato normale vedere ragazze allo skate park. Oggi le donne sono generalmente accettate in questo sport, ma credo ci siano ancora dei preconcetti sull’aspetto e sulle abilità delle skater.
I miei punti di riferimento sono sempre stati e saranno sempre gli amici con cui faccio skate. Spero di essere un modello per tutti coloro che vogliono iniziare a fare skate per la gioia che regala questo sport. Personalmente mi ritengo semplicemente una skater, ma credo sia importante sottolineare che le donne e le comunità non-binarie hanno comunque un ruolo in questo sport.

Mi è capitato spesso di essere l’unica donna in un gruppo di skater, ma i ragazzi sono sempre stati molto aperti e di supporto nei miei confronti.

Credo che i social media siano responsabili della grande visibilità che lo skateboarding femminile sta vivendo.
Indosso tutto ciò che trovo comodo, e che sia duraturo, che resista alle mie cadute. Mi piacciono molto i pantaloni dal taglio dritto. E non esco mai senza un bel paio di calze.
Il debutto dello skate alle Olimpiadi introdurrà un nuovo aspetto nella comunità. Verrà senza dubbio considerato più come uno sport per cui gareggiare per una medaglia, e forse non verrà preso in considerazione il suo aspetto più creativo, connesso all’arte e alla musica.

Words Cecilia Caruso

Photography Stefano Ciriello